Quale valutazione nella didattica a distanza? Una griglia da scaricare e la proposta dell’Andis Lombardia

di Antonio Fundaro

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La Didattica a Distanza continua a porre, al centro del dibattito, alcuni temi ad essa collegati. Tra questi merita un ulteriore approfondimento quello legato alla valutazione, tra l’altro, anche qui, trattato precedentemente.

Merita un approfondimento, per la qualità delle proposte avanzate e per la scientificità della proposta, il documento stilato dal Direttivo Regionale “Andis Lombardia” e ripreso già da molte scuole italiane. Un approfondimento nella cornice generale di una esperienza che, comunque la si legga, ha ricompattato la scuola, inorgoglitasi per la capacità di riappropriarsi degli spazi che le erano stati sottratti da una società che, per mille ragioni, aveva dimenticato la rilevanza della più importante agenzia formativa. Come ha affermato, in Senato, il presidente nazionale dell’Andis prof. Paolino Marotta “la sospensione delle attività educative e didattiche sull’intero territorio nazionale e l’avvio della “didattica a distanza” hanno posto a scuole, alunni e famiglie una sfida senza precedenti. Va riconosciuto che in questo periodo le istituzioni scolastiche hanno saputo mobilitare le migliori risorse professionali ed umane per favorire, sia pure in via straordinaria ed emergenziale, il diritto costituzionalmente garantito all’istruzione attraverso modalità innovative di apprendimento. Nonostante i diversi livelli di competenza digitale e le differenziate dotazioni di dispositivi in possesso degli alunni e delle istituzioni scolastiche, i docenti italiani hanno profuso uno sforzo ammirevole nel tentativo di assumere un nuovo approccio alla didattica”. Approccio analogo e stesso sforzo ammirevole quello degli studenti che sono stati costretti a rivedersi, a ripensarsi, a ricostruirsi nello spazio e nel tempo. Splendida davvero la descrizione che fa, di questo alunno tipo, Gianni Marconato che scrive: “Qual è, allora, il profilo dello studente a distanza ideale? – Forti abilità di gestione del tempo – Elevata motivazione al proprio apprendimento – Abilità di autogestione – Consapevolezza del proprio essere studente – Conoscenza di strategie di apprendimento efficaci – Capacità di formulare un proprio piano di lavoro per conseguire l’obiettivo una volta che un compito didattico è stato assegnato”.

Audizione in Senato: la valutazione finale e l’ammissione degli alunni alla classe successiva

L’Andis è Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici che, solo qualche giorno fa è stata convocata, in audizione informale, in Settima Commissione (Istruzione Pubblica – Beni culturali) del Senato della Repubblica per essere ascoltata in merito al Disegno di Legge n. 1774 (DL n. 22/2020 conclusione e avvio anno scolastico e svolgimento esami di Stato). Facendo riferimento alla valutazione, il presidente nazionale dell’Andis prof. Paolino Marotta, ha affermato che “valutazione finale e ammissione degli alunni alla classe successiva: gli elementi di valutazione che i docenti stanno raccogliendo in questa fase andrebbero utilizzati con valenza formativa. In particolare, nella scuola primaria la valutazione per l’ammissione alla classe o al grado successivo dovrebbe limitarsi alla “descrizione del processo e del livello globale degli apprendimenti raggiunti” dagli alunni, senza ricorrere all’attribuzione del voto numerico per singole discipline. Riguardo all’ammissione generalizzata di tutti gli alunni all’anno successivo, prevista dall’articolo 1 comma 3 lettera a) e comma 4 in deroga ai requisiti fissati dal D.P.R. 122/2009 e dal D. Lgs. 62/2017, l’ANDIS propone di non limitare le attività di integrazione e di recupero degli apprendimenti al primo periodo di settembre, ma di prevederne lo sviluppo, nel corso dell’anno scolastico 2020-21, in un’ottica di percorso formativo biennale, alla stregua di quanto avviene nel primo biennio degli istituti professionali ai sensi del d. lgs. 61 del 13 aprile 2017”.

