Quello che i docenti non dicono. Lettera

Lettera

Inviato da Chiara Celino – La situazione che sta vivendo la scuola italiana in questa calda estate 2020 invece di veder delineato un quadro chiaro entro il quale muoversi in vista della riapertura delle classi, assume contorni sempre più sfumati dopo ogni riunione del CTS e a seguito di ogni dichiarazione della Ministra Azzolina.

Quello che colpisce maggiormente i docenti che nelle classi ci lavorano davvero (come me e i colleghi che condivideranno il contenuto di questa lettera) è questo silenzio assordante degli insegnanti riguardo alle decisioni che li riguarderanno in prima persona.
Stiamo aspettando l’ultima parola di chi decide per noi e non ce la sentiamo di far sentire la nostra voce forse perché la nostra categoria subisce da sempre una sorta di sudditanza psicologica verso l’opinione pubblica. Si, perché noi insegnanti siamo vittime di preconcetti e luoghi comuni che non si sono evoluti di pari passo con le varie riforme ministeriali. Noi rimarremo sempre quelli che NON possono lamentarsi perché hanno tre mesi di ferie all’anno. Qualsiasi tipo di osservazione o rimostranza da parte nostra riguardo al nostro lavoro, riceve puntualmente smorfie di disappunto sul volto di genitori e amici che ci percepiscono come dei privilegiati.

Ebbene, non voglio entrare nel merito della questione ma la porto come motivazione a questo immobilismo che percepisco intorno a me.
Ho deciso di rompere questo silenzio per far sapere quello che noi docenti (o almeno quelli che condivideranno le mie riflessioni) non abbiamo il coraggio di dire in questo caos che sta accompagnando la riapertura della scuola. Non si tratta di opinioni personali ma di fatti.

PAURA
Abbiamo paura perché solo chi è stato in una classe di scuola primaria sa cosa voglia dire in termini di rispetto di regole e di igiene. Se proviamo a dire che abbiamo paura ci viene risposto che gli impiegati non hanno mai smesso di lavorare, che i supermercati sono rimasti aperti e che i centri estivi sono stati avviati. A chi è pronto a rispondere in questo modo voglio ricordare che:
si parla di luoghi di lavoro frequentati da adulti o da bambini accompagnati dagli adulti con tanto di mascherine obbligatorie e misurazione della temperatura
i centri estivi si svolgevano per la maggior parte all’aperto e prevedevano un rapporto animatore-bambini di 1 a 7 mentre noi insegnanti (primaria e secondaria) arriviamo ad un rapporto di 1 a 27.
Abbiamo paura perché contInuano a ripetere che “tanto i bambini non si ammalano!” Chi sarebbe pronto a metterlo nero su bianco e a dare la certezza che il virus non muti o che i bambini asintomatici possano trasmettere il virus a noi adulti?

TEMPERATURA
Abbiamo paura perché la nostra salute è nelle mani delle famiglie che dovrebbero misurare la temperatura ai loro figli e tenerseli a casa se hanno sintomi da Covid (raffreddore, dissenteria, tosse ecc)..Peccato che si tratti delle stesse famiglie che fino a prima del lockdown ci recapitavano puntualmente in classe bambini con la febbre o che avevano vomitato la notte prima, con la dissenteria in corso da giorni (i genitori devono sapere che i bambini alle maestre dicono sempre la verità) o con tosse e moccolo che infetta tutto l’ambiente. Posso, a ragion veduta, essere poco fiduciosa riguardo questo senso di responsabilità che le famiglie dovrebbero iniziare a dimostrare a partire da settembre: il problema di dove lasciare il bambino malato sarà ancora più sentito perché i nonni quest’anno dovrebbero essere risparmiati da una simile incombenza.

VACCINO
da qualche anno i bambini non vaccinati non possono più frequentare la scuola (infanzia e primaria) però adesso accettiamo come normale e inevitabile il fatto di tornare tutti a scuola senza essere vaccinati per una malattia della quale sappiamo ancora poco e per la quale non esiste cura.

MASCHERINA
Partiamo da una serie di dati: la mascherina è obbligatoria “nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza”; da qualche giorno è obbligatoria anche nei luoghi all’aperto dove si possono creare assembramenti; la mascherina (tranne la FFP2 con valvola) NON protegge chi la indossa ma diventa un efficace strumento di protezione individuale solo se tutti la indossano.
La domanda nasce spontanea: perché la scuola dovrebbe essere diversa?
Perché allora nelle linee guida si legge da sempre che la mascherina è obbligatoria per il personale docente e ATA e non dovrebbe esserlo per i bambini? Proteggiamo i bambini ma non tuteliamo noi stessi e le nostre famiglie? E neppure i bambini tra di loro saranno protetti quindi mi chiedo come mai anche i genitori non siano in rivolta per questa incertezza.
La mascherina indossata per troppe ore diventa un rischio per la salute? Allora il CTS deve trovare altre soluzioni per il rientro in sicurezza perché adesso siamo in EMERGENZA.
La mascherina è fastidiosa per tutti (in primo luogo per il docente che deve parlare tante ore in classe) e lo è sicuramente anche per i bambini ma resta l’unico strumento di protezione da starnuti e colpi di tosse: il bambino, anche se seduto ad un metro di distanza dai compagni, con uno starnuto contamina l’aria dell’intera aula.
Ah, certo! Basta arieggiare. Arieggiare vuol dire tenere le finestre e le porte aperte per creare corrente anche nel mese di dicembre? Così, se non ci ammaliamo di Covid, una bronchite da raffreddamento la rimediamo senz’altro, almeno noi e i bambini che sono seduti vicino alle finestre.

DISTANZIAMENTO
Su questo punto per fortuna qualcosa in più si è detto ma ho letto tanta facile ironia ma poca visione d’insieme. Una volta misurati al centimetro le distanze tra banchi e file, in una calda mattinata di luglio, ho chiesto alla mia DS: adesso inchiodiamo per terra i banchi così come li abbiamo sistemati? Perché chiunque abbia lavorato almeno 1 mattina in una classe della scuola primaria, può testimoniare che i banchi non restano mai fermi nel posto in cui i bambini li trovano all’ingresso in aula! I bambini non sono bambole di pezza sistemate sulla sedie e, nel giro di mezzora, i banchi avanzano verso la cattedra senza intenzionalità evidente ma per una mera questione cinetica. Quindi la storia del distanziamento serve a tutelare i Dirigenti scolastici ma non noi docenti che dovremo richiamare continuamente i bambini che si muovono ricordando loro le nuove regole.

DAD
Demonizzata come il male del secolo e come motivo di bivacco degli insegnanti. Solo quei docenti che hanno davvero attuato la DAD dall’inizio dell’emergenza (e le loro famiglie testimoni di tanto lavoro) sanno che la DAD non può essere scelta da un docente per lavorare di meno anzi richiede un impegno 10 volte maggiore rispetto alla didattica in presenza.
In conclusione, la situazione che si sta delineando ha del paradossale per chi a scuola ci lavora.
Perché aprire le scuole è un’emergenza? La risposta che va per la maggiore: perché gli studenti avrebbero ripercussioni emotive. Peccato che senza salute fisica non ha senso preoccuparsi di quella emotiva.
Quello che è sicuro in tutta questa incertezza è che stiamo per essere inseriti in quello che si sta delineando il più grande esperimento sociosanitario della storia italiana.
Io speriamo che me la cavo.

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