Prove Invalsi, perché sono diverse dagli esercizi preparati dagli insegnanti. Come si costruisce un quesito

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Che cosa distingue un quesito di una Prova Invalsi da quelli che si trovano sui libri di testo? E che cosa può insegnare la sua complessa preparazione a chi lavora nella scuola? Alla domanda risponde Invalsi, che descrive le caratteristiche dei test e delinea la biografia di un quesito di Matematica.

“Preparare un quesito di una Prova INVALSI di Matematica sembra facile. Non ha l’aria di essere così diverso dagli infiniti esercizi che si trovano sui libri di testo, o che qualsiasi insegnante può aver preparato per i suoi studenti”, scrive Invalsi.

Invalsi ripercorre la storia di un quesito di qualche anno fa presente nella prova di terza secondaria di primo grado.

Il quesito deve essere proposto a un campione rappresentativo di ragazzi, nell’ambito di una prova completa. E i risultati devono essere analizzati utilizzando gli strumenti della statistica. Si deve fare uno studio psicometrico. L’Invalsi sottopone a uno o a volte anche due pre-test di questo tipo tutti i quesiti, prima di proporli nelle classi da esaminare.

Si parte da un presupposto: gli studenti più bravi dovranno infatti scegliere soprattutto la risposta corretta, e quelli via via meno bravi quelle via via più sbagliate.

Ogni risposta deve poi essere scelta da una certa percentuale di ragazzi. Se la maggior parte risponde correttamente, il quesito è troppo facile.

Quindi si analizzano i risultati (campione di 389 studenti)

Ed eventualmente si “aggiusta il tiro” e si modifica la domanda

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