Prove Invalsi in mezz’ora demoliscono lavoro di mesi. Lettera

di redazione
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Paola Rossi – Si fa ma non si dice… Arrivano le prove Invalsi e comincia il brusio, voci di corridoio: io li aiuto, noi facciamo risultare assenti i BES, noi non li aiutiamo perché bisogna rispedire dati oggettivi in modo che i valutatori, ben lontano dalla realtà delle aule, si rendano conto..

Tutte voci preoccupare e insofferenti nei confronti di un’invasione di campo che, per chi sta in trincea quotidianamente, non ha senso ed è un’inutile incombenza per gli insegnanti e una mortificazione per molti ragazzi. Almeno nella scuola dell’obbligo.

I problemi della nostra scuola sono infiniti: gli ambienti, le condizioni di igiene e sicurezza, problematiche sociali esplosive anche tra le “migliori” famiglie…

Ma i vertici come rispondono? Con burocrazia infinita, impostazione aziendale con piani di miglioramento (come se fossimo in un call center orientato ad aumentare le vendite), moduli nuovi e nuova terminologia ad ogni cambio di ministro, e poi questi favolosi test per “misurare” il sistema scolastico.

La legge scrive parole di tutela per le difficoltà e i bisogni speciali degli alunni, la pedagogoia riconosce e urla a gran voce la peculiarità di ogni persona e stimola i docenti a differenziare, individualizzare, personalizzare i percorsi di apprendimento e poi… ecco le prove standardizzzate, che in mezz’ora sviliscono e demoliscono il lavoro di mesi.

Bel colpo, davvero. Complimenti a chi ha istituito l’ennesimo carrozzone, molto all’italiana.

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