Quota 100, CGIL: uscita a 62 anni o non conviene

di redazione
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Presidente Inps Boeri preoccupato per la stabilità dei conti pubblici dopo la riforma delle pensioni giallo-verde? Secondo Ghiselli non ci sono pericoli in tal senso.

Nessun rischio conti pubblici

“Se dovessimo basarci sulle notizie apparse sui giornali – ha detto Ghiselli – il presidente dell’Inps Boeri può stare tranquillo: quell’intervento, con quei paletti, non farà saltare i conti pubblici, costerà pochi miliardi di euro e non avrà nulla a che vedere con la cancellazione della legge Fornero”.

62 anni di età per andare in pensione

Il riferimento è alla proposta di riforma pensionistica che vede Quota 100 con 64 anni e 36 di contributi, uscita a 41 anni e 5 mesi di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica con calcolo contributivo e tetto massimo di due o tre anni ai contributi figurativi e superamento dell’ape social

In particolare, sotto l’accusa della CGIL c’è la proposta dei 64 anni di età minimi per il raggiungimento della quota 100, che penalizzerebbero molte tipologie di lavoratori.

La proposta sindacale è, invece, una uscita a 62 anni, senza vincoli reddituali minimi, anche nel sistema misto, come previsto nella piattaforma condivisa lo scorso anno tra CGIL, CISL e UIL.

S’, inoltre, a opzione donna, perché, sempre secondo Ghiselli, bisogna valorizzato il lavoro delle donne, ma che sia una transizione verso una soluzione permanente e strutturale.

Di Maio: no a tutte le combinazioni

Sulla questione è intervenuto anche il leader del M5S che ha anticipato la volontà di rivedere la proposta quota 100 scegliendo soltanto alcune opzioni nella combinazione tra età anagrafica e contributi versati.

Quali saranno le combinazioni, sarà scoperto all’interno della prossima legge di bilancio che conterrà, sempre secondo quanto dichiarato da Di Maio, anche la riforma quota 100.

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