Prova scritta A19: nessun massacro di domande nozionistiche. In quale altro modo si deve fare una selezione? Lettera

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Inviata da Claudia Preziuso – Sento l’esigenza di dover dar voce ad un pensiero diverso nella ricostruzione della prova scritta del concorso ordinario per la classe A19. Si può certamente discutere sulla modalità d’esame, se questo tipo di test riesca a valutare effettivamente le capacità di un docente, il quale non si riduce ad un’enciclopedia di informazioni.

Si deve certamente denunciare la mancanza di rispetto per l’intera categoria che si è trovata nel giro di quindici giorni a sostenere una prova in chissà quale comune a due anni dall’iscrizione al concorso. Si deve denunciare il corto circuito di un sistema che ritiene di dover ancora valutare dei docenti che però già lavorano da anni, di un sistema che permette a chi ha un dottorato di ricerca di far parte della commissione di valutazione senza però riconoscergli l’abilitazione nelle materie che dovrà giudicare e chissà quali altre storture.

Non trovo però corretto raccontare la prova come un massacro di domande nozionistiche. Pur comprendendo

perfettamente la frustrazione di chi non ha superato la prova scritta, bisogna avere l’onestà di dire di cosa si è trattato.

Una prova non banale, senza dubbio, ma in quale altro modo si deve fare una selezione? Il programma era ampio, ma un prerequisito per insegnare non è essere in possesso di solide conoscenze? Alcune domande erano certamente molto specifiche, ma la sufficienza si raggiungeva potendo sbagliare ben 15 domande su 50. Io ho sostenuto la prova nel turno pomeridiano. Tra le domande di storia c’era la data del sacco di Roma sotto l’imperatore Carlo V, o all’inverso cosa è accaduto il 4 luglio 1776. Una generica domanda sul risorgimento e una su Crispi. Tra le domande di filosofia una chiedeva cosa significa epistemologia, domande banali su Nietzsche e su Hegel; i testi da attribuire ai filosofi erano veramente molto noti: quello su Anassimandro è uno dei frammenti più noti nella storia della filosofia, così come quello sul tempo. Le domande di informatica erano quasi offensive nella loro banalità e quelle di inglese non erano certamente da livello b2.

Cosa si contesta esattamente? La difficoltà della domanda sul rispetto in Kant o quella sull’espansione russa nei Balcani? Sono due domande che si sbagliano, se ne possono sbagliare ancora 13, tredici su cinquanta.

Questo intervento non vuole essere polemico, quanto piuttosto un invito alla serietà da parte dei docenti e aspiranti tali: era una prova scritta in un concorso nazionale. Una prova impegnativa ma adeguata per la classe di insegnamento cui si concorre.

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