Quel patto di corresponsabilità non sia carta straccia. Lettera

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Inviata da Mario Bocola – La scuola è un’istituzione dove l’alunno apprende. Tuttavia tutto diviene per gli alunni un divertimento: scherzare, giocare per l’intero tempo scuola è diventata una prassi, una moda, un’usanza. A scuola ci sono momenti ludici, ma tutto deve essere finalizzato all’apprendimento. Studiare, apprendere, leggere, scrivere, fare le cose che una scuola seria e professionale deve fare è fondamentale, perché rientra in quest’ottica, non è più possibile non tenerne. Molto spesso le classi diventano un vero e proprio oratorio.

A scuola no. I genitori che, oramai, hanno delegato il loro ruolo di essere padri e madri alle istituzioni scolastiche perché se ne facciano carico, pensano che il mondo della scuola debba risolvere tutti i loro problemi. Sembra quasi che la stessa scuola sia diventato un ambiente di parcheggio, i cui genitori la mattina accompagnano i figli consegnandoli agli insegnanti e scaricandosi delle proprie responsabilità. Non è così.

Allora a cosa serve il patto di corresponsabilità che la famiglia firma all’inizio dell’anno scolastico con l’istituzione scolastica, impegnandosi in un proficuo rapporto di reciproca educazione. Resta carta straccia che nella realtà non viene rispettata. È una realtà purtroppo amara da constatare, in cui gli insegnanti con la loro fatica, il loro lavoro cercano quotidianamente di fronteggiare le mille difficoltà che si presentano non essendo nemmeno supportate dalla famiglia. Qual è allora il compito dei genitori? Metterli al mondo e basta?

Tanto poi ad educarli ci pensano gli insegnanti che, è vero che sono degli educatori, ma non possono e non devono in alcun modo sostituirsi ai genitori cui spetta in primis il compito educativo. Non possono delegare, devono assumersi le responsabilità. Se accadono episodi di violenza nelle aule scolastiche la colpa non è degli insegnanti, se si comportano male in classe e rispondono con parolacce ai docenti la colpa non è degli stessi.

Parliamoci chiaro: gli alunni trascorrono a scuola soltanto cinque ore, il resto della giornata la vivono all’interno del contesto familiare ed è li che deve avvenire l’intero processo educativo, devono imparare le regole del vivere civile e soprattutto capire che devono avere rispetto per le persone adulte. Se non si fa questo la scuola come deve orientarsi. Non è affatto possibile che gli alunni che, forse a casa si comportano da santarellini poi vengono nelle aule e assumono atteggiamenti altezzosi, provocatori, da sberleffo. Il marcio non sta nella scuola ma proviene dalla famiglia che delega tutto alla scuola senza assumersi le proprie responsabilità.

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