Quota 96. Se non si riesce a risolvere un problema di 1000 persone, come si può governare un paese di milioni di cittadini? Lettera

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Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, sono uno degli originari circa quattromila docenti (dico originari perché nel frattempo una buona parte sono riusciti ad andare in pensione per altre vie, alcuni purtroppo sono deceduti e quindi siamo rimasti in poco più di mille) che a dicembre 2011, stante la normativa in vigore, si apprestava a presentare domanda per essere collocato in pensione con decorrenza 1° settembre 2012 avendo maturato la ormai famosa Quota 96 (61 anni di età + 35 di contribuzione o 60 anni di età e 36 di contributi).

Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri, sono uno degli originari circa quattromila docenti (dico originari perché nel frattempo una buona parte sono riusciti ad andare in pensione per altre vie, alcuni purtroppo sono deceduti e quindi siamo rimasti in poco più di mille) che a dicembre 2011, stante la normativa in vigore, si apprestava a presentare domanda per essere collocato in pensione con decorrenza 1° settembre 2012 avendo maturato la ormai famosa Quota 96 (61 anni di età + 35 di contribuzione o 60 anni di età e 36 di contributi).

Alla fine di dicembre 2011 arriva, però, la famigerata Legge Fornero che, non tenendo conto della specificità della scuola per la quale il conteggio dei requisiti è sempre rapportato ad anno scolastico (e quindi, nel nostro caso al 1° settembre 2012) fissa il conseguimento dei requisiti al 31 dicembre 2011 bloccandoci così in servizio fino alla maturazione dei nuovi requisiti (nel caso del sottoscritto addirittura un prolungamento di attività lavorativa di ben sei anni!).

Lascio solo immaginare il nostro stato d’animo!

Da quel momento parlamentari di tutti gli schieramenti politici si sono prodigati per cercare di sanare quella da tutti ritenuta una svista (ammessa pubblicamente dalla stessa Fornero) con varie iniziative parlamentari.

Poi è arrivato Lei e il suo Governo e tutti abbiamo pensato: finalmente è fatta!

Ai primi di agosto 2014, col decreto Madia, ci eravamo illusi che la nostra odissea fosse finalmente finita quando alla Camera dei Deputati il suo Governo aveva addirittura posto la fiducia ad un emendamento che ci avrebbe permesso di andare in pensione il 1° settembre 2014 (con due anni di ritardo!)

Invece al Senato colpo di scena! Lo stesso suo Governo ritira l’emendamento con l’impegno personale del Presidente del Consiglio e della Ministra dell’Istruzione che nel successivo mese di settembre avrebbero risolto il nostro problema con un decreto ad hoc!

Da allora, e sono passati altri due anni, un ulteriore susseguirsi di rinvii e poi il silenzio totale. E noi sempre qui, sequestrati, ad aspettare!

Qualcuno di noi, in qualche occasione, ha provato a chiederLe personalmente informazioni ma la sua efficientissima scorta ha sempre impedito a chiunque di avvicinarla.

Personalmente ho provato, ma invano, a chiederLe delucidazioni anche via e-mail.

Ora voglio provare, dopo quattro anni, a chiederglieLo con questa lettera aperta: quando e come pensa di riparare a quello che tutti avete riconosciuto essere un errore della legge Fornero?

Noi non ci rassegniamo, sappiamo aspettare e sappiamo ricordare! (la memoria, almeno quella, non ce la può togliere nessuno!!!)

Mi scusi lo sfogo e qualche probabile imprecisione caro Presidente (d’altronde avviandomi ai 65 anni non pretendo di avere la lucidità di un giovane) ma un’ultima domanda gliela vorrei porre: se Lei fosse un docente come giustificherebbe ai suoi allievi il cambiare le regole del gioco durante lo svolgimento di una partita? Un suo ipotetico alunno come pensa che giudicherebbe un docente che prende ufficialmente degli impegni che poi non onora? E un Governo che non riesce (perché mi auguro che non sia stata questione di volontà) a risolvere il problema di mille o duemila persone come pensa di avere la capacità di continuare a governare milioni di cittadini?

Cordialmente

Stelvio Falconieri

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