Il ragazzo dai pantaloni rosa

di Giulia Boffa
ipsef

Giulia Boffa – Lo chiamavano il "ragazzo dai pantaloni rosa", ma il suo nome era Andrea, 15 anni, di Roma, e si è ucciso la scorsa settimana con una sciarpa intorno al collo.

Giulia Boffa – Lo chiamavano il "ragazzo dai pantaloni rosa", ma il suo nome era Andrea, 15 anni, di Roma, e si è ucciso la scorsa settimana con una sciarpa intorno al collo.

La causa potrebbe essere istigazione al suicidio, un’accusa pesante che potrebbe venire rivolta dalla magistratura ai compagni di liceo di Andrea, che sembra lo prendessero in giro per la sua eccentricità: ma di rosa aveva solo 3 cose: un pantalone stinto dalla lavatrice per un lavaggio sbagliato e diventato rosa, lo smalto rosa sulle unghie che la madre gli aveva messo per non fargliele mangiare (il colore lo aveva scelto lui perché lui era così, eccentrico) visto che le mani gli servivano per suonare il pianoforte, e un quaderno dalla copertina rosa; io credo che avesse anche l’animo rosa, sensibile a tal punto da preferire morire piuttosto che sopportare la derisione dei compagni sul suo presunto essere gay, presunto perché da tempo era innamorato di una ragazzina del liceo. 
 
Anche un insegnante una volta gli ha rivolto una domanda sullo smalto rosa e su cosa ne pensasse la madre, ma lui aveva risposto a tono dicendo che a lei bastava poi che le portasse dei nipotini, scatenando le risate della classe. Era simpatico, sapeva stare allo scherzo, ma forse è stato troppo quello di aver letto sul muro della scuola ‘Non vi fidate del ragazzo con i pantaloni rosa, è frocio’.
 
Ora la madre, sconvolta dal dolore , chiede giustizia alla magistratura: la procura di Roma ha avviato le indagini sotto la guida del sostituto procuratore Pierfilippo Laviani rivolgendole soprattutto verso la scuola, rea di non averla informata su ciò che succedeva e ai compagni di liceo, tra cui ci potrebbero essere i bulli che per due anni lo hanno vessato, rubandogli addirittura l’account su FB dopo avergli portato via e riconsegnato il suo pc. 
 
Si è parlato di omofobia contro un ragazzo che manco era gay, ma che importanza ha che lo fosse o no? Ciò che importa è che il bullismo è una piaga sociale, per qualunque motivo si scateni, e va combattuta con tutte le nostre forze, insegnando i valori dell’amicizia verso tutti, verso la diversità.
Mi ha colpito una frase che ha detto mia figlia commentando la notizia quando l’abbiamo saputo:" Nel nostro liceo sarebbe stato un mito". Non so se sarebbe stato bello che fosse stato considerato anche un mito, l’importante è che fosse stato rispettato o magari semplicemente accettato come uno del gruppo, che può comprendere  belli o brutti, grassi o magri, maschi o femmine, ma resta comunque un "gruppo".
Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione