Proposte per migliorare davvero la scuola. Lettera

di redazione
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Inviato da Alessandro Roccatello – Approfittando del fatto che un nuovo governo è in carica e che il corpo insegnanti (un milione circa di persone) ha espresso negli ultimi anni una quasi totale insoddisfazione ed insofferenza per i provvedimenti e le “riforme” inerenti la Pubblica Istruzione, volevo contribuire con alcuni suggerimenti (alcuni a costo zero) che potrebbero migliorare il lavoro di noi insegnanti. Volendo essere poco prolisso, li elenco per punti:

1)      Eliminare gli ambiti territoriali, fonte solamente di incertezza sulla propria prospettiva di stabilità in una scuola. Sono comodi, forse, per gestire in modo più elastico i docenti; questo beneficio per l’amministrazione non è però compensato da alcun vantaggio per l’insegnante e per la sua professionalità. COSTO SOSTANZIALMENTE ZERO.

2)      Finchè resteranno gli ambiti territoriali, cancellare il fatto che il docente di un ambito non può chiedere (anche attraverso la mobilità) di essere assegnato all’Istituto dove presta servizio. Qui siamo all’assurdo: un insegnante si trova bene in un Istituto (e probabilmente viceversa) ma non può far parte dell’organico di quell’Istituto. Dovrebbe fare mobilità su altro Istituto di altro ambito e poi (un anno dopo se tutto andasse bene, cosa improbabile) chiedere mobilità dall’Istituto dove ha ricevuto la prima mobilità a quello dove vuole effettivamente restare (e dove stava lavorando). Siamo insegnanti, non numeri di telefono che chiedono la portabilità e che per passare dall’operatore A al B devono fare un passaggio intermedio attraverso l’operatore C!   COSTO ZERO.

3)      Eliminare la chiamata diretta: dopo due anni di applicazione, probabilmente tutti hanno capito che si traduce in un inutile scambio burocratico di documenti e curriculum. Quando alla chiamata risponde un solo docente, la scuola è costretta a scegliere quello (come avveniva in passato, ma con l’aggravio della procedura burocratica); quando è più di uno a rispondere, c’è ancora qualcuno che crede veramente che un Dirigente può, leggendo un curriculum (o con breve colloquio), individuare il miglior insegnante per il proprio Istituto? Oppure si sceglie per conoscenza ed amicizia? COSTO: ZERO.

4)      Eliminare (o ridurre fortemente) la redazione del RAV (Rapporto di Autovalutazione). Quante risorse vengono spese per generare quel documento così complesso? Quanti dati sono effettivamente corretti (chi conosce certe scuole si accorge facilmente che alcuni dati sono mancanti o parziali)? Ma soprattutto: chi legge ed usa quello strumento? Forse una famiglia su 10000 valuta la scelta di una scuola in base al RAV. Inoltre, penso sia chiaro per tutti che un Istituto non migliora perché viene generato un RAV di decine di pagine, dati, affermazioni, campi e buone intenzioni. Una scuola migliora se è gestita bene dal Dirigente Scolastico (prima di tutto) e se gli insegnanti sanno lavorare bene. Se un Dirigente non gestisce bene il proprio Istituto (o, come capita, se il DS non esiste perché c’è una reggenza) può essere confezionato un RAV precisissimo e con le migliori intenzioni; ma quella scuola non potrà fare altro che peggiorare. COSTO: ZERO

5)      Formalizzare il fatto che le comunicazioni elettroniche con le famiglie hanno validità. Il coordinatore di classe è diventato ormai un burocrate che deve mantenere attive le comunicazioni scritte con le famiglie (comunicazioni di eccessive assenze, eccessive materie insufficienti, eccessivi ingressi in ritardo, convocazione consigli di classe, comunicazione provvedimenti disciplinari, materie da recuperare, programmi da recuperare,…). Spesso questa è una attività enormemente dispendiosa come tempo perché avviene tramite moduli, spesso protocollati, da consegnare allo studente e ritirare firmati dalla famiglia. Quando lo studente (che si fa tramite per la comunicazione scritta) non collabora o la famiglia si interessa poco, occorre anche mettersi al telefono per sollecitare che tali documenti ritornino firmati: siamo quindi all’apoteosi dell’inefficienza e non bisogna stupirsi se molti insegnanti si rifiutano di fare i coordinatori di classe.

Basterebbero poche righe di normativa per far si che tali comunicazioni siano considerate valide anche se in forma elettronica: si obbligano gli studenti ad essere vaccinati, perché non si obbligano i genitori ad avere una PEC all’atto dell’iscrizione del figlio ad una scuola (possibilmente fornita gratuitamente dallo Stato)? O, quanto meno, una mail alla quale la scuola può fare affidamento per queste comunicazioni.

