Reclutamento docenti, cosa cambia: 60 Cfu all’Università per accedere al concorso semplificato

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Si attendono novità per quanto riguarda il reclutamento dei docenti a partire dal prossimo anno: la riforma, prevista dal Pnrr, punta a costruire un percorso che inizia dall’Università e arriva in cattedra dopo aver superato un concorso semplificato.

La Riforma del Pnrr

Il Ministero dell’Istruzione, sul sito dedicato PNRR ISTRUZIONE, spiega che l’obiettivo del nuovo reclutamento  è determinare un significativo miglioramento della qualità dei percorsi educativi, per offrire a studentesse e studenti sempre migliori livelli di conoscenze, capacità interpersonali e metodologico-applicative, nonché coprire con regolarità e stabilità le cattedre disponibili con insegnanti di ruolo.

La formazione e la sperimentazione con metodologie innovative consentiranno inoltre un processo di selezione basato non solo sul livello di conoscenza ma anche sui metodi didattici acquisiti e sulla capacità di relazionarsi con la comunità educativa.

Una volta approvata la riforma è previsto il reclutamento, attraverso il nuovo sistema, di 70.000 docenti entro il 2024.

La timeline

2022

Adozione riforma

2024

Reclutamento di 70.000 docenti con nuovo metodo.

Istruzione e Ricerca: stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro (30,9 miliardi dal Dispositivo RRF e 1 dal Fondo) con l’obiettivo di rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

PNNR [PDF]

MONITORAGGIO [PDF]

 

Lauree abilitanti per tutti coloro che vogliono accedere alla professione docente

Per diventare insegnante nei prossimi anni bisognerà abilitarsi, ovvero si dovranno acquisire 60 crediti universitari nel settore pedagogico. Di questi però, 24 dovranno essere ottenuti tramite tirocinio, per dare un “primo assaggio” pratico alla professione docente.

Questo vuol dire, in parole povere, che chi frequenta l’università per diventare insegnante dovrà acquisire obbligatoriamente questi crediti. E a ben vedere, questo strada sarebbe una sorta di continuazione del progetto delle lauree abilitanti nelle professioni sanitarie, recentemente approvato dal Parlamento.

Per la scuola secondaria significherebbe dare un percorso già indirizzato verso la docenza, sulla falsariga di quanto avviene con la scuola primaria e dell’infanzia, dove per accedere ormai è necessario avere la laurea in scienze della formazione primaria, che è già titolo abilitante per accedere ai concorsi o iscriversi in graduatoria.

In seguito, chi avrà ottenuto l’abilitazione con i 60 crediti potrà accedere ad un concorso semplificato, anche nell’ottica della riforma dei concorsi pubblici voluti dal Ministro della Pubblica amministrazione Brunetta.

Un concorso che dovrebbe essere strutturato con una sola prova scritta a risposte chiuse.

Chi supera il concorso passerà all’anno di formazione e prova, che prevede una valutazione finale. Se questa risulterà essere positiva si avrà la conferma in ruolo.

Ipotesi precari

Quello che per il momento appare un rebus è la soluzione per i docenti precari: secondo quanto si apprende per i supplenti con servizio alle spalle, in tema di abilitazione, si parla di uno sconto di crediti, ovvero si eliminerebbe il tirocinio, andando a raggiungere in totale dunque 36 crediti.

INFOGRAFICA

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