Prove Invalsi, Ricci: boicottare serve a poco

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Il responsabile nazionale dei test Invalsi, Roberto Ricci, ospite di Skuola.net, ha voluto fare chiarezza sulle prove Invalsi di oggi, che coinvolgono le seconde classi delle scuole superiori.

Ha tenuto subito a precisare che tali prove non vogliono penalizzare nessuno, ma aiutare solo a lavorare meglio sulla formazione dei ragazzi. Lo scopo è quello di vedere a che punto sono gli studenti e di stimolare la scuola ad aiutarli nel percorso di crescita.

Boicottare procura danno principalmente per gli studenti, perché mancherebbero delle informazioni sui ragazzi, utili per valutarli senza alcuna conseguenza scolastica.

Le prove standardizzate come l’Invalsi, ha spiegato Ricci, non devono essere troppo invasive sulla scuola, perciò in tutti i Paesi ci si limita ai saperi fondamentali come italiano e matematica. Avere buoni livelli d’apprendimento nelle discipline chiave è considerato un traino anche per le competenze nelle altre.

Non è necessaria una preparazione ad hoc per la prova, non danno voti, anche se gli insegnanti danno più peso del dovuto alla prova solo per impegnare gli studenti a svolgere seriamente la prova.

In realtà potrebbero nella correzione selezionare le domande più vicine alle cose che fanno tutti i giorni in classe ed, eventualmente, utilizzare solo quelle per dare un voto da far valere nella media.

Per incentivare l’attenzione degli studenti, secondo Ricci, le prove potrebbero essere utilizzate in senso positivo, magari premiando i più bravi senza per questo penalizzare chi è andato male: un buon equilibrio che gratifichi chi vuole dare il meglio di sé e non demoralizzi chi non è stato in grado di svolgerli al meglio.

Secondo Ricci, i Test Invalsi sono uno strumento importante, cadono esattamente al termine dei primi 10 anni di scuola, sono un parametro attendibile per intravedere il loro successo futuro.

Il Miur utilizza i risultati delle prove per promuovere azioni di miglioramento, anche con finanziamenti per sviluppare progetti di sostegno all’istruzione. E’ una fonte d’informazione su cui il Ministero punta forte; ecco perché le prove Invalsi diventeranno uno dei pilastri del sistema di valutazione scolastica: dal 2019 saranno un parametro anche per l’accesso all’esame di Stato (con l’aggiunta anche del questionario d’inglese).

Nella prova di oggi ci saranno domande a risposta chiusa – spiega Ricci – ma anche domande argomentative, in cui lo studente è chiamato a spiegare il ‘perché’ della sua risposta. Quesiti in cui, oltre al riconoscimento della risposta corretta, si vuole verificare la capacità di ragionamento. I ragazzi potranno portare la calcolatrice (basta che non sia collegabile a Internet) mentre il dizionario non serve.
Ai ragazzi Ricci consiglia tranquillità e impegno, lettura molto attenta; le domande non sono costruite per trarre l’alunno in inganno, ma al contrario lo scopo è farsi capire. È poi fondamentale il corretto uso del tempo: affrontare prima le domande in cui ci sente tranquilli, saltando le domande più ostiche per tornarci in un secondo momento.

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