Prove Invalsi spostate a settembre, Anief dice assolutamente no

Stampa

Anief – Spostare le prove Invalsi a inizio anno scolastico, in modo da verificare gli apprendimenti degli studenti relativi all’anno scolastico 2019/20.

A chiederlo sono stati gli stessi rappresentanti dell’Istituto di valutazione ascoltati in Senato, nell’ambito dell’esame della conversione in legge del decreto legge n. 22 dell’8 aprile scorso: nella stessa sede dove è stata audita anche l’Anief, i rappresentanti dell’Invalsi, riferisce l’agenzia DIRE, hanno annunciato che stanno predisponendo delle prove per l’inizio dell’a.s. 2020/21.

Marcello Pacifico (Anief): “In un momento così difficile per il Paese, la scuola ha risposto con modalità nuove di didattica, le quali devono prevedere anche un diverso approccio valutativo e docimologico. Pensare di verificare gli apprendimenti come se si stesse proponendo un’offerta formativa in condizioni normali significa non rendersi conto della realtà. Cosa potrebbe rilevare l’Invalsi, forse che gli effetti del Coronavirus hanno incrementato le disuguaglianze sociali? Ma per raggiungere questo obiettivo basterebbe realizzare un monitoraggio. Basta con i quiz a risposta multipla che umiliano solo chi già sa di essere in difficoltà: troviamo il modo di aiutarli, incrementando le risorse, approvando un contratto degno per la categoria, assumendo i docenti sui posti liberi. Basta con le mortificazioni”.

Causa Coronavirus, i test Invalsi di quest’anno scolastico potrebbero svolgersi a settembre. Le prove, riporta Orizzonte Scuola, potranno permettere ai docenti di verificare gli apprendimenti degli studenti relativi alla classe frequentata nel 2019/20 e potranno essere somministrate all’inizio del nuovo anno scolastico: “Per l’avvio dell’anno scolastico – hanno spiegato i rappresentanti dell’istituto ai componenti della VII commissione del Senato – Invalsi sta lavorando alla messa a punto di prove da mettere a disposizione delle scuole e dei docenti per saggiare l’acquisizione delle competenze apprese”.

“Le prove che potremmo offrire si riferiscono a ciascun grado e potrebbero essere utilizzate nel periodo iniziale della classe successiva rispetto a quelle in cui sono previste, per dare la possibilità ai docenti di avere una bussola di riferimento che informi in modo attendibile su quanto gli studenti hanno appreso. Queste prove non rivestono funzione classificatoria e valutativa ma informativa per i docenti”, hanno concluso i rappresentanti dell’Invalsi.

Anief ritiene questa proposta del tutto inappropriata. Perché come si andrebbero a valutare dei contenuti che negli ultimi due mesi, e probabilmente andrà così sono alla fine dell’anno scolastico, per ovvi motivi, sono stati offerti e fruiti in condizioni non certo omogenee: come si può pensare che un maestro precario della scuola primaria, magari privo di computer e di connessione, senza avere accesso alla carta docente annuale, possa avere attuato la stessa didattica a distanza di un collega di ruolo delle superiori già esperto in teledidattica?

Stampa

Graduatorie terza fascia ATA: incrementa il punteggio con le offerte Mnemosine, Ente accreditato Miur