Rapporto nazionale sull’edilizia scolastica: un quadro desolante sulla sicurezza delle nostre scuole

 Giulia Boffa –  La sicurezza degli edifici scolastici in Italia è messa male, molto male. L’annuale Rapporto Nazionale, pubblicato sul MIUR, registra ancora una volta dati allarmanti, del resto la tragedia sfiorata a Cordenons, in provincia di Pordenone, lo dimostra: è stato solo un caso che i bambini della scuola elementare del paese non siano stati schiacciati dal crollo del soffitto della scuola, frantumatosi senza nessuna ragione apparente.

 Giulia Boffa –  La sicurezza degli edifici scolastici in Italia è messa male, molto male. L’annuale Rapporto Nazionale, pubblicato sul MIUR, registra ancora una volta dati allarmanti, del resto la tragedia sfiorata a Cordenons, in provincia di Pordenone, lo dimostra: è stato solo un caso che i bambini della scuola elementare del paese non siano stati schiacciati dal crollo del soffitto della scuola, frantumatosi senza nessuna ragione apparente.

 
I 36.220 edifici italiani sono vecchi, sono stati costruiti in media tra i 30 e i 50 anni fa, il 4% risale addirittura a prima del 1900, il 44% tra il 1961 e il 1980.  Solo il 55% risponde a standard di sicurezza, che gli enti locali, Comuni per l’83,3% e Province per l’11,5% non riescono a garantire, nonostante i tentativi dei Sindaci come quello di Campobasso di impedire la riapertura delle scuole senza i requisiti di sicurezza richiesti.
 
Solo il 17,7% delle scuole ha un certificato di prevenzione incendi, che è molto difficile ottenere in mancanza anche di un solo requisito previsto dalla normativa. Il 66,5%  ha un impianto idrico antincendio; il 49,3% ha una scala interna di sicurezza, il 61,5% ha una dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico, il 63% ha un sistema di allarme, il 98,3% è dotato di estintori portatili, il 95,1% possiede la segnaletica di sicurezza.
 
Su 25.000 scuole 2.328 sono nella zona più a rischio sisma, la zona 1; 11.414 edifici sono in zona 2,  dove si possono comunque verificare forti terremoti e sono costruiti secondo standard ormai superati, quindi è anche quasi inutile intervenire sul potenziamento strutturale secondo quanto affermano i tecnici del MIUR. 
 
Il MIUR ha previsto un investimento di 680 milioni di euro provenienti da finanziamenti europei per interventi nelle scuole a rischio delle regioni che appartengono all’Obiettivo Convergenza e cioè  Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, così suddivisi: in Calabria 111,6 milioni di euro per interventi in 257 scuole, in Campania 273,5 milioni per 625 scuole, in Puglia 51,6 milioni di euro per 121 scuole, in Sicilia 244,3 milioni di euro per 562 scuole.
 
Il decreto "Semplifica Italia" permetterà nel prossimo futuro la costruzione di nuove scuole, interventi di riqualificazione energenetica e la costituzione di fondi immobiliari locali, intanto tenere le dita incrociate è d’obbligo. 

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