Può docente su altre mansioni essere reintegrato all’insegnamento contro la sua volontà?

di Vittorio Lodolo D'Oria
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L’accertamento medico in Collegio Medico di Verifica (CMV) è conosciuto poco e male da docenti e dirigenti scolastici.

I primi non sanno quando e come servirsene, mentre i secondi sono spesso restii a ricorrervi d’ufficio, temendo di essere denunciati per mobbing. Le cose stanno diversamente poiché si tratta di un istituto a esclusiva tutela del lavoratore, sia che venga attivato dall’insegnante, sia che venga richiesto d’ufficio dal preside. Di certo rientra tra i diritti e doveri del lavoratore che devono essere illustrati al medesimo, ai sensi dell’art.27 del DL 81/08, proprio dal datore di lavoro. Purtroppo sono solo una minima parte le scuole in cui viene effettuata la formazione per la tutela della salute dei lavoratori e gli equivoci spuntano numerosi come dimostra la lettera sottostante.

Un pomeriggio mi telefona Carola (nome di fantasia) e con una voce dall’oltretomba, tonalità inespressiva e monocorde, mi pone delle domande circa l’accertamento medico in CMV cui era stata sottoposta per la terza volta. Intuita la natura del quesito e bisognoso di ulteriori dettagli, la invito a scrivermi tutta la vicenda facendole prima ammettere che il suo eloquio rallentato era dovuto a una farmacoterapia antidepressiva ad alte dosi impostata dallo psichiatra. Il giorno successivo ricevo la seguente email.

Gentile dottore, sono Carola, una Prof.ssa di 58 anni che insegna Lettere alle superiori. Da 24 anni insegno in scuole statali. Vorrei porre alla sua attenzione il mio caso che riguarda il cambio di mansioni e se la procedura con cui è stata fatta la domanda, si può considerare una procedura usuale o insolita.

Per due anni di fila la CMV, mi ha riconosciuta “non idonea temporaneamente all’insegnamento con idoneità ad altre mansioni” per gravi motivi di deambulazione e per altre patologie minori.

Sono stata collocata in biblioteca, (luogo infernale per i più e dove vengono rinchiusi i pazzi della scuola cosicché anch’io sarò stata presa per pazza da alcuni colleghi e dal personale Ata). Lì ho seguito vari ragazzi per il potenziamento e i risultati sono stati ottimi. Il primo anno in biblioteca è stato traumatico, (gli unici momenti sereni li ho vissuti con i ragazzi), ma ha lasciato il segno: mi sono sentita ridicola, declassata, inadeguata, umiliata, buttata in un angolo e dimenticata. Invece di sentirmi meglio, sono caduta in depressione. Depressione reattiva la chiama il medico che mi sta curando con una pesante farmacoterapia.

Quest’anno invece la CMV mi ha “riconosciuta idonea all’insegnamento” nonostante il fatto che, nel tempo, le patologie sono aumentate (ed io non sono stata a Lourdes!). Così mi porto dietro la mia depressione cui si è sommata un’altra conseguenza: l’incubo di entrare in classe. Non ho mai avuto questo problema e mi sono capitate classi molto difficili da gestire. Non ho la forza e l’energia fisica e psichica per affrontare una classe, figuriamoci le sei che mi sono state assegnate d’ufficio.

Non so cosa fare, né a chi credere perché mi vengono dette cose contrastanti dal sindacato e dal dirigente: “fare il ricorso alla CMO di Roma, ripetere la richiesta di accertamento medico in CMV, portare alla dirigente le nuove certificazioni mediche perché valuti se è il caso o meno di rinnovare l’accertamento medico collegiale in CMV” e via discorrendo.

Adesso sono in malattia e in attesa dei futuri sviluppi. Cosa mi suggerisce di fare?

Può capitare che la CMV emetta un giudizio medico-legale non rispondente alle reali necessità del lavoratore e le possibili vie d’uscita sono due: appellarsi entro 10 giorni alla CMO di Roma (sempre attraverso la propria amministrazione), oppure richiedere un nuovo accertamento alla medesima CMV producendo certificati medici, aggiuntivi e aggiornati, in sede di visita. La prima strada ha solitamente minori possibilità di successo ed è molto più onerosa.

La richiesta di accertamento medico è assoluta facoltà del lavoratore e non può essere condizionata, né tantomeno negata, dal datore di lavoro. La richiesta avanzata dal dirigente di visionare in anteprima la certificazione medica di Carola per valutare l’appropriatezza della nuova richiesta di visita medica collegiale è pertanto del tutto fuori luogo, se non addirittura illegale. Il datore di lavoro non può avere accesso ai certificati medici con diagnosi (dati ipersensibili coperti dalla privacy) e non ha nemmeno le competenze necessarie a comprenderli.

Ritornare in classe dopo un lungo periodo d’inidoneità all’insegnamento è sempre azzardato, soprattutto a una certa età: Carola non fa eccezione ed ha bisogno di una mano esperta per uscire da un tunnel senza luce.

Da ultimo, la testimonianza della docente è preziosa perché ci descrive la sua nuova vita di bibliotecaria dove, in mezzo all’indifferenza dei colleghi, facili ironie e solitudine, matura quella sensazione di abbandono e disinteresse che la precipiteranno nella depressione. Passare dalla biblioteca e scambiare due parole con chi la gestisce può aiutarci a ricordare le nostre fragilità e soprattutto a scambiare utili esperienze e impressioni con chi ha già dovuto affrontare il disagio professionale.

www.facebook.com/vittoriolodolo

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