In questo concorso il fine giustifica i mezzi? Lettera

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Cari colleghi tutti, precari e non sappiamo bene che non per tutti il ruolo ha avuto lo stesso prezzo. 

Cari colleghi tutti, precari e non sappiamo bene che non per tutti il ruolo ha avuto lo stesso prezzo. 
A seconda dei periodi storici c’è chi ha sofferto di più, molto di più, poco o per nulla, e quindi ottenere questo titolo è sempre stato diverso, e comunque spesso questione di….. fortuna.

Ora però penso si sia arrivati al massimo della follia.

Fino all’anno scorso, da almeno 30 anni, siamo sempre stati selezionati di conseguenza ai nostri meriti sia didattici, che per titoli di studio o artistico-professionali, collocati in determinate graduatorie e per anni ci siamo sottoposti a continui sacrifici per aumentare il nostro merito e dare valore alle nostre persone. Questa era per tutti la regola del gioco: tutti riconoscevano ben chiare e giuste le norme che ordinavano la nostra attività. Malgrado mancasse da anni la volontà del Ministero di assumerci in ruolo, ci sentivamo comunque …… gratificati del nostro punteggio, che esprimeva il risultato dei nostri sacrifici e delle, (anche se non sempre), nostre capacità, ma c’era poi la cosa più importante: la speranza che prima o poi sarebbe toccato anche il nostro turno.

Ora, sconvolgendo questo stato di cose in modo del tutto arbitrario, casuale e provocatoriamente ingiusto, questo maledetto concorso fa perdere il sonno, e speriamo solo quello, a decine di migliaia di docenti precari, ma perché? Forse consci delle loro incapacità hanno paura di dimostrare il loro valore professionale?

No, caro Ministro della Pubblica Distruzione: queste decine di migliaia di insegnanti hanno una vita alla quale non possono rinunciare per contentare e perseguire le follie di qualche burocrate, e l'ipotesi di ritrovarsi senza possibilità di lavorare per i prossimi anni, se non si esce vincitori da questa competizione, è a dir poco delirante. Non si può far perdere la speranza!
Questi hanno figli, genitori anziani, situazioni familiari a volte difficili; non essendo più giovani potrebbero avere problemi di salute, e spesso hanno già il tempo contato per arrivare stanchi a sera: dove lo dovrebbero trovare il tempo per studiare ancora, con lo stress che ciò comporta??!!
Diciamolo chiaramente che un giovane di 25 anni, che deve solo studiare ed è perfettamente allenato in questo, ha qualche vantaggio nel dedicarsi alla sua preparazione.

E già qui mi sorge un dubbio sulla volontà di indire questo concorso, non facendolo, come praticamente si è sempre fatto, in modo riservato.

Secondo punto: ma se voleva essere tutelato il merito, dato che ognuno di noi era già in una graduatoria dimerito effettivo, perché dare un valore di 80 punti su cento alle prove del concorso e solo 20 al merito pregresso? Mi sembra sarebbe stato più opportuno riconoscere ciò che ognuno è stato, piuttosto che quello che sarà, e aver capovolto il punteggio da assegnare!

 Probabilmente quella vocina che mi fa pensare che si vogliano eliminare i precari storici, quelli più vecchi, con più anzianità ed esperienza si fa sempre più fondata: “rottamazione e largo ai giovani” non sono le parole del nostro Premier?

Non voglio creare uno scontro generazionale, ma sicuramente il posto a scuola c’è per tutti; l’età media è sicuramente alta, e molti presto si avvieranno alla pensione: perché, invece di farci scontrare tra generazioni, creando un solco tra vecchio e nuovo, il nostro illuminato Governo non ha pensato di accompagnare l’uscita di insegnanti esperti, e non per forza di ruolo, affiancandogli un giovane al quale passare la propria esperienza? Penso che sia meglio condividere che separare! Sono certo che molti, sia giovani che meno giovani avrebbero gradito una soluzione di questo genere, anche ricorrendo al part time.

Infine vorrei arrivare al più grande di tutti i controsensi: le commissioni d’esame.

Avendo il sottoscritto una certa età, ricordo bene come venivano messi in ruolo gli insegnanti negli anni 70/80, proprio quelli che ora dovrebbero essere i nostri esaminatori, visto che, ormai alla frutta, il Miur è costretto a reclutare pure gli insegnanti in pensione: ebbene, per l’immissione in ruolo di molti di loro, ma anche di altri tuttora in attività, sono stati organizzati percorsi riservati, per non dire super riservati o addirittura nulla, e non sono richieste assicurazioni circa la loro successiva formazione o aggiornamento. Mi domando come, (almeno una parte di loro), siano in grado di giudicare i nostri elaborati, considerando che negli ultimi 10 anni si è quasi stravolto il concetto di didattica, e le nuove metodologie hanno decisamente surclassato le vecchie: è giusto che alcuni di noi debbano essere esaminati da “certi esaminatori”? Sarebbe forse il caso di esaminare prima gli esaminatori? Anche nel caso di esaminatori altamente qualificati, come si può poi assicurare un’imparziale e oggettiva valutazione fondata sugli stessi criteri per tutti?  Forse che per la fretta di fare si può calpestare qualsiasi diritto e togliere la dignità a chiunque? Per Renzi il fine giustifica i mezzi, ma che fine?…… e che mezzi?           Il fine certo è quello di distruggere quello che ancora c’è di buono nella scuola, come l’esperienza degli insegnanti più rodati (non per forza di ruolo), e il vero merito, che sarebbe stato sicuramente e facilmente riscontrabile tra i dirigenti, colleghi e alunni con i quali abbiamo collaborato, in favore di un ricambio generazionale mal pensato e con esiti molto incerti; e i mezzi …. ricordano periodi poco piacevoli.

Riguardo alle assunzioni in ruolo dell’epoca sopra riportata

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/278274.pdf

Mauro Bortolotto

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