Recalcati: “Capire gli strumenti per valutare il merito dei docenti. Insegnare non è solo possedere il sapere necessario all’esercizio di una didattica”

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“In realtà il merito, come è noto, è sancito come valore dalla nostra Costituzione (vedi articolo 34), con particolare attenzione verso gli allievi “privi di mezzi”.

Lo dice Massimo Recalcati, psicanalista, nel suo intervento su La Repubblica, riflettendo sulle resistenze da parte delle forze politiche di sinistra alla parola Merito aggiunta alla dicitura del Ministero dell’istruzione.

L’affermazione del merito – scrive Massimo Recalcati – non significa affatto concepire la vita come una corsa ad ostacoli, né colpevolizzare chi non è in grado di affermarsi come meritevole e capace, così come rivendicare il diritto alla sicurezza non significa affatto escludere politiche dell’accoglienza e dell’inclusione. Nella vita della scuola il significato del merito coincide con il potenziamento dei propri talenti. Non esiste, infatti, una norma standard di cosa debba essere il merito. Questo sarebbe un vero problema: la natura stessa del merito“.

Lo psicanalista avverte: “Non si deve però trascurare che il merito nella vita concreta della scuola riguarda anche il corpo insegnante. Chi merita di insegnare? Possiamo ridurre questo merito all’acquisizione di un titolo? Possiamo continuare da sinistra a non voler vedere, come invece sono costretti a vedere le migliaia di dirigenti scolastici impegnati quotidianamente nel loro lavoro, che esistono insegnanti che non hanno alcun merito per insegnare? Non è questo un enorme problema che la sinistra ideologica non solo non vuole prendere in considerazione ma giudica persino reazionario porre?

Secondo Recalcati, “se nella loro maggioranza gli insegnanti sono capaci e meritevoli, esiste una parte significativa che non lo è affatto e che produce danni. Non necessariamente danni traumatici. Mi riferisco piuttosto a quei danni apparentemente impercettibili che riguardano l’ostruzione all’accesso di un sapere vivo, fertilizzato, animato

Pertanto, la domanda da porsi secondo Recalcati è: “Quali strumenti, quali dispositivi istituire per verificare il merito degli insegnanti? La cosiddetta mentalità meritocratica viene guardata con sospetto perché pone questo problema come inaggirabile“.

Per quello che può valere, io rivendico invece il valore insostituibile del merito che nella pratica dell’insegnamento non consiste solo nel possedere il sapere necessario all’esercizio di una didattica, ma, prima di ogni altra cosa, il desiderio deciso di dedicarsi all’insegnare come ad una tra le pratiche più alte nel processo di umanizzazione della vita”, conclude lo psicanalista.

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