Rapporto Censis 2023, nonostante stipendi tra i più bassi in Europa, gli insegnanti italiani rimangono motivati

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L’Italia è a un bivio demografico critico. Nel 2050, la popolazione italiana si ridurrà di 4,5 milioni, l’equivalente delle popolazioni di Roma e Milano combinate. Questo declino demografico, evidenziato dal 57esimo rapporto del Censis, pone sfide significative per il tessuto sociale ed economico del Paese.

Un problema emergente è la percezione di una scuola distante dal mondo del lavoro, una preoccupazione condivisa dall’85,9% degli italiani e dall’89,1% degli studenti. Tra il 2023 e il 2027, si prevede un fabbisogno occupazionale di quasi 1,3 milioni di laureati o diplomati, con una carenza annua di 8.700 professionisti formati. Questa discrepanza amplifica l’urgenza di riallineare l’educazione con le esigenze del mercato del lavoro.

I giovani italiani stanno diminuendo drasticamente. I 18-34enni, che rappresentavano il 23,0% della popolazione nel 2003, sono scesi al 17,5% nel 2023 e si prevede un ulteriore calo al 16,4% entro il 2043. La situazione è aggravata dall’alto numero di Neet (non impegnati in studi o lavoro), che in Italia è il 19,0%, notevolmente superiore alla media europea dell’11,7%.

Nonostante retribuzioni tra le più basse in Europa, gli insegnanti italiani rimangono motivati. Dal 2010 al 2022, gli stipendi dei docenti della scuola secondaria sono diminuiti del 10,7% in termini reali, una contrazione significativamente maggiore rispetto alla media europea.

L’istruzione universitaria a distanza sta diventando la nuova normalità. Nel 2021-2022, il 1,9% degli iscritti negli atenei tradizionali seguiva corsi a distanza, mentre il 98,0% si trovava nelle università telematiche. I corsi di laurea a distanza attraggono prevalentemente studenti di età superiore alla media.

Nonostante gli sforzi, il divario di genere persiste nelle discipline STEM. Nel 2021-2022, solo il 37% degli iscritti alle lauree STEM erano donne, un dato che riflette la necessità di politiche più efficaci per promuovere l’uguaglianza di genere in questi campi.

Studiare a lungo in Italia offre vantaggi significativi in termini di opportunità di lavoro, soprattutto per le donne. Tuttavia, persistono notevoli divari di genere nelle retribuzioni, evidenziando la necessità di ulteriori interventi per garantire l’equità salariale.

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