Quanto sono indebitati i docenti a causa del ritardo del pagamento degli stipendi?

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Questa riflessione nasce da un caso molto semplice. Una docente nel mese di marzo si è vista accreditare lo stipendio per supplenze svolte a novembre 2016.

Casi come questi, nella scuola pubblica, sono sempre più diffusi. Quanti? Il Ministero dovrebbe dare una risposta. Servono dati. Servono risposte.

La cosa incredibile è che lo Stato italiano ti retribuisce per una prestazione lavorativa svolta nella scuola, quale quella di docente, che meriterebbe tutte la massime tutele, e massime certezze, anche con cinque mesi di ritardo.

Siamo alle solite. Ma questa storia deve finire. Se non è tollerabile che i docenti abbiano stipendi indecenti nella scuola, per nulla dignitosi e non corrispondenti al grado e valore sociale della prestazione lavorativa esercitata, dall’altro lato è totalmente inaccettabile che docenti precari rimangano senza stipendio per mesi.

Molti si domandano, ma come vivono? Sorgono sospetti che uno strumento a cui si possa ricorrere sia quello del fido bancario, o canonico prestito. Ci si deve domandare perché ultimamente arrivano offerte e proposte che ti coprono se sei scoperto economicamente anche per diversi mesi. Forse perché nel mondo del lavoro i ritardi degli stipendi diventano una regola? E le banche ovviamente esercitano il loro normale e legale e legittimo mestiere.

Delle soluzioni te le offrono. I TAN sono dell’8,90 % mediamente, i TAEG intorno all’11% e gli interessi e canoni variano a seconda della cifra richiesta. Insomma, quanto è diffuso nella scuola il fenomeno dell’indebitamento perché le retribuzioni non vengono pagate quando devono essere retribuite?

E comunque la soluzione non è il prestito bancario od il prestito richiesto a qualche parente, la soluzione è pretendere il pagamento dello stipendio in data certa e secondo le regole procedurali.

Quando non ti viene liquidato lo stipendio, di norma si ricorre allo strumento della diffida e messa in mora, atto con il quale si interrompe anche la prescrizione.

Procedura consigliabile. Solo che non basta. Il passo successivo sarebbe quello giudiziario, con tempi non rapidissimi, e costi relativi, ed è per questo che lo Stato spesso ne approfitta, perché è consapevole che sono pochi i docenti che ricorrono a questi mezzi per avere lo stipendio pagato, anche perché prima o poi ti verrà liquidato.

E soprattutto è assurdo che un lavoratore debba pagare per essere pagato per un lavoro che ha svolto.

Eppure, come ha ricordato il Tribunale di Roma nel 1997, quando ha accolto il richiesto provvedimento cautelare di condanna della società datrice al pagamento di arretrati retributivi, essendovi oltre al fumus boni iuris, anche l’ulteriore requisito del periculum in mora, sussiste “ la natura alimentare del credito retributivo, la cui mancata corresponsione compromette, per tutto il tempo del giudizio, il diritto del lavoratore a un’esistenza libera e dignitosa”

Esistenza libera e dignitosa che il continuo ritardo del pagamento degli stipendi viene meno per diversi docenti nella scuola pubblica italiana.

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