Quale scuola 2.0?

Di Lalla
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Marco Barone – L’OCSE ha reso noto nel giudizio (Review of the Italian Strategy for Digital Schools) sul Piano Nazionale Scuola Digitale italiana, che secondo i dati dell’Osservatorio Tecnologico del Miur, aggiornati al 31 agosto 2012 ed elaborati su una rilevazione che ha riguardato l’85% delle scuole di ogni ordine e grado, i computer presenti nelle scuole sono:

Marco Barone – L’OCSE ha reso noto nel giudizio (Review of the Italian Strategy for Digital Schools) sul Piano Nazionale Scuola Digitale italiana, che secondo i dati dell’Osservatorio Tecnologico del Miur, aggiornati al 31 agosto 2012 ed elaborati su una rilevazione che ha riguardato l’85% delle scuole di ogni ordine e grado, i computer presenti nelle scuole sono:

169.130 nella primaria (1 PC ogni 15 studenti);
150.385 nella secondaria di I grado (1 PC per ogni 11 studenti);
334.079 nella secondaria di II grado (1 PC per ogni 8 studenti).

I dispositivi portatili (PC/tablet) in uso individuale agli studenti sono 13.650.

Le LIM attualmente installate sono 69.813, per una copertura del 21,6% delle aule scolastiche.

Le aule connesse in rete sono circa il 54%, mentre l’82% circa delle scuole possiede una connessione internet.

Inoltre, sono attive 416 Cl@ssi 2.0 e 14 Scuole 2.0.

Per sviluppare il piano, una volta ultimata la rilevazione, il Ministero ha stipulato il 18 settembre 2012 una serie di accordi operativi con le Regioni, sulla base dei quali sono stati pubblicati avvisi pubblici che avranno termine il prossimo 11 marzo. Grazie a questa iniziativa, a partire dal prossimo anno scolastico, saranno installate nelle scuole altre 4.200 lavagne interattive multimediali (LIM), attivate altre 2.600 Cl@ssi 2.0, 16 Scuole 2.0 e istituiti Centri Scolastici Digitali in 6 regioni. Complessivamente, dunque, lo sviluppo del Piano Nazionale Scuola Digitale consentirà di avere nelle scuole 74.013 LIM, passando dal 21,6% al 23% delle aule coperte da questo nuovo strumento didattico. Allo stesso modo il totale delle Cl@ssi 2.0 salirà a 3mila e quello delle Scuole 2.0 a 30.

Il sistema open source è poco diffuso e poco incentivato, eppure sarebbe certamente economico e probabilmente eticamente più consono alla scuola pubblica statale italiana. Ma la realtà è altra storia. E’ interessante notare cosa si suggerisce in alcune realtà agli studenti in tema di acquisto di strumenti tecnologici. Per esempio in Lombardia esiste uno spazio internet, sul sito dell’USR , chiamato GenerazioneWeb 1 e 2 e prodotti consigliati.

Alla voce Netbook si sottolinea che il Sistema operativo Windows 7 è a nostro avviso consigliabile in quanto: L’installazione linux ha un senso solo se sono presenti nell’Istituto diverse persone che conoscono i sistemi operativi opensource . Installare in un secondo momento la licenza Microsoft ha un costo molto elevato (più di 100 euro) .

Alla voce Notebook Si consiglia il sistema operativo Microsoft 7 professional per poter inserire i notebook nel “dominio” dell’Istituto; tutto ciò è particolarmente funzionale per poter gestire le repository di contenuti in modo protetto (qualora il server non installi software open source).

Alla voce Tablet Tablet con sistema operativo Apple iOS Il sistema Apple è da tutti conosciuto per le sue performances ed esistono un gran numero di applicazioni per agevolare la realizzazione e fruizione di lezioni interattive. Spesso queste applicazioni sono tuttavia a pagamento.Per connettere questi dispositivi ad un videoproiettore si consiglia di usare un dispositivo che connette ipad con il proiettore (apple TV) .

Tablet con sistema operativo Android Il sistema operativo Android risulta essere molto intuitivo, ma ad oggi esistono ancora poche applicazioni valide per il mondo scolastico;

Tablet con sistema operativo Windows Sono ancora molto cari e spesso presentano il problema della durata della batteria.

D’altronde anche il sistema ITEC che grazie al coinvolgimento di 27 partner di progetto, 14 Ministeri dell’Istruzione e ad un finanziamento della Commissione Europea di 9.45 milioni di euro, mira a sviluppare un modello per descrivere come l’uso delle tecnologie per l’innovazione delle attività di insegnamento e apprendimento possa andare oltre le sperimentazioni su piccola scala ed essere integrata nelle scuole di tutta Europa, sembra guardare ai grandi nomi, come google. Il progetto prevede la sperimentazione di una serie di pratiche innovative in oltre 1.000 classi di 12 paesi – 100 in Italia – e si tratta della più vasta sperimentazione internazionale mai realizzata in questo campo. Il cambiamento che si propone ITEC è basato sulla pratica didattica e sull’idea che processi di riforma efficaci debbano essere valutati e testati nel reale contesto del cambiamento stesso Tre sono i concetti cardine sui quali si basa il “sistema ITEC”: Learning Scenarios, Learning Activities e Learning Stories .

E’ singolare notare come alla voce Learning Activity si specifica che in questo modo gli studenti possono vedere applicazioni nel mondo reale degli argomenti del curricolo scolastico. La collaborazione con gli esperti avviene prevalentemente attraverso strumenti di comunicazione Web 2.0 come social networks (LinkedIn, Google +, Facebook), VoIP tools, come Skype o Viber. L’attività serve anche per sviluppare abilità nel collaborare ad un progetto comune.

Certo, la società esistente ha creato una enorme dipendenza da facebook, Google + e così via dicendo, ove spesso si verificano anche casi di bullismo virtuale/reale. Ma quanto è corretto “addestrare” gli studenti, già a partire dal primo ciclo di scuola, all’utilizzo di questi strumenti?

Esistono anche insegnamenti sperimentali di docenza virtuale/reale. Questo è il caso della learning story dove a partire da una di quelle suggerite,declinandola nella propria disciplina di insegnamento e adattandola al curricolo, all’età degli studenti coinvolti e alla propria realtà locale l’insegnante adotterà un nuovo modello di didattica tecnologica.
Ecco un video che descrive la sperimentazione in una scuola primaria

Quale etica nella scuola 2.0? Una scuola che sarà strettamente connessa ai grandi colossi come google o facebook o apple? Perché la scuola pubblica deve incentivare il 2.0 che altro non è che una immensa operazione volta ad indurre all’utilizzo di piattaforme e tecnologie collegate a realtà economiche chiare ? Perché non educare all’utilizzo delle risorse libere? Poi ognuno nella propria vita privata sarà libero di scegliere quale strumento utilizzare, ma la scuola pubblica statale dovrebbe conferire il primo esempio e l’esempio oggi conferito corre nella direzione di microsoft, google, facebook, apple, tutto legittimo ci mancherebbe, ma eticamente quanto è accettabile tutto ciò?

L’OCSE sul Piano nazionale per la Scuola Digitale: scarsissime le risorse per obiettivi troppi ambiziosi

 

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