La scuola italiana e la valutazione

Scrive Paolo Crepet che “l’ottimista e il pessimista del resto, chiamati a esprimere una valutazione di un medesimo accadimento o esperienza, danno un giudizio di irrilevanza o di preoccupazione. Analogamente, di fronte a un dolore all’addome uno dirà che «non è nulla, ho mangiato troppo», l’altro «ho una formazione neoplasica»”. In questo momento storico di “pandemia e sconforto educativo-metodologico” e di “pandemia e desiderio di sperimentazione formativa-metodologica”, con le sfaccettature tipiche del pessimista e dell’ottimista, a secondo da dove si guarda (meglio si legge), il fenomeno “valutazione” è il fulcro del dibattito, in primis culturale-identitario, poi anche docimologico, educativo, metodologico, tecnologico-strumentale.

Al centro di questo variopinto di moltiplicarsi di proposte, approfondimenti, ci si è dimenticati, come giustamente scrive Stefano Stefanel, dirigente scolastico nel ciclo di base, che “i tre vocaboli non sono affatto sinonimi e la media matematica è sempre una misurazione”. Ed il riferimento, fatto da Stefanel, è alla confusione, ormai atavica, che la scuola fa di tre termini: “Misurazione, Valutazione e Certificazione”. E continua il professore Stefano Stefanel “Al di là dell’empatia va detto che la scuola italiana, confondendo misurazione con valutazione, può fare il grande errore di valutare gli studenti attraverso le misurazioni della Didattica in presenza (compiti in classe ed interrogazioni) trasferite dentro la Didattica a distanza. Soprattutto nel secondo ciclo questo altererebbe il sistema di valutazione complessivo (messo in sicurezza dal Ministero dai “colpi di testa” di chi avrebbe comunque voluto bocciare anche dentro una pandemia), perché la misurazione per sua natura tende ad aiutare i migliori (che hanno molto bisogno di misurazioni) e a penalizzare i ragazzi più deboli (che vengono mortificati dalle misurazioni standard al di là della loro debolezza). Citerei, come esempio, tre elementi utili per valutare la Didattica a distanza: il colloquio colto (cioè il colloquio tra soggetti che condividono determinati specialismi), i compiti di realtà (connessi alle competenze tecniche, al rapporto con quello che gli studenti vivono, a ciò che può essere traslato dalla teoria alla pratica), la pluridisciplinarietà attraverso argomenti di vasta portata che amplino l’orizzonte culturale dello studente e richiedano argomentazione e non ripetizione”. In effetti, la finalità di qualsivoglia grado e ordine di scuola è quella di formare studenti e cittadini competenti in grado di impiegare le abilità di cui dispone (come patrimonio proprio), le conoscenze (che può spendere nel corso della sua vita) e i propri assetti esperienziali e personali nel contesto concreto in cui vive. E ciò è necessario che avvenga ad un livello costantemente più elevato (elevabile direi, con una propensione all’infinito), ad un livello di qualità e con una consapevolezza crescente, una autonomia consapevole e una responsabilità consequenziale in grado di “far essere”, “far fare”, “far conoscere” e, naturalmente, “essere”, nel suo assunto più elevato e nobile. È evidente che ciò può avvenire solo se si è in grado di stabilire un sistema di valutazione che restituisca agli studenti la capacità di identificare ciò che sanno, ciò che sanno fare, ciò che sono, da ciò che non sanno, da ciò che non fare, da ciò che non sono per capire cosa e come migliorare, per sapere come essere, per scegliere dove andare. E ciò non può accadere se si continua ad “inseguire” questo “programma” (quale, poi…). Bisogna concordare perfettamente con Stefano Stefanel quando scrive che “in questo ultimo mese di scuola bisogna rallentare la didattica, ampliare gli stati di conoscenza ed empatia, analizzare competenze e valutare progressi, mettere in sicurezza gli studenti bravi e meno bravi che non devono essere coinvolti in un finale d’anno con compiti e verifiche, anche al fine di individuare le sacche di debolezza del sistema da sottoporre a rinforzo, con proposte anche estive di supporto, tutoraggio, recupero”.

