Ragioneria dello Stato: 12 miliardi risparmiati da blocco stipendi e assunzioni. Anief: ripartire dal recupero dell’inflazione

di redazione
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comunicato Anief – Le somme vanno tirandosi e il risultato e tutt’altro che positivo per i lavoratori: il congelamento dei salari degli statali, unito al blocco delle assunzioni, ha portato alle casse dello stato 12,6 miliardi in sei anni; a fare i conti è la Ragioneria dello Stato che ha registrato la decrescita della retribuzione media nel settore.

La spesa, per gli statali, si riduce infatti di 12 miliardi. L’Arena ha riportato la notizia affermando che “Il congelamento dei salari degli statali, unito al blocco delle assunzioni, ha fruttato alle casse pubbliche 12,6 miliardi in sei anni. A quantificare il risparmio è la Ragioneria dello Stato che ha rilevato una progressiva discesa della retribuzione media nel settore, che solo nell’ultimo anno ha subito un taglio di 209 euro. La stretta ha comportato anche una riduzione del personale sceso a fine 2015 a tre milioni 150 mila. Sono diminuiti i posti fissi ma anche quelli «flessibili», che hanno registrato la sforbiciata più forte, pari a circa il 40%.”

In seguito, si fa riferimento all’incontro: “È da qui che dovranno ripartire sindacati e Aran, che oggi si incontreranno per mettere a punto le linee guida per rinnovare i contratti di oltre tre milioni di dipendenti. La trattativa sugli statali è già partita. Il ministro Marianna Madia, ha firmato già a inizio giugno la direttiva per i rinnovi nei settori dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici (come l’Inps)”.

In queste ore, infatti, si sta svolgendo la riunione: l’Aran ha convocato il governo e i rappresentanti dei lavoratori per l’avvio della negoziazione, sui temi generali, in previsione dell’imminente accordo sull’Atto di indirizzo preliminare. Sono diverse le problematiche irrisolte: il cumulo degli aumenti con il bonus 80 euro in modo che uno non escluda l’altro; la scarsità degli incrementi medi lordi, solo 85 euro, da mettere sulla parte fondamentale della retribuzione, a cui si aggiunge il salario accessorio che sarà distribuito per merito. Tra le questioni trasversali ai comparti ci sono, oltre alle risorse, i capitoli relativi a orari e ferie, nonché la revisione dei permessi e delle assenze per malattia.

Purtroppo la notizia di oggi non aggiunge nulla di nuovo a ciò che già sapevamo; anche l’Istat, rendendo pubbliche le cifre degli stipendi in Italia, riporta dei dati da cui risulta che i dipendenti della pubblica amministrazione rappresentano la “Cenerentola” dei lavoratori italiani.

Nell’ultimo anno, infatti, tra novembre 2015 e novembre 2016, se le retribuzioni contrattuali orarie hanno fatto registrare uno striminzito incremento tendenziale dello 0,5% per i dipendenti del settore privato (0,3% nell’industria e 0,8% nei servizi privati), la variazione è stata addirittura nulla per i dipendenti pubblici. Tanto è vero che è stato registrato l’incremento più basso dall’inizio delle serie storiche, il 1982, quindi degli ultimi 35 anni.

Per Anief è di vitale importanza rinnovare il contratto dei pubblici dipendenti, soprattutto se si pensa al fatto che arriverebbe dopo quasi un decennio di blocco stipendiale, ingiustificato. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, questo nodo si deve sciogliere ed è bene che si pensi ai lavoratori della scuola, da sempre fanalino di coda dei dipendenti statali. “Con stipendi al palo dal 2017, i docenti e gli Ata della scuola sono tra i lavoratori più poveri del reparto privato e pubblico a partire dal 2009. Così non si va da nessuna parte: si faccia marcia indietro subito, altrimenti avvieremo ricorsi nei tribunali italiani ed europei, consci dei consensi che stiamo raccogliendo in tantissimi fori italiani, e della ragione che anche l’Europa va accordandoci. Di certo, non ci fermeremo”.

“I dipendenti pubblici non sono figli di un dio minore, meritano lo stesso rispetto di tutti gli altri lavoratori: per questo, secondo noi è propedeutico alla firma del contratto bloccato dal 2008 che il Governo garantisca il recupero dell’inflazione indicizzata, da calcolare da settembre 2015, l’applicazione di un aumento adeguato, l’indipendenza dei contratti di categoria dalla legge, pur nel rispetto delle parti comuni al settore privato, riguardo delle direttive Ue sull’organizzazione lavorativa e il trattamento dei lavoratori”, ha affermato ancora il presidente del giovane sindacato.

“È fondamentale accordare il recupero dell’inflazione indicizzata, prendendo come base di partenza il mese di settembre 2015, così come ha stabilito la Corte Costituzionale: rispetto al blocco che perdura dal 2008, il Governo deve mettere a disposizione, come media, almeno 210 euro a dipendente: 105 sono relative all’adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale, prevista per legge, a cui si aggiunge una cifra analoga come aumento di categoria. È una somma più consona rispetto agli 83 lordi a regime, di cui la maggior parte ancora da approvare con la Legge di Bilancio di fine anno, peraltro da assegnare solo, se va bene, dai primi mesi del 2018. Al momento possiamo contare sulla sicura copertura di appena 36 euro lordi medi a lavoratore. Nel calcolo, i nostri governanti hanno anche dimenticato l’ultimo quadrimestre 2015. Sono soldi che devono essere ridati ai dipendenti, non possono finire nel dimenticatoio. Per questo abbiamo annunciato ricorso, sia per i dipendenti della Scuola, sia per i lavoratori della Pubblica Amministrazione, che ritireremo solo laddove la richiesta venga soddisfatta”.

Il giovane sindacato ricorda di aver messo a disposizione dei lavoratori i modelli di diffida per il recupero totale degli arretrati, attraverso lo sblocco dell’Indennità di vacanza contrattuale, da assegnare per legge. Scarica il modello di diffida per recuperare il 7% da settembre 2015; aderisci al ricorso scatti risarcimento precariato per avere un trattamento uguale a quello del collega che si sostituisce.

2 agosto 2017

Ufficio Stampa Anief

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