Quando gli insegnanti non dicono se aderiranno allo sciopero, quanti disagi per la scuola! Lettera

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inviata da Valeria Coppelli – Sono un dirigente scolastico in pensione da pochi mesi.

Leggo con piacere la proposta dell’Aran di introdurre una clausola negoziale per fare in modo che i docenti rendano nota in anticipo la propria volontà di aderire o meno allo sciopero oppure di non esprimersi affatto.

Intendo intervenire sull’ultima opzione, quella, cioè, che prevede per docenti e ATA la possibilità di prendere visione dell’indizione dello sciopero, ma non di comunicare l’intenzione di aderire no allo sciopero.

Nella mia attività di dirigente in scuole del primo grado, la gestione degli scioperi è stata, senza dubbio, la più delicata e problematica, trattandosi di minori anche in tenerissima età.

In tutte le scuole dove ho operato, la non comunicazione dell’intenzione di aderire o non aderire allo sciopero è diventata la modalità più diffusa.

Il dirigente, in tal caso, è tenuto a comunicare alle famiglie che non sono garantite le lezioni e invita, ma di fatto obbliga, i genitori a presentarsi davanti a scuola il giorno dello sciopero per verificare la presenza del docente, perché solo in quel caso questi potrà consegnare alla scuola il proprio bambino. In caso di assenza del docente dovrà invece trovargli velocemente una sistemazione o chiedere al momento una giornata di ferie.

Nel caso del tempo pieno, il genitore dovrà presentarsi davanti a scuola anche a mezzogiorno per verificare la presenza dell’insegnante del pomeriggio.

E’ possibile quantificare le indizioni degli scioperi sui siti dedicati e constatare che quasi settimanalmente sigle di organizzazioni sindacali minori indicono uno sciopero e quasi settimanalmente il dirigente attiva la procedura.

Va da sé che questa continua insicurezza sul servizio scolastico mette in forte difficoltà i genitori che devono recarsi regolarmente al lavoro tanto che molti preferiscono iscriverli alla scuola privata, perché, come loro stessi affermano, la retta della scuola privata risulta comunque meno costosa di una babysitter nei giorni di sciopero.

Come risulta dalle rilevazioni scioperi, l’adesione è minima, ma il disagio che si crea alle famiglie è sistematico e deteriora il rapporto insegnante – genitori che non si esprime in modo palese e diretto, ma con malcontenti generalizzati su aspetti marginali dell’attività didattica.

Per la scuola, che deve garantire non solo le lezioni, ma anche la vigilanza ai minori a lei affidati, non sapere quanti bambini, quel giorno, saranno presenti a scuola (c’è chi arriva a scuola in pulmino o è già a scuola dalla mattina) e quanti docenti saranno in servizio costituisce una responsabilità alla quale non è sempre facile rispondere.

A ciò si aggiunga che, nel tempo pieno, la mattina vengono ordinati i pasti. Non essendo dato sapere se l’insegnante che prenderà servizio nel pomeriggio sarà presente, potrebbe verificarsi che vengano ordinati pasti che non saranno consumati, ma pagati dai genitori o pasti non ordinati e bambini presenti.

Sempre nel caso in cui gli insegnanti siano assenti, ma i bambini siano presenti, questi vengono distribuiti nelle classi funzionanti, ma se il numero è elevato non è possibile garantire le lezioni nemmeno nelle classi in cui insegnanti che non hanno aderito allo sciopero.

Nulla da eccepire sul diritto allo sciopero dei lavoratori della scuola, ma quello che ho sempre chiesto alle sedi istituzionali a cui la scuola deve fare riferimento è una regolamentazione degli scioperi che consenta ai dirigenti di garantire la vigilanza sui minori.

Certa che la trattativa in corso approderà a una soluzione rispettosa dei diritti dei lavoratori e dei minori, porgo distinti saluti.

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