Prove tecniche di qualità nel sistema italiano di istruzione e formazione

Di Lalla
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Paolo Palomba – Con un comunicato del 18 novembre 2010, l’Ufficio Stampa del MIUR ha annunciato l’imminente avvio, nel sistema italiano di istruzione e formazione, di una sperimentazione orientata a valutare i docenti e le scuole, all’insegna della meritocrazia. Si propone l’intervista agli esperti Angelo Losavio e Mario Carolla, rispettivamente Dirigente Scolastico in provincia di Lecce e Presidente Provinciale dell’Associazione Proteo Fare Sapere di Brindisi.

Paolo Palomba – Con un comunicato del 18 novembre 2010, l’Ufficio Stampa del MIUR ha annunciato l’imminente avvio, nel sistema italiano di istruzione e formazione, di una sperimentazione orientata a valutare i docenti e le scuole, all’insegna della meritocrazia. Si propone l’intervista agli esperti Angelo Losavio e Mario Carolla, rispettivamente Dirigente Scolastico in provincia di Lecce e Presidente Provinciale dell’Associazione Proteo Fare Sapere di Brindisi.

Tale proposta, incentrata sulla misurazione della performance (“rendimento, risultato”) degli addetti ai lavori, nonché delle istituzioni scolastiche di appartenenza, si ispira al D. Lgs. 150/2009, orientato, tra l’altro, a riconoscere e incentivare la produttività nel pianeta scuola, per migliorare il sistema complessivo, in considerazione delle migliori pratiche didattico-educative.

Si tratta di un’importante innovazione che, nell’attivare un processo virtuoso di identificazione di metodologie, competenze e criteri idonei a valorizzare gradualmente merito e qualità, intende tesaurizzare le più accreditate esperienze europee ed internazionali, nella prospettiva del successo formativo e della premialità, ovvero dei principi di partecipazione, flessibilità, trasparenza e condivisione.

L’organizzazione programmatica tiene conto dei lavori condotti dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS) – comprendente esperti esterni nelle materie in questione -, istituito dal Ministro Gelmini nel febbraio scorso, con l’intento di delineare un quadro strategico, adeguato alla costruzione del definendo sistema nazionale di valutazione e di miglioramento della didattica, calibrato sull’ottimizzazione complessiva delle agenzie educative.

Le novità introdotte da quest’ultimo organismo si concentrano su due progetti innovativi, fondati su processi valutativi delle scuole e dei docenti. Uno dei suddetti percorsi coinvolgerà, su base volontaria, gli istituti secondari di primo grado afferenti alla provincia di Pisa e Siracusa, selezionati tenendo conto del numero di scuole ubicate nel territorio di riferimento e della relativa posizione geografica. Col supporto dell’INVALSI e mediante la somministrazione di test standardizzati, sarà accertato il miglioramento degli esiti apprenditivi degli allievi frequentanti le classi prime, individuando il possibile valore aggiunto emergente rispetto ai livelli delle annualità scolastiche precedenti ed in relazione ad alcune variabili, in grado di intervenire su tali risultanze: si pensi alla dotazioni delle risorse, oppure alla percentuale di alunni provenienti da altri Paesi.

Al contempo, si prevede la costituzione di un team di osservatori esterni (un dirigente tecnico e due esperti indipendenti) chiamato ad elaborare una relazione valutativa complessiva, dopo l’analisi di vari indicatori di processo, contenenti – tra l’altro – la gestione delle risorse, i rapporti della scuola con famiglie e territorio, i tassi di abbandono.

In rapporto ai citati ambiti di indagine, saranno redatte distinte graduatorie, riflettenti gli apprendimenti ed i report valutativi degli osservatori esterni.

A ciò seguirà una classificazione finale, derivante dall’integrazione delle precedenti che, nell’impostazione di indirizzo politico, costituiscono due criteri fondamentali per orientare le scuole verso l’obiettivo della qualità.

In relazione agli esiti delle osservazioni, infatti, la prevista Commissione tecnica regionale redigerà una graduatoria utile a conferire, alle scuole collocate nella fascia più alta, un premio destinato esclusivamente al personale impegnato nell’iniziativa in disamina.

Insomma, anche in Italia, in forma sperimentale, il sistema formativo è chiamato a cimentarsi con processi di accountability, ossia con strumenti di rendicontazione dell’operato posto in essere da tutti i responsabili dei processi formativo, chiamati a rispondere – in forma “pubblicamente verificabile” – dei risultati ottenuti dagli alunni, in termini di apprendimento.

Nella logica di impostazione va considerato anche il secondo progetto pilota, di durata annuale, funzionale a selezionare metodi e criteri per premiare – entro aprile/maggio 2011 – gli insegnanti che si distinguono per un generale apprezzamento professionale, quindi in grado di dimostrare sul campo particolari capacità e competenze operative.

Questa esperienza, invece, è destinata ai docenti di venti scuole ubicate nelle città di Torino e Napoli, disponibili, su base volontaria, a sottoporsi alle procedure di valutazione: le istituzioni interessate,
quindi, saranno individuate col ricorso ad un sorteggio, tra quelle aderenti al piano.

Esiste una filosofia di fondo che anima il quadro complessivo de richiamato intervento riformatore: la costruzione di un sistema valutativo, infatti, più che essere definita dall’alto, intende ricercare metodi e criteri tanto flessibili, quanto confacenti ai risultati della sperimentazione, in ossequio ai principi di partecipazione e con la palese volontà di garantire la condivisione di scelte di sistema, da parte dei reali protagonisti della vita scolastica.

