Prossimo Ministro dell’Istruzione, convergenze e divergenze tra M5S e PD

di Gianfranco Scialpi
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Il Ministro dell’Istruzione esprime sempre un’idea di scuola di un governo. Quasi sempre è stato così. Probabilmente lo sarà anche con la nascita del governo M5s-Pd.  E’ possibile utilizzare la razionalità e ipotizzare un identikit del nuovo Ministro, partendo dalle dichiarazioni  dei politici.

Il Ministro dell’istruzione interfaccia di un programma per la scuola

Quasi sempre il Ministro dell’Istruzione ha espresso un sentire della scuola, declinato in un programma di governo. Qualche esempio recente. L’on. Gelmini ha contrastato  una scuola sovrabbondante ( troppi insegnanti, tante ore e materie…) attraverso la sua Riforma (2008-09) finalizzata a ottimizzare il sistema scolastico ( 87.000 docenti in meno, classi pollaio, 8 miliardi di € in meno per la scuola…).

Poi sono arrivati i Ministri Profumo e Carrozza (2011-2013) che hanno portato avanti la strategia del cacciavite, volta a ottimizzare la Riforma Gelmini.

Sono subentrati, poi Giannini e Fedeli (2013-2018) che avevano il compito di portare avanti o di concludere il disegno sotteso alla Legge 107/15.
Infine, l’ultimo Ministro, Marco Bussetti (2018-19), ha avuto un profilo divisivo interno al governo,   in quanto si è interessato di portare avanti solo quei temi vicini al sentire Lega.

La regola varrà anche per il nuovo Ministro. Le proposte del Pd

Da qui cerchiamo di analizzare quali temi e argomenti possono rappresentare il vestito politico del nuovo Ministro. Questo ci consente di andare oltre i pareri e opinioni, espressioni quasi  dell’emotività .

A maggio l’attuale segretario del Pd ha pubblicato un libro (Piazza Grande, Feltrinelli) dove la scuola e il sapere sono presentate al centro dell’agenda politica (pag.101). Il ragionamento che segue, però rimane generico.

Si va sul concreto con Camilla Sgambato, insegnante e responsabile scuola del Pd. Recentemente ha rilasciato una lunga intervista. Molto utile perché propone sinteticamente il programma del Partito democratico, stabilendo le convergenze e le divergenze con il M5s.  Innanzitutto: indietro non si torna rispetto alla Legge 107/15, ribadendo che il suo insuccesso è da imputare a  una pessima comunicazione ( Renzi, Avanti 2017). E questo è un problema perché il M5s si è sempre battuto per il superamento della “Buona Scuola” (Contratto di governo 2018).

Come sempre lasciamo la parola al documento (intervista). Ecco i passaggi più significativi:

La nostra principale proposta riguarderà l’azzeramento dei costi dell’istruzione a tutte le famiglie italiane con redditi medio-bassi. Per questi genitori, dall’asilo nido all’Università, vogliamo azzerare completamente il costo della formazione, affinché non rappresenti in alcun modo un ostacolo per il futuro e l’emancipazione dei loro figli. Il costo di questo provvedimento è di 1,5 miliardi di euro. Un terzo di quanto previsto per il primo anno di applicazione di quota 100. Asili nidi gratuiti, libri di testo a costo zero e azzeramento delle rette universitarie per chi non è in grado di pagarle. Inoltre, proponiamo di stanziare altre risorse per l’aumento degli stipendi fino a 2.150 euro netti l’anno. Fino a 1500 dalla riduzione del cuneo. Risorse per l’edilizia ci sono e sono quelle stanziate dai precedenti governi di centrosinistra. Ciò che serve è lavorare per sbloccarle, accelerando gli investimenti”

 I temi  del M5s

Subito dopo l’apertura della crisi L’On. Luigi Di Maio ha presentato un decalogo programmatico del M5s.  Al punto 10 ha parlato di “scuola come bene comune. Serve prima di ogni altra cosa una legge contro le classi pollaio e valorizzare la funzione dei docenti.”