Quale valutazione nella didattica a distanza? Una proposta dell’Andis Lombardia

Di pregio è, senza alcuna possibile diversa interpretazione, è il documento elaborato, con particolare cura, dall’Andis Lombardia, dal titolo “Quale valutazione nella didattica a distanza? Alcune indicazioni per una prospettiva comune”. Come è scritto in premessa il “documento vuole sostenere l’operato delle scuole attraverso la condivisione di procedure e di buone pratiche in merito alla valutazione della didattica a distanza. È un documento in progress, che potrà essere aggiornato con ulteriori riflessioni frutto dell’esperienza o a seguito di interventi normativi”.

I suggerimenti che l’Andis avanza “hanno lo scopo di favorire un “pensiero comune” sulla valutazione nella nuova situazione didattica, allo scopo di non perdere l’occasione; infatti se è vero che la riflessione deve sempre accompagnare i processi valutativi, in questa particolare situazione l’elaborazione diventa ancora più significativa e potenzialmente arricchente per le comunità scolastiche: l’emergenza può farci fare un salto di qualità”.

Proposta di linee comuni per una valutazione equilibrata

Il documento, che si allega a chiosa dell’articolo, può considerarsi un solido vademecum per le scuole italiane. C’è dentro tutta la competenza e l’esperienza di una categoria professionale finalmente, insieme ai docenti, ritornata al centro della discussione socio-culturale del XXI secolo. Non c’è futuro, non c’è Italia, senza scuola. Mai come adesso, ritengo, gli italiani avevano notato quanto insostituibile fosse il sistema formativo della patria di Dante e Raffaello, di Leopardi e Leonardo, di Verdi e Levi Montalcini, di Totò e Bernini, di Serpotta e Cielo d’Alcamo, di Gentile e Roncalli, di Pitrè e Don Sturzo, di Ascoli e Pertini. Mai. Oggi c’è, il desiderio di tutti, di vedere una scuola adeguata alle esigenze formative di generazioni sempre più esigenti e sempre meno legate alla fisicità delle aule, degli atrii e dei corridoi.

Ma cosa prevede la proposta di linee comuni per una valutazione equilibrata e cosa colloca come cosa prioritaria? Al primo posto: serve una prospettiva incoraggiante per tutti (Vista la situazione, serve una cornice incoraggiante: è dura per tutti, ma ce la stiamo facendo nella nostra classe, anche tu ce la fai – serve agli alunni e serve anche a noi). Poi, in ordine: Non si può prescindere dalla valutazione; In tema di valutazione è necessario essere trasparenti con gli alunni (e con i genitori); Dobbiamo essere consapevoli delle difficoltà dei ragazzi; La prospettiva cambia: i prof spiegano e aiutano, ma il percorso di apprendimento è in carico allo studente, molto più di prima.

Il documento passa, dunque, a suggerire alcune indicazioni:

a) sul come valutare: obiettivi e indicatori; l’autovalutazione e la riflessione sul processo di apprendimento; la dimensione continuativa della valutazione, l’osservazione del processo; la reinterpretazione delle interrogazioni.

b) sul cosa valutare.

c) sul come valutare i prodotti (modalità).

La valutazione “soft”

Di assoluta necessita il suggerimento conclusivo, ovvero, quello di “utilizzare una valutazione “soft”: Non dare voti negativi. In questa situazione non è opportuno. Alcuni docenti stanno sperimentando l’utilizzo del sistema dei crediti. Per ogni aspetto osservato/lavoro prodotto viene attribuito uno o più crediti. Sarà poi possibile trasformare i crediti in voti, qualora non cambi la normativa vigente.

Il documento è da ritenersi assolutamente indispensabile insieme agli altri pochi messi a disposizione come, ad esempio, quello di Indire. Ci si augura che le proposte accrescano la capacità dei docenti di sperimentarsi e di accrescere quell’indispensabile bagaglio che è la vera ricchezza della scuola italiana.

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