Il nucleo incaricato di valutare i docenti, nella seconda fattispecie, comprenderà il Dirigente Scolastico, due docenti scelti dal Collegio dei docenti ed il presidente del Consiglio di Istituto, quale osservatore senza diritto di voto.

Il gruppo di lavoro dovrà vagliare il curriculum vitae del personale ed il documento di auto-valutazione, facendo riferimento ai parametri di un profilo professionale comprendente le “qualità desiderabili di un docente”, in considerazione delle competenze disciplinari, psico-pedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali, di ricerca, documentazione e valutazione, richiamate dal vigente contratto collettivo del comparto scuola (art. 27).

Gli esiti del monitoraggio assicureranno, ai più meritevoli, premi pari ad una mensilità lorda, con pubblicazione all’albo istituzionale dei livelli accertati nel quadro sperimentale di questa prova.

Per precisare gli aspetti tecnico-operativi, nonché i riferimenti storico-contrattuali dei protocolli premiali analizzati, abbiamo intervistato gli esperti Angelo Losavio e Mario Carolla, rispettivamente
Dirigente Scolastico in provincia di Lecce e Presidente Provinciale dell’Associazione Proteo Fare Sapere di Brindisi.

Prof. Losavio, la filosofia dell’innovazione premiale si presenta in sintonia con i principi di efficacia ed efficienza del servizio pubblico. Come considera, in linea generale, queste opzioni di natura politico-scolastica?

Alle soglie del 2011, è auspicabile che i due progetti sperimentali targati Gelmini possano finalmente introdurre meccanismi di valorizzazione del merito e di miglioramento della qualità del Sistema
Nazionale di Istruzione e Formazione, secondo le più accreditate esperienze europee ed internazionali.

In ogni caso, l’evidente e preoccupante abbassamento dei livelli di qualità dell’insegnamento e, conseguentemente, del sistema educativo di istruzione e formazione non può non indurre le forze politiche e sindacali ad assumere, al più presto e nell’interesse generale, le indispensabili e indifferibili determinazioni, per rendere la professione docente più remunerativa, gratificante ed appetibile, in linea con gli standard medi europei.

Prof. Mario Carolla, quali sono, a suo avviso, i punti di forza e le criticità di questo sistema premiale, tenuto conto delle similari esperienze di accountability implementate in ambito europeo e internazionale?

Non vedo rilevanti punti di forza in questa idea del MIUR, se non quello che si inizia a parlare di una valutazione di sistema, ancorché limitata ad un arco temporale definito, non finalizzata ad un mero
controllo, ma ad un suo miglioramento complessivo. Su tali proposte il miglioramento dovrebbe riguardare singole istituzioni scolastiche e professionisti dell’insegnamento, i docenti, di ambiti territoriali campione e non dell’intero universo, che va sostenuto da un forte sistema di formazione e aggiornamento, oggi carente.
Siamo in presenza di sperimentazioni di una logica premiale che necessita ancora di grandi passi in avanti e, in primo luogo, di un oculato piano di valutazione di sistema, propedeutico a qualsiasi iniziativa di questo genere.

In Europa, vari rapporti internazionali – PISA (promosso dall’OCSE insieme ad altri studi di settore svolti da questo Organismo), la pubblicazione di CIFRE CHIAVE DELL’ISTRUZIONE IN EUROPA, risultato della collaborazione tra EURYDICE, EUROSTAT e l’Ufficio statistico delle Comunità europee – ed altre meritorie indagini, costituiscono la base di partenza per la valutazione di sistema degli Stati membri.

Proprio partendo da tali indagini, molti Paesi si sono dotati di sistemi di valutazione basati su diversi meccanismi di accountability e di valutazione fondata sui risultati accompagnati da sistemi premiali, in
grado di motivare realmente e incentivare – individualmente e collettivamente – gli addetti ai lavori. Esperienze significative, in tal senso, sono state maturate in Germania, Regno Unito, Francia, Belgio e
Spagna.

Prof. Angelo Losavio, come risulta regolamentata la copertura finanziaria sottesa al progetto sulla premialità, tenuto conto delle esperienze similari registrate in tale ambito?

L’iniziativa sarà finanziata con parte del risparmio derivante dalla riduzione di organico del personale, come previsto dall’articolo 64 della Legge n. 163/2008, ossia dal 30% dei fondi accantonati,
quantificabili in circa un milione di euro annui, per “incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola”.

Ad onor del vero, già nel 1999 il Ministro Berlinguer aveva avviato un processo di introduzione di aumenti retributivi legati al merito, nonché alla quantità ed alla qualità dell’impegno didattico profuso. Siffatta proposta, nota come Concorsone Berlinguer, prevedeva la maggiorazione economica annua lorda pari a sei milioni di lire (più di 3 mila euro attuali), a partire dal gennaio del 2001, per il 20% dei docenti con almeno dieci anni di servizio, come riconoscimento della crescita professionale nell’esercizio della funzione docente.

Il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo del 31 Agosto 1999, all’art. 38, quindi, stabiliva che il concorso doveva articolarsi in tre fasi: curricolo professionale, prova strutturata nazionale e verifica in
situazione. Ovviamente, non se ne fece nulla: il concorsone fallì e il ministro Berlinguer rassegnò le dimissioni.

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