Recalcati attacca Valditara: “L’umiliazione come principio pedagogico è inaccettabile. Le parole di questo Ministro sembrano provenire dal Medioevo”

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Le parole del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara sull’umiliazione degli studenti violenti, concetto poi spiegato con maggiore precisione dal diretto interessato, hanno scatenato una grande polemica. Anche lo psicanalista Massimo Recalcati interviene sul tema e lo fa con estrema durezza.

Le parole hanno un peso – scrive Recalcati su La Repubblica -. E quelle pronunciate recentemente dal neoministro all’Istruzione Valditara esaltano inequivocabilmente l’umiliazione come pratica pedagogica, come, cito aprendo virgolette, ‘principio che andrebbe rivalutato come fattore fondamentale per la crescita e la costruzione della personalità’. Le successive rettifiche – non voleva attribuire valore all’’umiliazione’ ma all’umiltà’; “in gioco è l’umiltà contro l’arroganza” – peggiorano, se possibile la sua enunciazione conferendogli il valore di un vero e proprio lapsus“.

In psicoanalisi, prosegue l’esperto, il lapsus non è mai un semplice errore linguistico, ma ciò che riflette la convinzione più profonda del soggetto che lo pronuncia. Si tratta di prenderne atto: le parole di questo ministro sembrano provenire dal medioevo“.

Continua Recalcati: “il recupero dell’umiliazione come principio pedagogico è inaccettabile. Non perché non sia fondamentale in ogni processo educativo l’esperienza del limite e del riconoscimento delle proprie responsabilità, ma perché non c’è alcun valore educativo né nell’umiliazione, né nell’imposizione dell’umiltà“.

E ancora: “Il bullismo di ogni specie ha infatti proprio nell’umiliare e nel costringere la sua vittima ad umiliarsi il suo principio fondamentale. Come può un Ministro dell’istruzione generare questi equivoci, fraintendere egli stesso il valore dell’esperienza del limite con l’esaltazione convinta della necessità dell’umiliazione come fattore di formazione della personalità?

Recalcati conclude: “Nel suo discorso il Ministro ha pure evocato la necessità della stigmatizzazione pubblica per favorire al reo l’assunzione delle proprie responsabilità. Ma non sa che ogni stigmatizzazione genera un’identificazione all’escluso che non attiva affatto la spinta al riscatto sociale e culturale ma facilita drammaticamente il rischio definitivo dello sbandamento e della dissipazione? Possibile che si dimentichi che la vocazione fondamentale del lavoro di ogni insegnante procede proprio avversando ogni stigma per dare a ciascuno la possibilità della propria realizzazione particolare?

Lavori socialmente utili per gli studenti violenti, Valditara: “L’umiliazione è un fattore fondamentale per la crescita. Lavorando per la collettività il ragazzo si prende le sue responsabilità”

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