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Quando andare in pensione 10 mesi più tardi fa la differenza sull’assegno previdenziale?

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In quali casi attendere anche pochi mesi può portare ad un vantaggio sull’assegno di pensione?

Molte volte ritardare anche di pochi mesi il pensionamento porta un guadagno economico abbastanza importante. Non solo per i maggiori contributi versati, che incidono in misura abbastanza lieve. Scopriamo quando conviene  rispondendo alla domanda di una nostra lettrice che ci scrive:

Salve ho 54 anni e 38 di contributi ,sono un’infermiera turnista conviene andare in pensione con 41 oppure 41 e 10 mesi, cosa cambia a livello economico? Grazie!

Pensione a 41 anni o 41 anni e 10 mesi?

Nel suo caso entrambe le possibilità sono aperte. Essendo lavoratrice precoce e svolgendo un lavoro gravoso, infatti, ha diritto di accedere alla pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi o di attendere il raggiungimento dei 41 anni e 10 mesi di contributi. In entrambi i casi riuscirà a cogliere il pensionamento abbondantemente prima del compimento dei 60 anni. E questo deve spingere ad una riflessione.

Come tutti bel sappiamo per il calcolo della quota di pensione contributiva vengono applicati dei coefficienti di trasformazione che sono maggiormente vantaggiosi al crescere dell’età. Se dovesse considerare solo i 10 mesi di contributi versati in più accedendo alla pensione anticipata ordinaria con 41 anni e 10 mesi, le direi che la differenza è talmente lieve da non meritare neanche la riflessione di attendere.

Ma se il trascorrere di quei 10 mesi le permette di accedere alla pensione con un anno anagrafico in più la differenza potrebbe non essere così lieve. Lei raggiungerebbe i 41 anni di contributi a 57 anni. Supponiamo che per raggiungere i 41 anni e 10 mesi di contributi lei compisse anche i 58 anni. In questo caso sulla pensione andrebbero ad incidere non solo i 10 mesi di contributi versati ma anche il coefficiente di trasformazione più conveniente.

Facciamo un esempio estremo: consideriamo un lavoratore che ricade interamente nel sistema contributivo e che per tutta la sua carriera ha avuto uno stipendio lordo di 2000 euro al mese, 24mila euro l’anno. Su questo stipendio sarebbero pagati ogni anno 7920 euro di contributi.

Andando in pensione con 41 anni di contributi si avrebbe un montante contributivo di 324720 euro. A questo andrebbe applicato il coefficiente di trasformazione dei 57 anni (4,186%) che restituirebbe una pensione lorda annua di 13592 euro ed una pensione mensile di 1045 euro.

Vediamo cosa accadrebbe se per raggiungere i 41 anni e 10 mesi di contributi il lavoratore compisse anche i 58 anni. Il montante contributivo, aggiungendo i 10 mesi di contributi in più, sarebbe di 331320 euro. Applicando il coefficiente relativo ai 58 anni ( 4,289%) si avrebbe una pensione lorda annua di 14210 euro ed una pensione mensile di 1093 euro.

Si tratta di guadagnare, quindi, quasi 50 euro al mese (lordi) che potrebbero sembrare pochi. Sono, però, quasi 600 euro l’anno solo attendendo 10 mesi per il pensionamento. A lei, poi, farsi i conti se la cosa conviene  oppure no.

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