Ragazze 100 e lode, faranno medici o ingegneri

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Più studiose, più determinate e anche più consapevoli delle loro potenzialità.

Sono le studentesse diplomate alla maturità con il massimo dei voti che, a parità di condizioni, ottengono risultati migliori dei colleghi maschi.

Basta osservare i dati sui diplomati degli ultimi anni, elaborati dal sito Skuola.net, per capirlo. Cambiano i numeri ma le proporzioni restano più o meno immutate: le ragazze ottengono i voti più alti e le loro scelta all’università sono prima di tutto Medicina e poi Economia, Giurisprudenza e, a sorpresa, Ingegneria Industriale.

Gli ultimi dati dell’Anagrafe Nazionale Studenti, relativi agli iscritti dell’anno accademico 2015/2016, ci dicono che le diplomate con
100 o 100 e lode nel 2015 e iscritte all’università (al loro primo anno di corso, quindi) sono circa 13mila. I maschi, invece, si fermano a circa 8500. Le facoltà scientifiche sono il nuovo terreno di caccia delle ragazze, pronte ad inserirsi nei settori chiave della società. Fare il medico il loro sogno nel cassetto: oltre 1 su 10 sceglie questa carriera, iscrivendosi a Medicina e Chirurgia. Subito dietro troviamo Economia e Giurisprudenza (anche qui si sfiora il 10%). Subito sotto, però, c’è la vera sorpresa: la quarta preferenza delle studentesse da 100 e 100 e lode (circa 7%) è Ingegneria industriale.

Gli studi ingegneristici sono sempre stati il regno degli uomini, ora le cose stanno cadendo. Guardando ai dati dell’anno accademico 2005/2006 si nota che, in cima alle preferenze maschili – esattamente come oggi, dopo 10 anni – ci sono due facoltà di quest’area didattica: ingegneria industriale e ingegneria informatica. Lo stesso non si può proprio dire per le scelte delle ragazze: hanno abbandonatole lauree tipicamente ‘femminili’ puntando forte sulle materie tecnico-scientifiche. Ricacciando indietro gli uomini, ad esempio, nel campo medico: nelle scuole di specializzazione, oggi, la percentuale di donne è nettamente superiore.

Tra vent’anni trovarci di fronte un primario o un capocantiere donna potrebbe diventare molto più comune di quanto non sia adesso. Basta che questo, poi, corrisponda ad un vero riconoscimento a tutto tondo del valore, a partire dagli aspetti economici. Ancora adesso – secondo il “gender pay gap”, parametro usato dall’Unione europea per adottare le strategie di parità economica – le donne, rispetto agli uomini, guadagnano in media il 17% in meno. Anzi, negli ultimi anni, la forbice che separa i due mondi si sta ulteriormente allargando. L’Equal Pay Day, la data simbolica che vuole richiamare l’attenzione su quanti giorni in più devono lavorare le donne per raggiungere il livello salariale dei maschi, si sta addirittura spostando sempre più in avanti: nel 2012 era il 28 febbraio; dopo cinque anni cade attorno alla metà di aprile. In pratica, alle donne servono tre mesi in più per guadagnare quanto chi, statistiche alla mano, è meno capace di loro.

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