Lo scenario è confermato da un lungo post di L. Azzolina ( prima firma della Proposta di legge per abrogare le classi pollaio) sulla sua pagina Facebook che svela il retroscena di una Lega contraria al superamento del sovraffollamento delle classi: “Noi avevamo presentato un disegno di legge che prevede un numero  massimo di 22 alunni o persino di 20 in caso di presenza di disabili, eliminando l’espressione “di norma” contenuta nelle disposizioni di legge in vigore oggi”.
“Ci sembrava una proposta del tutto ovvia: ogni docente sa bene che lavorare con 30-35 alunni per classe garantendo la qualità della didattica soprattutto se ci sono situazioni di disabilità, dsa e bes è a dir poco complesso. La nostra proposta è stata però bloccata e osteggiata dalla Lega nonostante che noi fossimo anche disponibili a rivederla in modo da renderla meno costosa.
Negli ultimi mesi abbiamo più volte chiesto al Miur di fornirci dei dati ma nessuno ci ha mai risposto e il ddl si è arenato in Commissione Cultura in attesa che la Lega desse il suo placet”.

Sulla  stessa linea si colloca B. Laura Granato che chiede al Ministro Bussetti che fine ha fatto  “la cessazione delle classi pollaio, prevista nel contratto di governo, che fine hanno fatto?

E’ di questi giorni l’intervista al sottosegretario Lorenzo Fioramonti (M5s) che si autocandida a Ministro dell’Istruzione. Ha dichiarato: “Dobbiamo dare un orizzonte a scienziati e ricercatori che a 45 anni sono ancora supplenti e a quegli insegnanti precari da molti anni…Con i due miliardi indicati, però, non si risolverebbe il problema degli stipendi del personale scolastico, tra i più bassi dell’Unione europea. “Vedremo le possibilità, di certo dobbiamo risolvere il problema delle classi pollaio: i miei figli vanno a scuola in Germania e lì sono 21 in classe”

Convergenze e divergenze tra il M5s e il Pd

Esistono, quindi delle convergenze tra i due schieramenti. La valorizzazione della funzione docente, i precari. Aggiungo anche il mantenimento della Legge 107/15. Il M5s non parla più di abrogazione o di superamento della “Buona Scuola“. Come interpretare questo silenzio? Probabilmente la mancata citazione è un segnale di disponibilità del M5s a non infierire sulla Legge 107/15 voluta dal gruppo renziano che ha la maggioranza dei parlamentari Pd.

Sull’abolizione delle classi pollaio il Partito Democratico, pur non citandola esplicitamente, è più disponibile. In particolare Matteo Renzi ha più volte espresso la volontà di superare l’obbrobrio organizzativo delsovraffollamento delle classi. Lo ha confermato anche recentemente in un’intervista rilasciata a Scuola.Net (2018)

Fatte queste premesse, il nuovo Ministro sarà…

Fatte queste premesse scarterei qualunque nome ( Franceschini, Ascani…) proveniente dal Pd. Troppo fresca la frattura con il mondo della scuola! Sarebbe un azzardo!

Quindi andiamo nel campo del M5s.
Si fanno i nomi di Bianca Laura Granato, Lucia Azzolina, S. Giuliano, e Lorenzo Fieramonti (autocandidato)

Per molti Bianca Laura Granato  è il ministro ideale.  Purtroppo però ha sempre espresso una netta opposizione verso la “Buona scuola”senza se e senza ma. E questo può costituire un problema per il Pd.

La posizione di L. Azzolina, è più sfumata (strategia del cacciavite?). Ha dichiarato “La legge 107/2015 non poteva essere abolita tout court, ma siamo già intervenuti radicalmente a risolvere le criticità più evidenti e altro ancora rivedremo.”

La stessa strategia sostenuta dal Dirigente Scolastico S. Giuliano. Purtroppo la sua presenza a Viale Trastevere è stata piuttosto opaca per via della diversa impostazione culturale con il Ministro Bussetti. L’attuale sottosegretario Lorenzo Fioramonti costituisce una possibile sorpresa, ma sempre nel segno del mantenimento della Legge 107/15.

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