Prove Invalsi, metà degli studenti italiani impreparati: per Anief è inevitabile se non si interviene su didattica, numero di alunni per classe, tempo scuola e carriere-incentivi per il personale

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Anief – Gli effetti del Covid hanno prodotto la chiusura delle scuole e il ricorso alla didattica a distanza, con conseguenze dirette, purtroppo negative, sulla qualità della didattica: l’Invalsi oggi ci ha detto che nell’ultimo anno c’è stata una leggera ripresa, ma quasi la metà degli studenti italiani non raggiunge la sufficienza nè in italiano nè in matematica e si è presentata all’esame di maturità con conoscenze e competenze non adeguate.

“Finchè continueremo a proporre la stessa didattica pre-Covid, con gli effetti del dimensionamento scolastico introdotto dal 2009, con il Dpr 81, e mai cancellato, è normale che i nostri alunni siano in difficoltà”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

L’Invalsi ha verificato che per matematica, in sette regioni del Centro-Sud, e in sei regioni per italiano, ben il 55%-60% degli allievi che non raggiunge il livello base, fino ad arrivare a quasi il 70% in Sardegna. Per l’istituto nazionale di valutazione è una catastrofe educativa che vede allargarsi ulteriormente i divari territoriali. “Quello che serve – continua Pacifico – è un intervento economico importante da parte di chi governa il Paese, perché per elevare la qualità dell’offerta formativa vanno dimezzati gli alunni per classi, aumentate le ore di tempo scuola, riportate le compresenze dei docenti, riportati i docenti specializzati nella lingua alla primaria, oltre che incentivato il personale con carriere, profili professionali ulteriori e stipendi degni di questo nome. Fino a che continuiamo con la politica degli annunci e dei fatti vicini allo zero – conclude Pacifico – i risultati sul piano dei risultati didattici non potranno che essere modesti”.

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