Quest’anno dalla scuola ho imparato ad essere “collega”. Lettera

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Negli anni si migliora; questo è certo. Ho iniziato a lavorare come prof quando ero un giovane venticinquenne e da allora, ogni giugno scoprivo di essere diventato un insegnante migliore.

Negli anni si migliora; questo è certo. Ho iniziato a lavorare come prof quando ero un giovane venticinquenne e da allora, ogni giugno scoprivo di essere diventato un insegnante migliore.

Quest’anno, però, ho ricevuto un dono prezioso: ho imparato a essere collega.

La cosa non è così scontata come sembrerebbe, nei luoghi di lavoro si creano spesso dinamiche tanto strane quanto infantili che rendono l’ambiente difficile o, addirittura infernale.

Poi, quasi per caso, mi sono ritrovato a lavorare all’Istituto comprensivo “Serra” di Crescentino dove la mia mente ha preso un’enorme boccata d’aria.

Chiunque abbia varcato quella soglia sa di essere stato accolto da un sorriso delle bidelle e magari anche da un pezzo di torta. Alunni, insegnanti, genitori si sentono accolti in una famiglia meravigliosamente operosa.

Nell’atrio si incontrano genitori che stringono le mani, alunni con disabilità che fanno gli scherzi ai bidelli, studenti difficili che si aprono con i loro insegnanti.

E nella sala insegnanti? Nessuna lamentela. Solo un continuo progettare programmare: ci si sente subito coinvolti in un “giro” di ottimismo e di entusiasmo che trasporta. Ci si trova, così a contattare le istituzioni e i colleghi polacchi per il gemellaggio, gli istituti superiori per l’orientamento, la parrocchia per le collaborazioni, le scuole in rete per l’aggiornamento.

Ognuno dà il meglio che può: chi disegna, chi tiene le pubbliche relazioni, chi scrive, chi si occupa del multimediale e, soprattutto tutti “fanno a gara nello stimarsi a vicenda”.

La vice preside è un punto di riferimento sicuro, ma che non pecca mai di protagonismo e il preside una sorta di allenatore di pallone che cerca di dare a chiunque il ruolo in cui possa esprimere al meglio le sue potenzialità.

E’ la nostra isola felice quella scuola e lo è anche il gruppo Whatsapp in cui sono inseriti quasi tutti i suoi dipendenti: lì abbiamo condiviso anche parte delle nostre battaglie umane e personali e vi abbiamo trovato sempre comprensione e aiuto.

Le nostre vite sono complesse e difficili e lo è anche il nostro lavoro, ma che sia questa la soluzione ai tanti mali che affliggono il corpo docente nazionale?

In pedagogia si parla di “professionisti riflessivi”, lo siamo, ma siamo anche professionisti felici di incontrarsi ogni mattina e professionisti fieri e grati di svolgere il lavoro più nobile del mondo.

Quest’anno ho imparato a essere collega. Che bella cosa!

Cari colleghi, continuate a insegnare a tutti che si può, sempre e nonostante tutto. Grazie per avermi accolto e, se Dio vorrà, arrivederci.

Paolo Martena, insegnante precario di Matematica e scienze

 

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