Ptof: va rinnovato. Cosa fa il Dirigente Scolastico, cosa gli insegnanti

di Katjuscia Pitino
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Il Piano Triennale dell’offerta formativa è di prossima scadenza e presto i collegi dei docenti dovranno mettersi al lavoro per rinnovarlo, modificando o sviluppando certi ambiti che a distanza di tre anni dall’emanazione della Legge 107 del 2015 sono diventati cogenti, anche per effetto dei Decreti legislativi previsti dalla legge 107.

Il ruolo del Dirigente Scolastico

Il rinnovo del PTOF deve partire obbligatoriamente dagli indirizzi per le attività della scuola e delle scelte di gestione e di amministrazione definiti dal dirigente scolastico, quindi a lui spetta dare gli orientamenti, sulla base dei quali la comunità professionale procederà, se non per elaborare il piano nella sua interezza, a cambiare d’abito a talune sezioni o rivedere formalmente aspetti che intanto si sono evoluti, perché sono subentrate nuove norme, documenti europei e nazionali, note ministeriali che hanno dato indicazioni su tematiche caratterizzanti il piano triennale dell’offerta formativa.

Ptof e curricolo inclusivo

Lo scorso 17 maggio, il Miur ha emanato la Nota 1143 a firma del Capo di Dipartimento Rosa De Pasquale che ha come oggetto “l’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno” mentre il 14 agosto è stato reso noto il Documento di lavoro “L’autonomia scolastica per il successo formativo” (frutto di un gruppo di lavoro istituito con Decreto Dipartimentale n.479 del 2017) un replay amplificato dei temi trattati nella nota richiamata. Leggendo i due documenti, si evince subito che il PTOF del prossimo triennio dovrà essere marcatamente “inclusivo”, laddove il concetto di inclusione, definito di recente a livello normativo, nel D.Lgs. n.66 del 2017, si carica di un concetto fondamentale: “l’inclusione è garanzia per l’attuazione del diritto alle pari opportunità e per il successo formativo di tutti” (Doc.pag.5). Il monito lanciato alle scuole è quello di evitare i rischi di categorizzare gli alunni con svantaggi e di “parcellizzare gli interventi e progettare percorsi differenti per ognuno degli alunni delle classi” (Nota pag.5). L’inclusione non è quindi affare di pochi, “quanto pensare alla classe, come una realtà composita in cui mettere in atto molteplici modalità metodologiche di insegnamento-apprendimento” (Nota pag.5). Recepito il messaggio, il nuovo PTOF dovrebbe disfarsi di certe definizioni usuali utilizzate per sezionare le parti dei piani triennali: interventi per alunni con BES, inclusione degli alunni con BES, interventi per alunni con disabilità e via dicendo, facendo suo il concetto che l’inclusione è la dimensione che sovrasta sull’agire della scuola e i BES provano solo che esiste la necessità di includere, ma non di porre etichette su determinati alunni. Il primo indirizzo del dirigente scolastico per il rinnovo del PTOF, in linea con la Nota e il Documento di lavoro, potrebbe quindi far leva sulla costruzione di un curricolo inclusivo, ma attenzione, nella portata più ampia, senza capitoli-cella, senza compartimenti stagni.

Il curricolo per competenze

L’altro aspetto significativo su cui porre l’attenzione per il rinnovo del PTOF è la didattica che deve essere speculare al raggiungimento degli obiettivi inclusivi dichiarati nel curricolo. Qui ogni scuola esterna le proprie scelte progettuali e identifica gli ambienti di apprendimento che predilige. Tuttavia c’è un pericolo da evitare: l’elencazione monotona di metodologie che nella realtà poi non vengono praticate. In un momento in cui l’UE ha rieditato le competenze chiave per l’apprendimento permanente non sarebbe male proporre come secondo indirizzo, la rimodulazione o l’elaborazione di un capitolo del PTOF dedicato alla didattica per competenze, evitando sempre di definire proposte e dispositivi nell’ambito di una specifica area e secondo una prospettiva settoriale e disciplinare, perché tutto nel PTOF deve agganciarsi alla visione comune della scuola, alla dimensione inclusiva che nasce dal confronto, che orienta, trattiene da possibili enucleazioni avulse dal contesto di riferimento.

Il monitoraggio dei documenti delle istituzione scolastica e la collegialità

In ultimo, gli aspetti già citati, devono fare i conti con i documenti più importanti dell’istituzione scolastica: il RAV, il Piano di miglioramento, il Piano annuale per l’inclusione, il Piano nazionale per la scuola digitale e il Piano per la formazione del personale dei docenti a livello di istituzione scolastica. Si tratta di fare il punto sullo stato dell’arte per capire quanto sia stato realizzato e quanto ancora sia rimasto in sospeso, appurare dunque la sostenibilità, lo sviluppo ecologico-evolutivo delle azioni messe in atto. Però tutto questo riguarda le comunità intelligenti che sanno identificare, attraverso strumenti di concertazione collegiale cosa ne pensa la comunità professionale delle esperienze concluse, come vede il futuro della scuola e quali sono gli aggiustamenti tempestivi da realizzare. Il mezzo esclusivo per ottemperare a tutto ciò è l’aver monitorato sempre i processi, rilevare, riflettere, dare contezza che all’interno delle scuole la collegialità non è pro forma, ma esiste realmente. La Nota ministeriale 1143 insiste su questo aspetto della collegialità, affermando che “si ritiene, quindi, necessario, in previsione del rinnovo del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, proporre alle SS.LL. di avviare nei collegi docenti, nei dipartimenti disciplinari, nei consigli di classe e di interclasse, una riflessione sull’evoluzione del contesto normativo ed organizzativo della scuola italiana, anche dando impulso a momenti di scambio professionale per la valorizzazione delle competenze e la promozione di attività di ricerca/sperimentazione didattica”. L’invito è chiaro: occorre creare occasioni di scambio, favorire lo sviluppo della collegialità nel senso vero del termine, come raccolta dei differenti punti di vista e come aggiunge ancora la Nota “con un utilizzo funzionale dei documenti, ad esempio verbali e delibere”, quasi sempre asettiche e prive di contenuti riguardanti i momenti del confronto.

Non sarebbe male quindi prima di rinnovare il PTOF lanciare nella singola istituzione scolastica una rilettura condivisa del documento già esistente, raccogliere le diverse percezioni, elaborare prima che un PTOF, una prospettiva condivisa. Gli indirizzi spettano però al dirigente scolastico così come sarebbe opportuno da parte sua condividere la Nota e il Documento.

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