Quota 96: emendamento trasversale in L. Stabilità per mandarli in pensione

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Anief – Il testo, ora all’esame della Commissione Bilancio della Camera, prevede che l’INPS prenda “in esame le domande di pensionamento, inoltrate secondo modalità telematiche, in deroga alla normativa vigente, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Anief – Il testo, ora all’esame della Commissione Bilancio della Camera, prevede che l’INPS prenda “in esame le domande di pensionamento, inoltrate secondo modalità telematiche, in deroga alla normativa vigente, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Marcello Pacifico (Anief-Confedir): questi lavoratori avevano i requisiti per lasciare il lavoro alla fine dell'anno scolastico 2011/2012. Permettergli di lasciare il servizio, come da noi sempre invocato, darebbe loro giustizia e aiuterebbe a ringiovanire il corpo docente italiano più vecchio al mondo.

A distanza di due anni dalla beffa rifilata ai 4mila lavoratori della scuola rimasti in servizio per un errore contenuto nella riforma del sistema pensionistico Monti-Fornero, il Parlamento ha la possibilità di compiere un atto di giustizia collocandoli in quiescenza poiché avevano già maturato i requisiti entro l'anno scolastico 2011/12: alcuni degli emendamenti alla Legge di Stabilità (contenuti nell’articolo 28 bis, ‘Disposizioni per il ricambio generazionale nel comparto della scuola’), in questi giorni all’esame della Camera e promossi da Anief-Confedir, prevedono infatti che “l'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)” prenda “in esame le domande di pensionamento, inoltrate secondo modalità telematiche, in deroga alla normativa vigente, entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, dai lavoratori” della scuola “che intendono avvalersi dei requisiti di accesso e del regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201”.

A tale scopo, si autorizzerebbe “la spesa di 35 milioni di euro per l'anno 2014, di 105 milioni di euro per l'anno 2015, di 101 milioni di euro per l'anno 2016, di 94 milioni di euro per l'anno 2017 e di 81 milioni di euro per l'anno 2018. Al relativo onere si provvede ai sensi del comma 6. Con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze (…), sono apportate le occorrenti variazioni di bilancio”.

Si tratta di una serie di emendamenti di paternità politica trasversale – presentati dai deputati Di Salvo, Pilozzi, Piazzoni, Lavagno, Lacquaniti, Nardi, Zan, Migliore – che se approvati darebbero finalmente seguito alle tante denunce e proposte presentate negli ultimi mesi su questa beffa legislativa perpetrata nei confronti di così tanti dipendenti del comparto Scuola.

“In realtà – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – l’emendamento presentato alla Camera sui ‘Quota 96’, non è altro che la riproposizione da parte di alcuni parlamentari delle continue denunce di cui si è reso artefice il nostro sindacato nei mesi scorsi, anche attraverso le battaglie ancora in corso in tribunale, per salvare dal lavoro coatto i 4mila lavoratori che avevano maturato i requisiti per lasciare il lavoro entro l'anno scolastico 2011/2012. Tanto è vero che questo personale, ormai ultra sessantenne, aveva anche prodotto regolare domanda di pensionamento. Per poi rimanere incredibilmente incastrato dall’approvazione dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 dicembre 2011, n. 214”.

La scorsa estate si era arrivati a trovare la soluzione, poi sfumata all’ultimo momento a causa dell’approvazione inaspettata di quattro emendamenti del Governo da parte della commissione Affari costituzionali del Senato al decreto di riforma. “Permettere oggi di mandare in pensione questi 4mila lavoratori – dice ancora il sindacalista Anief-Confedir – agevolerebbe anche il processo di ringiovanimento del corpo docente italiano, che annovera due insegnanti su tre con più di 50 anni, lo 0,5% con meno di 30 anni. Mentre in Germania la presenza di prof under 30 si colloca al 3,6%, in Austria e Islanda al 6%, in Spagna al 6,8. Vale la pena infine ricordare che le ultime ricerche internazionali hanno collocato la professione dell’insegnante tra quelle più usuranti e quindi tra le “helping profession: come si fa a mantenere dietro alla cattedra dei docenti fino a 67 anni?”.

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