Meloni e Valditara a testa in giù, studenti sospesi per 10 giorni e “costretti a lavori faticosi”. Preside smentisce: “Non siamo scuola della Corea del Nord”

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Il Liceo Classico Carducci di Milano ha inflitto una punizione di dieci giorni di sospensione dalla scuola e l’obbligo di frequentare 18 ore di educazione civica e attività socialmente utili a degli studenti che hanno esposto uno striscione con una rappresentazione della presidente del Consiglio e del ministro dell’Istruzione.

La decisione è stata presa dopo un’indagine durata due settimane e ha coinvolto anche i genitori degli studenti.

Il Collettivo Mille Papaveri Rossi, che aveva inizialmente dissociato la propria attività dal gesto dello striscione, ha denunciato alcune irregolarità nell’applicazione delle punizioni.

Ad esempio, una studentessa sarebbe stata costretta a trasportare componenti di vecchi computer a mano per due rampe di scale e a spostare vecchie mattonelle e sacchi della spazzatura. Inoltre, gli studenti sarebbero stati impegnati anche nella pittura dei muri della scuola.

Il comunicato del Collettivo sottolinea che gli studenti hanno diritto alla stessa dignità di tutti gli altri e accusa il dirigente scolastico di creare divisione all’interno della comunità studentesca.

Pronta la risposta del dirigente scolastico Andrea Di Mario: “Smentisco, sono state scritte falsità, l’idea dei ragazzi umiliati pubblicamente non sta né in cielo né in terra. Sono disgustato, non ci sono state umiliazioni, non siamo in una scuola della Corea del Nord. Di fronte a questa montagna di bugie io voglio mantenere il mio stile” si legge su Ansa.

Il comunicato di protesta sarebbe stato poi rimosso da Instagram, dopo che sarebbe stato anche diffuso come volantino a scuola.

Un “preside coraggioso”

Complimenti ad un preside coraggioso, consapevole del suo alto ruolo istituzionale”: così lo aveva definito il ministro Valditara il girono dopo i fatti, quando Di Mario aveva scritto una lettera a genitori, studenti e personale scolastico.

Siamo tutti dispiaciuti – aveva detto il ds –perché non ci riconosciamo in questo linguaggio, in questi modi che sono per noi completamente inediti e preoccupanti e che rifiutiamo“.

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