Rampelli (VPC-FDI): approvato ordine del giorno che tutela scuole paritarie, private e nido

di redazione

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Con l’approvazione dell’ordine del giorno a prima firma Rampelli di FDI sul sostegno alle scuole pubbliche paritarie, alle scuole private e agli asili nido il Governo ha preso impegno di fronte al Parlamento a valutare una serie di norme e interventi economici per salvare questi istituti.

“Una prima vittoria dedicata a un mondo prezioso per la nostra comunità e alla sua insostituibilità – ha detto Rampelli – Ora vigileremo per fare in modo che questo indirizzo politico sia trasferito nei Decreti. Abbiamo difeso la nostra proposta con le unghie e con i denti, ribaltando l’ostracismo di questi giorni e portato a casa un risultato positivo. Se le famiglie non possono pagare le rette, le scuole e i nidi non possono morire, né possono andare per strada insegnanti e operatori sociali.
Con la difesa della libera scelta del modello educativo si deve proteggere la facoltà delle mamme di conciliare la famiglia con il lavoro, una conquista insopprimibile”.

La Camera,

premesso che:

il disegno di legge in esame, approvato in prima lettura al Senato, reca misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, impegnato in prima linea nella lotta contro l’emergenza epidemiologica da COVID-19, ma anche un sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese che sono alle prese con la crisi economica che la pandemia ha portato con se;

in particolare, gli articoli 23 e 25, a seguito della sospensione dei servizi educativi per l’infanzia e delle attinta didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, riconoscono specifici congedi parentali e indennità in favore dei genitori lavoratori o, in alternativa, la possibilità di usufruire della corresponsione di un bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 600 euro;

nonostante i numerosi appelli e le proposte concrete avanzate, ad oggi continuano ad essere dimenticate le scuole pubbliche paritarie e private, che tra mancata percezione delle rette scolastiche e la chiusura prolungata stanno attraversando una crisi gravissima e rischiano una chiusura di massa;

secondo gli ultimi dati del Miur, le scuole paritarie in Italia sono 12.564 (contro le 40 mila statali) e accolgono 866.805 studenti (a fronte dei 7,5 milioni iscritti al pubblico): la fetta principale, 524.031, sono nel segmento della scuola dell’infanzia (compresi asili e materne). Il settore impiega circa 160 mila unità di personale alle dipendenze, tra docenti (90 mila) e tecnici-amministrativi (70 mila);

si tratta di un settore strategico che da ormai 20 anni fa parte del sistema pubblico di istruzione, insieme alle scuole statali e che in alcune regioni e in alcuni comparti si rivela indispensabile per l’erogazione universale del servizio scolastico: un sistema capillare, distribuito sull’intero territorio nazionale e che accoglie centinaia di migliaia di studenti che non trovano spazio nella scuola pubblica;

le scuole pubbliche paritarie e private, da sempre, sopperiscono, inoltre, alle criticità della scuola pubblica statale: è innegabile che il numero di alunni per classe delle scuole pubbliche statali renda più difficile il lavoro dell’insegnante e impossibile la reale inclusione di allievi con disabilità o difficoltà linguistiche, ragioni che hanno supportato varie proposte per risolvere il problema delle «classi pollaio»;

secondo la denuncia di Luigi Sepiacci, presidente di Aninsei Confindustria, parlando delle rette scolastiche: «A marzo ha pagato il 30 per cento delle famiglie, ad aprile nessuno, anche chi sta usufruendo della didattica a distanza. Se continua così a settembre rischiamo di avere il 50-60 per cento degli asili chiusi. E quelli che resteranno in piedi saranno costretti a raddoppiare le rette»;

come è facile immaginare, gli asili nido e le scuole dell’infanzia sono i più esposti alla crisi perché, considerata l’età degli alunni, ovviamente non possono contare sulla didattica a distanza per continuare a erogare il servizio e spesso sono piccole strutture che servono territori abbastanza circoscritti, e quindi non hanno risorse per poter affrontare 4 o 5 mesi senza entrate ma con affitti e altre spese da affrontare;

un’eventuale chiusura di massa delle scuole paritarie, solo dalla scuola dell’infanzia in su, costerebbe allo Stato circa 5-6 miliardi di euro all’anno, considerando che, secondo l’Ocse, la spesa media complessiva per uno studente in Italia è di circa 6.500 euro all’anno, con effetti negativi sulle famiglie e, di conseguenza, sull’intera economia,

impegna il Governo:

a prevedere la detraibilità totale, o, comunque, in misura congrua, delle rette scolastiche versate dalle famiglie alle scuole pubbliche paritarie e private di ogni ordine e grado, in questi mesi in cui hanno dovuto rinunciare al servizio o ne hanno usufruito in misura ridotta, se necessario, prevedendo un tetto di spesa parametrato al costo standard;

a prevedere l’istituzione di un apposito Fondo per l’erogazione di contributi aggiuntivi alle scuole pubbliche paritarie c private, da ripartire in proporzione al numero degli alunni iscritti a ciascuna istituzione scolastica;

a prorogare il ricorso alla cassa integrazione per l’intero periodo di sospensione dei servizi educativi e scolastici;

a prevedere un contributo mensile a fondo perduto a favore delle scuole private a copertura delle spese ineludibili fino alla ripresa dei servizi educativi e scolastici;

ad estendere l’accesso al credito di imposta pari al 60 per cento del canone di locazione, di cui all’articolo 65 del provvedimento in esame, anche alle scuole private;

a valutare l’opportunità di esonerare le scuole private dal versamento di imposte e contributi nazionali, regionali e comunali per tutto il periodo di sospensione dei servizi educativi e scolastici.
9/2463/339. Rampelli, Frassinetti, Bucalo, Mollicone.

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