Quattro bimbi trovati vivi nella giungla dopo 40 giorni, il pediatra Villani: “In quelle popolazioni una tredicenne ne sa più di un adulto, non sono i nostri ‘bamboccioni’ italiani”

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La storia dei bambini colombiani che sono sopravvissuti per 40 giorni da soli in una foresta è, secondo Alberto Villani, direttore di Pediatria generale e dell’emergenza dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, un “manifesto meraviglioso che dimostra come educare”.

A Il Messaggero, Villani riflette con commozione sulla forza di questi piccoli sopravvissuti, ma al contempo lancia un confronto critico con i bambini italiani, che considera troppo protetti dai genitori.

“La resilienza nasce anche dalla capacità di affrontare le difficoltà, ma si arriva ad affrontarle se si è educati a farlo”, dice il professore. “I nostri ragazzi invece stanno in mezzo alle “foreste” urbane abbandonati, senza sapere come cavarsela”.

La sopravvivenza dei bambini colombiani, secondo Villani, è dovuta in gran parte al loro ambiente di origine e all’educazione ricevuta. “Quei bambini sono indigeni, sono cresciuti in quell’ambiente e quindi lo conoscono. Sanno come gestire in maniera ottimale le risorse naturali, come avvantaggiarsi in tutte le situazioni”, spiega.

Nonostante l’età tenera dei sopravvissuti, con la più grande appena 13 anni, Villani riconosce il loro coraggio e la loro resilienza. “In quelle popolazioni una tredicenne ne sa più di un adulto, non sono i nostri “bamboccioni” italiani, sono persone abituate a confrontarsi da sempre con le difficoltà e a superarle”.

Villani sottolinea inoltre l’importanza dell’educazione nella sopravvivenza dei bambini, affermando che l’abilità di affrontare le difficoltà è una competenza che deve essere insegnata. “È evidente l’importanza dell’educazione, delle regole. È la riprova che se nei bambini si investe in maniera intelligente e virtuosa, questo è il risultato”.

Per quanto riguarda il fenomeno di “iperprotezione” dei genitori nei confronti dei loro figli in Italia, Villani esprime preoccupazione: “Si parla oggi di disturbi neurocomportamentali, ma in realtà in questo caso c’è la dimostrazione che i bambini sono estremamente resistenti: vanno solo educati ad affrontare diversi contesti e questo lo ottieni solamente educando le persone”.

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