Rapporto Istat, la chiusura delle scuole pesa sulle famiglie: la Dad ha prodotto diseguaglianze

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Il Rapporto Annuale dell’Istat 2020, che racconta un Paese affaticato, fotografa una drammatica crisi dell’occupazione che penalizza in particolare le donne, un digital divide che durante la pandemia ha lasciato indietro i bambini e i ragazzi più disagiati.

La chiusura delle scuole pesa su 853 mila famiglie che fanno fatica a conciliare i tempi di vita e lavoro. A essere più penalizzate sono il 38 per cento delle madri, costrette a modificare gli orari del proprio impiego. La didattica a distanza può produrre delle disuguaglianze. Questo è quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istat.

“La chiusura delle scuole imposta dall’emergenza epidemica può produrre un aumento delle diseguaglianze tra i bambini: nel biennio 2018-2019 il 12,3% dei minori di 6-17 anni (pari a 850mila) non ha un pc né un tablet ma la quota sale al 19% nel Mezzogiorno (7,5% nel Nord e 10,9% nel Centro). Lo svantaggio aumenta se combinato con lo status socio-economico: non possiede pc o tablet oltre un terzo dei ragazzi che vivono nel Mezzogiorno in famiglie con basso livello di istruzione”, si legge.

“Il 45,4% degli studenti di 6-17 anni (pari a 3 milioni 100mila) ha difficoltà nella didattica a distanza per la carenza di strumenti informatici in famiglia, che risultano assenti o da condividere con altri fratelli o comunque in numero inferiore al necessario”, spiega l’Istat.

“Svantaggi aggiuntivi per i bambini possono derivare dalle condizioni abitative. Il sovraffollamento abitativo in Italia è più alto che nel resto d’Europa (27,8% contro 15,5%), soprattutto per i ragazzi di 12-17 anni (47,5% contro 25,1%). “Si stima che lo shock organizzativo da Covid-19 possa aver interessato almeno 853 mila nuclei familiari con figli sotto i 15 anni (583 mila coppie e 270 mila monogenitori). Si tratta di casi in cui l’unico genitore, o entrambi, svolgono professioni che richiedono la presenza sul luogo di lavoro e sono quindi a elevato disagio da conciliazione se non c’è l’aiuto dei nonni. Tra questi nuclei, sono 581 mila quelli con genitori occupati in settori rimasti attivi anche nella fase del lockdown”, prosegue l’Istituto di statistica.

“Le difficoltà di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro pesano soprattutto sulle donne. Il 38,3% delle madri occupate (42,6% se con figli da 0 a 5 anni) modifica orario o altri aspetti del lavoro per adattarli agli equilibri familiari mentre i padri lo fanno in misura molto minore (rispettivamente 11,9% e 12,6%)”, conclude.

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