Quota 100 e reddito cittadinanza. Anief chiede 15 modifiche per il personale della scuola

di redazione
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Comunicato Anief – Tra le proposte: utilizzo risorse RDC per salario minimo nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego e per recupero IVC 2016-2018, estensione quota 100 alla data di conversione in legge, flessibilità tra età anagrafica e contributiva per requisiti minimi, esonero dalla Fornero per il personale scolastico, estensione carattere gravoso a tutti i docenti e della rateizzazione a 80 mila euro dell’onere dei contributi da riscatto e della platea del personale interessato (50 anni), limite dell’1,5% della tassazione dell’importo di finanziamento per la liquidazione ed estensione della detassazione TFS a 76 mila euro.

Il giovane sindacato è stato ricevuto in audizione (presenti Daniela Rosano e Chiara Cozzetto dell’Ufficio legislativo della Segreteria nazionale) dalla XI commissione Lavoro per proporre modifiche al decreto-legge n. 4 del 28 gennaio scorso, che apre per il prossimo triennio una “finestra” per andare in pensione a 59 anni con “Opzione Donna” e tutti a 62 anni. Alla luce della peculiare situazione dei lavoratori del comparto dell’istruzione e della ricerca, le proposte emendative prevedono:

 

  1. l’utilizzo delle risorse del reddito di cittadinanza anche per agganciare i nuovi aumenti contrattuali all’aumento del costo della vita, per il biennio 2019/2020 a fronte di quanto stanziato nella legge di stabilità e l’indennità di vacanza contrattuale al 50% dell’aumento del costo della vita, al netto degli aumenti contrattuali già definiti o da definire per il triennio 2016/2018;
  2. di consentire il pensionamento anticipato a chi matura i requisiti entro la data di conversione in legge del decreto, fermo restando per la scuola la possibilità di andare in pensione al 1° settembre se maturati entro il 31 agosto;
  3. di accedere a quota 100 “a prescindere dall’età anagrafica o dall’anzianità contributiva, calcolando esclusivamente la somma dei due indicatori”, così da poter andare in pensione anticipata anche con 40 anni di servizio e 60 anni di età;
  4. di far valere le disposizioni precedenti all’approvazione della riforma Fornero per tutto il personale della scuola visto il lavoro usurante;
  5. di allargare a scuola primaria e secondaria l’accesso ad Ape Social e a tutti l’agevolazione sui periodi non coperti da contribuzione;
  6. di estendere il riscatto agevolato della laurea passando dai 45 anni di età anagrafica a 50 anni;
  7. di rivedere a 76 mila il limite dell’importo di finanziamento generale ed individuale per la liquidazione del trattamento di fine servizio con una tassazione all’1.5%.

 

Marcello Pacifico (Anief): sono modifiche giuste per un testo che accogliamo con favore, dopo aver lottato per anni nei tribunali quanto già all’indomani della riforma Fornero chiedevamo attenzione per quota 96 del personale della scuola. Oggi il Governo si è finalmente accorto degli errori di una legge che ci aveva allontanati dall’Europa dove si va in pensione a 63 anni con il massimo dei contributi, che fu approvata per ragioni di cassa ma anche per coprire i tanti baby pensionamenti e privilegi avvenuti negli anni passati. La ratio degli emendamenti se condivisa dalla maggioranza giallo-verde non potrà che migliorare un testo che tanti aspettavano.

 

Gli emendamenti presentati dal giovane sindacato, dall’inizio del 2019 riconosciuto come rappresentativo anche dall’Aran, toccano più tipologie di personale. Si è chiesto, innanzitutto, di mettere mano all’articolo 12, al comma 1, prevedendo l’utilizzo delle risorse del reddito di cittadinanza anche per salario minimo nei rinnovi contrattuali del pubblico impiego: una necessità derivante dalle poche risorse degli aumenti contrattuali dei dipendenti e dei dirigenti del pubblico impiego previsti rispettivamente dell’1,3%, dello 0,35% e dello 0, 30% per il triennio 2019-2021, che non garantiscono l’allineamento dei salari al tasso d’inflazione. Anief ha chiesto, sempre attraverso i finanziamenti previsti dal reddito di cittadinanza, di recuperare, per lo stesso personale, la mancata assegnazione dell’indennità di vacanza contrattuale all’interno dei precedenti contratti, incrementando per il 2016 dello 0,1%, per il 2017 dello 0.6% e per il 2018 dello 0,5%. Ciò anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 sullo sblocco dei contratti.

 

La delegazione Anief ha chiesto di consentire a tutti “la possibilità di presentare domanda entra la conversione in legge del presente decreto che potrebbe subire modificazioni durante l’esame del Parlamento”.

 

L’organizzazione sindacale ha poi chiesto che il personale della scuola possa accedere alla cosiddetta quota 100 “a prescindere dall’età anagrafica o dall’anzianità contributiva, calcolando esclusivamente la somma dei due indicatori”, facendo in questo modo cadere l’età minima di 62 e il montante contributivo almeno di 38 anni. Integrando l’articolo 14, al comma 7, anche il Parlamento prenderebbe atto del carattere peculiare della professione del personale della scuola, dove l’età media della presa di servizio supera i 40 anni di età e dove si è registrato e si continua a registrare un alto tasso di precarietà per esigenze di bilancio, nonché del riconosciuto burnout da stress da lavoro correlato di questi professionisti che operano per la crescita delle nuove generazioni.

 

Per la stessa motivazione – dunque per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra personale scolastico – i rappresentanti dell’Anief hanno chiesto alla commissione Lavoro di Palazzo Madama che “per il personale docente, educativo e Ata, ad ogni modo”, si applichino “ai fini del diritto all’accesso e alla decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità, le disposizioni normative previgenti all’approvazione” della cosiddetta riforma “Fornero”, ovvero “l’articolo 24, della legge 22 dicembre 2011, n. 214 e successive modificazioni”.

 

Il sindacato, a questo proposito, ha chiesto di individuare tutta la professione docente, non fermandosi a quella dell’infanzia, ma coinvolgendo anche primaria e secondaria, ai fini dell’accesso all’anticipo pensionistico Ape Social: la delegazione ha ricordato ai senatori che lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince anche dagli ultimi studi sullo stress da lavoro correlato e burnout del dottor Lodolo D’Oria.

 

A proposito dell’onere dei periodi non coperti da contribuzione, l’organizzazione sindacale autonoma ha chiesto di estendere “a tutti la possibilità di rateizzare” tale spesa, poiché per i lavoratori non c’è stato il tempo materiale di prepararsi ad affrontare tale novità. Inoltre ci si è soffermati sull’esigenza di estendere il riscatto agevolato passando dai 45 anni di età anagrafica a 50 anni.

 

Infine, Anief ha chiesto di rivedere i limiti dell’importo di finanziamento generale ed individuale per la liquidazione del trattamento di fine servizio, il quale, si ricorda, non è altro che la restituzione di somme già appartenenti al lavoratore stesso: estendendo la quota di copertura generale del cosiddetto TFS, si permetterebbe di non fermarsi agli attuali 30 mila euro massimi di quota erogabile di liquidazione, ma di spostare tale paletto sino a 80 mila euro. Sempre per le stesse quote, si è poi chiesto di portare il limite dei 50 mila euro fino a 76 mila per la detassazione di una aliquota che non dovrebbe superare l’1,5% nell’accordo quadro con le banche, secondo l’Anief.

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