Quella sorta di “liberi tutti” che preoccupa molti docenti. Lettera

ex

Inviata da Rita Piazza – Gentile Ministra,  ci rivolgiamo a Lei da docente, da collega, da co-protagonista dei processi educativi in cui siamo quotidianamente impegnati. 

Le anticipazioni dell’imminente decreto scuola riportate da Repubblica fanno intravvedere una sorta di “liberi tutti” che preoccupa molti docenti, di cui non sbaglio se credo di interpretare il pensiero, e che non depone certo a favore della serietà della scuola italiana.

Come Lei ben sa, il nostro quotidiano è intessuto di una duplice azione: di attenzione verso gli alunni più fragili, di cui cerchiamo di risvegliare e nutrire la motivazione, e di cura di quelli più motivati, a cui forniamo occasioni di sfida e di costante miglioramento.

In ogni caso, insegniamo loro che l’anno scolastico dura nove mesi e che ogni giorno è un’opportunità da non sprecare, che si lotta fino all’ultimo e che il riconoscimento dell’impegno è la vera medaglia di cui andare fieri, al di là dei voti, numeri aridi che non traducono il valore della persona.

Ora leggo che, sia pure in circostanze eccezionali come quelle che stiamo vivendo, Lei proporrebbe una sanatoria generalizzata, che azzera in un sol colpo tutti gli sforzi che profonde chi crede nella scuola e nel suo valore educativo, come me e moltissimi miei colleghi.

Siamo profondamente amareggiati perché questo provvedimento, se promulgato, svilirebbe il nostro lavoro di insegnanti e, al contrario, tra i ragazzi promuoverebbe il disimpegno di chi si trova in una terra di mezzo, la demotivazione dei migliori e confermerebbe nei fannulloni la convinzione di aver scelto la strada migliore (“minimo sforzo massimo rendimento”).

Essendo un’insegnante, Lei ha sicuramente conosciuto studenti disinteressati come questi ultimi e si sarà sicuramente chiesta se sia giusto premiarli con la promozione: non voglio credere che ora non sia possibile elaborare un piano diverso per il passaggio al prossimo anno scolastico.

Io credo – noi insegnanti crediamo – che sia possibile trovare una soluzione: condivido il pensiero che gli elementi di valutazione raccolti tramite la didattica a distanza possano non bastare per sancire una bocciatura nei confronti di alcuni studenti, ma allo stesso titolo possono non bastare
per la loro promozione: allora perché non obbligare gli insufficienti  a preparare un esame di recupero a settembre? Questo permetterebbe di segnare una linea di demarcazione tra chi si impegna e chi no, tra chi ha sfruttato le opportunità fornite dai docenti anche – e soprattutto – in
questo periodo e chi si considera in vacanza dal 24 febbraio.

Mi sia concesso spendere un’ultima parola per gli insegnanti. La pandemia ci ha colto di sorpresa, obbligandoci alla didattica a distanza, modalità inusuale anche per i più tecnologici tra noi, che richiede molto più tempo per la preparazione delle lezioni e molta più attenzione nella gestione
degli strumenti (è notizia di questi giorni l’azione di disturbo delle video lezioni messa in opera da teppisti organizzati in gruppi social); dobbiamo andare a cercare uno a uno gli studenti “assenti”, indagare con tutta la nostra delicatezza i motivi per cui non si connettono e indirizzare le famiglie verso gli strumenti che possono fornire la scuola, lo Stato e i gestori telefonici. Non esagero se dico che questa sottile opera didattico-relazionale ci occupa per molte più ore del solito.

Lei può facilmente immaginare quale effetto di delegittimazione avrebbe un provvedimento come quello che i giornali anticipano: cominceremmo a interrogarci sulla nostra motivazione e sugli incentivi che fanno da riscontro al nostro impegno. Siamo dei professionisti dell’educazione, la
serietà è il nostro tratto distintivo, e vorremmo che il nostro impegno sia riconosciuto in primis dai nostri superiori, da Lei, chi è una di noi. Non chiediamo soldi o altri incentivi, chiediamo che il nostro lavoro sia rispettato.
Certa della sua comprensione, la ringrazio per l’attenzione.

Segui il nuovo ciclo formativo Eurosofia: “Educazione civica, cittadinanza attiva e cultura della sostenibilità a scuola”