Prove Invalsi per alunni H, Rapisarda: sono inaccessibili e contradditorie

di redazione
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In questi giorni, il Direttore scientifico dell’I.Ri.Fo.R. Gianluca Rapisarda ha posto l’accento ed evidenziato i gravi problemi di accessibilità per gli alunni ciechi e ipovedenti delle prossime prove INVALSI per la terza classe della scuola superiore di primo grado.

Infatti– dichiara Gianluca Rapisarda-, come esplicitato nella nota del Miur del 20 febbraio u.s. n. 2936 sull’INVALSI, quest’anno, per le alunne e gli alunni frequentanti la terza classe della secondaria di primo grado e di seconda classe del secondo grado le prove INVALSI sono proposte su computer (CBT – Computer Based Test). Sempre sulla predetta nota del Miur, si fa presente che, per gli allievi ciechi delle terze classi della scuola secondaria di primo grado, lo svolgimento delle prove INVALSI avverrà somministrando loro obbligatoriamente la versione cartacea in braille delle stesse.

Prosegue il Direttore Gianluca Rapisarda: “Fin qui tutto normale, per un tiflologo come il sottoscritto che, tra l’altro, in ogni istante della sua attività professionale, non si stanca e stancherà mai di sottolineare l’insostituibilità del metodo di letto-scrittura Braille e, soprattutto, la sua straordinaria “attualità” per i disabili visivi, anche nella nostra società digitale.

Purtuttavia –precisa il Direttore scientifico Gianluca Rapisarda-, le intenzioni del legislatore non paiono andare verso tale “virtuosa” direzione di promozione di un’effettiva (e non solo “sbandierata”) inclusione scolastica degli alunni non vedenti. Ne è prova il fatto che, nel regolamento INVALSI del 20 febbraio u.s. di cui sopra, si legge infatti: «La certificazione di competenza INVALSI (articolo 9, comma 3, lettera f del Decreto Legislativo 62/17) non è rilasciata nei casi di esonero o lo svolgimento in formato per sordi o Braille di una o più prove INVALSI».

Conclude Gianluca Rapisarda: “Come dire che siamo di fronte ad un inaccettabile paradosso: da un lato, con il recente Decreto legislativo n. 66 del 2017 si “declama” (evidentemente soltanto sulla carta) il ruolo strategico dell’inclusione scolastica “per tutti e per ciascuno”, definendola come il “valore fondante” e l’”assunto culturale” della scuola italiana ma dall’altro, per un assurdo controsenso, per quegli studenti ciechi che dovessero effettuare le prove INVALSI in forma cartacea in braille, l’Invalsi non rilascerà la certificazione di competenza prevista per legge. A ciò si aggiunga che, per gli studenti ipovedenti, le prove INVALSI dovranno essere svolte al computer ma, da nostri test, tali prove risultano essere inaccessibili in termini di possibilità di ingrandimento.

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