Reclutamento Dirigenti scolastici tra presente e futuro, quali alternative possibili

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red – Un viaggio-intervista tra il concorso, ormai in dirittura d’arrivo, e le possibili alternative all’attuale sistema di reclutamento dei dirigenti. Daniela Sala a colloquio con Giorgio Rembado, presidente Associazione Nazionale Dirigenti ed Alte Professionalità della Scuola.

red – Un viaggio-intervista tra il concorso, ormai in dirittura d’arrivo, e le possibili alternative all’attuale sistema di reclutamento dei dirigenti. Daniela Sala a colloquio con Giorgio Rembado, presidente Associazione Nazionale Dirigenti ed Alte Professionalità della Scuola.

Quali notizie avete circa le nomine dei dirigenti scolastici e quale situazione si prospetta da settembre?

Il Ministero dell’Economia ha autorizzato le regioni che hanno finito le procedure di selezione a procedere con le nomine. Ma in secondo luogo la questione più rilevante è la posizione presa dal presidente del Consiglio di Stato e di cui il collegio dovrà tener conto riguardo alla sentenza di annullamento del concorso emessa del Tar della Lombardia. Il Consiglio di Stato ha infatti riaperto il concorso e questo significa che anche in Lombardia la direzione regionale potrà procedere con le nomine. Si avvia insomma la conclusione di una procedura ancora una volta travagliata.

Quali effetti avrà per i dirigenti scolastici il dimensionamento scolastico, di cui tra l’altro la Corte Costituzionale ha dichiarato recentemente l’illegittimità?

Certamente anche questo provvedimento impatterà sulla distribuzione del servizio di istruzione e sulla realtà delle scuole e quindi, indirettamente, sui dirigenti. Mentre in passato c’era rapporto di assoluta identità tra il numero di edifici scolastici e quello dei presidi, ora abbiamo un migliaio di scuole che non avranno un dirigente ma un reggente. Per il futuro bisognerà avviare un confronto tra Stato e Regioni per superare i conflitti che ci sono stati.

L’Anp ha dichiarato che offrirà assistenza legale ai vincitori del concorso che si troveranno senza un posto di lavoro. Quali saranno invece i provvedimenti a favore dei dirigenti che avranno oltre al proprio incarico la reggenza?

Questo è un problema che in parte riguarda la formazione del dirigente: con il dimensionamento il dirigente si trova a dover gestire una scuola molto più ampia e questo di fatto cambia il profilo professionale a cui era legata la sua responsabilità. Chi poi si trova ad avere anche la reggenza passa da una funzione in cui la leadership educativa era esercitata direttamente nell’ambito della scuola a una situazione in cui prevale la delega ai collaboratori, un ruolo quindi in cui prevale l’aspetto gestionale-organizzativo.

Per capire la differenza basterebbe un numero: due anni fa il rapporto tra il numero di edifici scolastici e di dirigenti era di 4-4,5 a 1, ora è di 6-6,5 a 1.

E in questo senso quali saranno le conseguenze?

Ci sono conseguenze di carattere sindacale e contrattuale. Ma in questo momento con il blocco della moratoria contrattuale per tutti i dirigenti pubblici non c’è nessuna possibilità di rimborso o di adeguamento retributivo per chi di fatto vede aumentato il carico di lavoro. Una questione che sarà affrontata solo con la riapertura delle trattative.

Quello che invece incide da subito sulla situazione delle scuole è che il ruolo del dirigente è completamente trasformato, in forza di provvedimenti pensati per contenere la spesa anziché sul piano di una modificazione dei ruoli. Sarà quindi necessario intervenire, e noi lo stiamo facendo, con una formazione capillare per far assumere consapevolezza a vecchi e nuovi dirigenti riguardo la portata del cambiamento di cui sono involontari destinatari.

Si tratta di cambiamenti reversibili?

La strada è necessariamente questa per due ragioni: una di carattere politico ed una economica per cui tutte le amministrazione devono aderire a criteri di efficienza e produttività. E in questo senso la figura del dirigente non sta cambiando: è già cambiata.

La scuola però è un settore cruciale.

Il problema è appunto che questi cambiamenti potevano essere proposti e approvati facendo perno su una riorganizzazione e non solo sulla riduzione dell’organico. Ora il cambiamento che è partito da logiche diverse va inseguito e contemperato con le esigenze scolastiche. Va evitato che quello delle scuole sia un adeguamento passivo.

Nei complessi scolastici più grandi o in quelli in reggenza ci sarà ad esempio la necessità di collaboratori particolarmente professionalizzati, che in misura minima già esistono come frutto di scelte volontarie delle scuole ma ora appunto diventeranno una necessità.

Insomma si è trattato di un taglio e non di una razionalizzazione.

Certamente. E ora bisogna tener conto della necessità di una crescita professionale nella capacità di management intermedio, cioè dell’importanza di creare figure intermedie tra il dirigente e il resto del personale. Già oggi il rapporto tra dirigenti e personale docente è di 1 a 120, quando nel resto delle amministrazioni è di 1 a 50.

Veniamo alle modalità di reclutamento, di cui lei ha proposto un ripensamento: il problema è nella modalità del concorso in sé o nella gestione?

Questo è uno dei tanti problemi complicati oltre che complessi. Da tempo sto pensando che sia giunto il momento per un ripensamento profondo delle modalità del reclutamento che concili la necessità di procedure rapide e semplificate ma che garantisca la scelta dei migliori. Al momento spesso chi decide i concorsi sono invece i giudici amministrativi, come è successo, caso estremo, in Lombardia. Inoltre i concorsi dovrebbero essere banditi per un numero minore di persone e con maggiore regolarità, in modo da garantire agli ammessi un posto di lavoro e ai non ammessi la possibilità di ritentare in tempi brevi.

Nel corso dei prossimi mesi, una volta espletato il concorso in atto, studieremo la questione.

Quali vede al momento come alternative possibili?

Le idee sono ancora tante e devono essere ancora seriamente valutate. Non sarei incline considerare la chiamata del dirigente come modalità possibile, perché dovrebbe essere coerente con modalità di selezione che identifichino i candidati migliori.

Potrebbe essere invece presa in considerazione una modalità fondata sulle reti di scuole, una realtà legata strettamente al territorio.

Quale futuro è ipotizzabile per i dirigenti in graduatoria?

Non è una questione in discussione. Il concorso attuale deve essere portato a termine e nei tre anni previsti dal bando tutti dovranno essere nominati.

Ma è pensabile una riforma del reclutamento senza una riorganizzazione delle scuole?

Io senz’altro vedrei con maggior favore un provvedimento complessivo che tenga conto del reclutamento insieme alla necessità di riorganizzazione. Però se questo non fosse possibile non è con un alibi di questo tipo che possiamo rinviare una revisione delle norme sul reclutamento.

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