Raul Cremona sale in cattedra e diventa “Maestro d’arte”. Intervista

di Luca Fornali
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Attore, comico, prestigiatore, uno degli ultimi eredi dell’antichissima tradizione dell’arte magica. Raul Cremona è riuscito ad avere un grande successo popolare coniugando magia e comicità. Celeberrimi i suoi personaggi: Silvano il Mago di Milano, Omen, Manipolini.

Lo possiamo vedere il lunedì sera in seconda serata su Raiuno tra gli ospiti del tavolo di “Che tempo che fa” con Fabio Fazio. Inoltre, è tra i protagonisti di un progetto che coinvolgerà la cultura milanese (e in futuro Italiana): Maestri d’arte per l’infanzia”. Un progetto formativo che vede le arti come fondamento educativo del sapere. Il progetto si svolgerá in due fasi: un corso di 70 ore nello spazio civico di Milly e Massimo Moratti, ChiAmaMilano, per formare i docenti che poi da ottobre condurranno il percorso di apprendimento creativo con centinaia di bambini al Teatro San Babila di Milano.

Perché hai deciso di prendere parte al progetto “Maestri d’arte per l’infanzia”?

Sono profondamente orgoglioso di iniziare questi bambini a una meravigliosa realtà, quella delle arti. I genitori di preferenza iscrivono i figli ad attività sportive, le arti sono percepite forse con un ruolo minore. Credo, invece, che studiare le discipline artistiche possa dare grandi vantaggi nella vita di tutti i giorni e al futuro dei nostri figli. Saper parlare, esprimersi, muoversi, sviluppare creatività e fantasia, sconfiggere timidezze e insicurezze sono un regalo straordinario che possiamo donare ai bambini di oggi, il futuro della nostra società.

Tu sarai Maestro d’Arte di recitazione e magia

Io sono attore per forza. Ho imparato a recitare sul palcoscenico, grazie al contatto continuo con il pubblico. E spero di riuscire a trasmettere anche a questi bambini tutti gli insegnamenti meravigliosi che il palcoscenico mi ha dato. La forza del progetto “Maestri d’arte per l’infanzia” è infatti che i bambini non verranno a teatro da spettatori come accade di solito, ma saranno i protagonisti.

Sei anche Ambasciatore per le Arti di PENSARE oltre, che ha dato vita a “ Maestri d’Arte per l’Infaniza, che in linea con la sua Mission, propone una scuola ripensata invece di “etichette” di presunti disturbi dell’apprendimento o del comportamento. Quale ritieni sia il contributo che un artista può dare a questo messaggio?

La profonda stima che nutro per il Presidente dell’associazione Elisabetta Armiato, già prima ballerina Ètoile della Scala che é esempio dell’eccellenza di PENSARE oltre, ha accresciuto in me il desiderio di trasmettere un messaggio culturale ed educativo necessario. Ho deciso di diventare mago per essere artefice delle mie magie, avere quindi un ruolo attivo e creativo; oggi si tende – forse anche a causa di una ‘educazione” filtrata da dispositivi tecnologici – a rendere i bambini sempre più passivi. Non mi piace l’imposizione di giudizi prefabbricati. E se un bambino non rientra in determinati parametri statistici è considerato “disturbato”, la considero una deriva pericolosa e preoccupante.

Credi che la scuola abbia una responsabilità importante nel decadimento culturale a cui stiamo assistendo?

Il problema principale è che nella scuola manca la passione. E se non c’è passione in quello che viene insegnato, non si può creare interesse nel bambino. Da prestigiatore noto che a scuola non si insegna a “usare le mani”; si punta molto spesso sul solo il nozionismo, si dovrebbe invece dare la possibilità ai bambini di fare delle cose, di creare. Mio figlio è stato molto fortunato perché ha frequentato la scuola Media Statale per Ciechi di Via Vivaio a Milano. Essa attua un progetto di coeducazione e integrazione tra allievi vedenti, non vedenti. Attraverso lo studio delle diverse discipline, della musica e dello strumento musicale, la scuola si propone di far acquisire agli alunni non solo un sapere, ma anche un saper fare e un saper essere. Sono molto orgoglioso di lui perché sa suonare pianoforte e chitarra, recita, pratica la boxe e si è laureato con 110 e lode in Scienze dei Beni Culturali. Credo che questa scuola sia stata fondamentale nel suo percorso formativo e andrebbe presa come esempio.

Sei Presidente del CLAM club arte magica di Milano; sei, quindi, anche impegnato nella formazione di giovani maghi?

Sono Presidente da quattro anni ma non la definirei una scuola. Si tratta di un circolo che stimola e incentiva la passione per l’illusionismo. I più anziani si prodigano di insegnare gratuitamente a chiunque. Arrivano da ragazzini di 14 anni fino a persone di 70 che magari vogliono semplicemente imparare un gioco di prestigio. Io regalo con piacere ore e ore d’insegnamento a chi me lo chiede. A me piace dedicarmi soprattutto ai ragazzi, coloro che sono attratti in modo più puro dall’arte della magia.

Che magia ti piacerebbe fare?

Vorrei che anche in Italia la cultura ufficiale finanziasse il teatro popolare. Purtroppo si preferisce dare tutte le risorse a quel teatro elitario considerato di qualità, ma distante dalla gente, e che non porta la gente a teatro. Si può fare cultura anche con uno spettacolo divertente. In quest’epoca in cui tutti si sentono “qualcuno” la differenza la si tasta andando a teatro. Un conto è un tronista che può giusto firmare gli autografi nelle discoteche, un altro è quando si apre il sipario e vedi un artista che fa delle cose che tu non sai fare. Questa è la cultura. Tutte le forme di teatro meritano rispetto.

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