Le province a corto di soldi per le scuole superiori: a pagare sono ora i genitori

di Giulia Boffa
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Le Province non hanno più i soldi per la manutenzione delle scuole superiori a loro affidate e i presidi devono arrangiarsi e chiedere i soldi ai genitori,

Le Province non hanno più i soldi per la manutenzione delle scuole superiori a loro affidate e i presidi devono arrangiarsi e chiedere i soldi ai genitori,

Questa è in sintesi la situazione che il Fatto Quotidiano ha descritto in un articolo, in cui cita il caso emblematico di Verona. Alle proteste dei presidi che chiedevano soldi, la provincia rispose:“Prendiamo atto delle vostre comprensibili problematiche contabili, ma non abbiamo possibilità di comunicare l’ammontare delle risorse per le spese di funzionamento. E non è dato sapere se e quando sarà eventualmente possibile provvedere”.

Il governo Monti cominciò a smantellare il sistema, tagliando circa 1,5 miliardi di euro; poi altri 444 milioni di taglio del decreto 66/2014, che diventano 576 milioni nel 2015.Infine l’ultima legge di stabilità ha tolto un altro miliardo nel 2015, poi due nel 2016 e addirittura tre nel 2017. Le Province, però, non sono state abolite ed hanno mantenuto le loro competenze, senza però essere finanziate.

Secondo l’Upi (Unione delle Province d’Italia) la situazione può solo peggiorare: “Con la nuova sforbiciata sancita dalla legge di stabilità, nel 2015 quasi nessuno sarà in grado di garantire i fondi” alle scuole per l’ampliamento dell’offerta formativa e per attività supplementari.

La situazione è la stessa da Nord a Sud, come testimonia Roberto Carucci, dirigente della ragioneria della Provincia di Taranto:"Dopo il governo Monti non c’è più nulla da tagliare: adesso siamo alla restituzione. Continuiamo a riscuotere le entrate ma le consegniamo allo Stato: quest’anno invece di pagare i servizi per i cittadini dovremo versare un bonifico di quasi 15 milioni al Ministero dell’Interno. E se non lo facciamo ce lo confisca l’Agenzia delle Entrate. È normale che poi non siamo in grado di far fronte a certe spese: nell’ipotesi di bilancio 2015 gli stanziamenti per l’istruzione sono ridotti almeno del 60%. E noi non siamo neanche quelli messi peggio”.

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