Quando alunni facinorosi e delinquenti impediscono di lavorare. Nessuno ne parla, molti la subiscono…

di redazione
ipsef

inviato da Vincenzo Zito – Uno dei fattori centrali che determina la mediocre produttività didattica della scuola italiana è la sconfortante gestione della disciplina durante le lezioni. In numerosissime realtà non si riesce a garantire il diritto all’apprendimento perché non si hanno strumenti tali da neutralizzare il disturbatore di turno che ha il potere di vanificare le attività didattica.

inviato da Vincenzo Zito – Uno dei fattori centrali che determina la mediocre produttività didattica della scuola italiana è la sconfortante gestione della disciplina durante le lezioni. In numerosissime realtà non si riesce a garantire il diritto all’apprendimento perché non si hanno strumenti tali da neutralizzare il disturbatore di turno che ha il potere di vanificare le attività didattica.

Così come il cittadino onesto non viene sostenuto dalle istituzioni, anche lo studente e il docente vengono abbandonati a dolorose frustrazioni. E i dirigenti tergiversano o eludendo i problemi o accusando qualche povero disgraziato di “non sapere tenere le classi”, mentre gli alunni “facinorosi” continuano imperterriti, così come i delinquenti continuano ad affossare quel po’ di democrazia che ci rimane.

Se analizziamo le normative in merito, emerge il solito guazzabuglio, eppure poche regole univoche, basate sulla realtà, e non su principi astratti, se rigorosamente applicate, potrebbero dare risultati efficaci. Nei Consigli di Classe e di Istituto si assiste spesso ad interminabili quanto sterili, confusi discorsi . Intanto nelle classi continuano ad essere trascurati proprio i più meritevoli.

Il problema della carente tenuta disciplinare non viene di fatto affrontato, ma artatamente eluso, in una boscaglia di acronimi (BES,PDP,PDE, DSA,DA,POF,RLS,RSU ecc.) di fatto burocratismi che non strutturano il denominatore comune: l’assetto disciplinare. In Italia tra il de facto e il de iure c’è di mezzo tutta l’astuzia del leguleio di turno o degli innumerevoli pontificatori del nulla.

Come si fa a praticare la lotta alla dispersione scolastica in ambiti dove gli indici di conflittualità sono altissimi ?

Nei paesi di lingua tedesca,ad esempio, si studia e si pratica biologia dell’apprendimento (Lernbiologie), utilissima al progresso dei rapporti all’interno di un contesto formativo (un approfondimento su tale disciplina sarebbe interessantissimo).

Mancano regole condivise a livello nazionale per evitare meschine disparità e conflittualità tra istituti, oramai in pietosa concorrenza tra loro. Norme univoche sui provvedimenti disciplinari… dopo quante note si deve arrivare alla sospensione? Perché in alcuni istituti c’è la sospensione anche per eventi che in altri vengono considerati di poco conto? Come mai le procedure sanzionatorie in alcune scuole risultano snelle ed efficaci poiché si basano sui fatti in relazione alle disposizioni del regolamento di Istituto; mentre in altri contesti tutte le volte bisogna aprire delle vere e proprie istruttorie interminabili perché confusamente basate su principi spesso distanti dalla realtà ?

Non crediate che i nostri alunni non si rendano conto di queste differenze; così,nella giungla di regole non applicate o interpretate ad hoc dagli adulti, loro continuano a metterci alla prova: ci “sbattono in faccia” realtà imbarazzanti e spesso hanno ragione! E’ questa la Buona scuola dell’autonomia?

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