6)      Eliminare la sanzione alternativa alla sospensione, oppure renderla facoltativa. Anche leggendo i peggiori casi di cronaca riguardanti azioni aggressive degli studenti nei confronti degli insegnanti si legge spesso di “sanzioni alternative” alla sospensione dalle lezioni (pulire la scuola, svolgere attività di dubbia utilità sociale ed educativa, …). La normative prevede infatti che allo studente DEVE essere offerta una sanzione alternativa alla sospensione dalle lezioni; esempio: uno studente sputa sulla cattedra, oppure ha atteggiamenti che rovinano la classe stessa, oppure sfonda una porta con un calcio perché pensa di aver diritto ad uscire dall’aula quando vuole, ecc: in tutti questi casi la scuola non può più sospendere lo studente dalle lezioni ma deve offrire una sanzione alternativa. Quindi, ad esempio, un insegnante si può ritrovare in classe, senza neppure un giorno di sospensione, lo studente che aveva sputato sulla cattedra perché questo ha accettato di pulire qualche laboratorio al pomeriggio. Occorre tornare al passato, eliminando questa salvaguardia dalla sospensione dalle lezioni; i danni fatti da questo genere di “buonismo normativo” sono ormai notevolissimi e molto gravi. COSTO: ZERO.

7)      Rendere più semplice l’applicazione di alcune sanzioni disciplinari. Forse alcuni politici o presunti esperti di Scuola non sanno che, quando uno studente vìola il regolamento di Istituto, l’azione disciplinare (già poco efficace per quanto detto nel punto precedente) diventa lenta per la necessità di rispettare alcune procedure (es: 5 giorni dalla comunicazione del fatto allo svolgimento del Consiglio di Classe straordinario più altri giorni dall’applicazione della sanzione per dare tempo di svolgere una azione di contestazione). In alcuni casi tali procedure hanno un senso (es: necessità di ascoltare la versione degli studenti coinvolti). In altri casi (chiari e circoscritti) sarebbe utile e furbo rendere automatiche le sanzioni disciplinari. Esempio classico: uno studente continua ad usare il cellulare in classe (non sono certamente l’unico insegnante che considera questo come una delle prime cause di insuccesso scolastico). Dopo due note dello stesso tipo sul registro, se il Consiglio di Classe è favorevole, lo studente deve poter essere sospeso per N giorni (1 o 2 giorni ad esempio); e questo deve poter avvenire SENZA la necessità di convocare il Consiglio di Classe, lo studente, i genitori, i rappresentanti dei genitori e degli studenti. In questi casi non c’è nulla da chiarire: lo studente non capisce che a scuola non si usa il cellulare pertanto viene sanzionato immediatamente ed in modo adeguato. L’unica azione necessaria sarebbe una raccolta di firme tra i docenti della classe, ad indicare se sono favorevoli o meno alla sanzione: se la maggioranza è favorevole, si procede alla sanzione. COSTO: ZERO

8)      Dotare ogni scuola di un Dirigente Scolastico. E’ evidente che una scuola senza DS non può funzionare bene; molti colleghi vivono ogni giorno la realtà di Istituti che sono alla deriva poiché senza DS (con reggenza). Bisogna in tempi brevi far si che ogni scuola abbia un DS. Al DS si deve affiancare un Vicepreside (uno per ogni sede fisica) con distacco totale dall’insegnamento.

9)      Ridurre il numero di studenti per classe. Tutti gli insegnanti sanno che una prima di 25 studenti è ancora gestibile in un liceo classico mentre in un professionale spesso non lo è affatto. Diminuire il numero di studenti per classe ha un costo ma si tratta di un onere che porterebbe ad un beneficio concreto per la vita all’interno delle classi (sia lato docente che lato studente). Il numero massimo di studenti per classe va abbassato (e senza alcuna deroga), con la possibilità che tale numero dipenda dal tipo di Istituto (esempio: Liceo 24, Istituto tecnico 20, Istituto professionale 16, scuola media,…).

10)   Eliminare la figura del tutor personale nelle nuove prime e del curricolo personalizzato. Il regolamento sui nuovi Istituti professionali prevede l’adozione del Progetto Formativo Individuale e di un tutor che sostenga lo studente nell’attuazione del PFI. Probabilmente chi ha introdotto tale normativa non si rende conto della mole di lavoro che potrebbe generare questa novità. Se tale lavoro portasse ad un reale miglioramento della didattica sarebbe una novità da considerare positivamente; ma chi lavora negli Istituti Professionali sa che i problemi didattici, formativi o di successo scolastico NON sono legati alla personalizzazione della didattica e che tale aspetto può avere effetti positivi del tutto trascurabili (se non nulli). La scuola, soprattutto in un ambiente come quello degli Istituti Professionali, è quella basata sulle attività concrete, non quella pensata dagli architetti della pedagogia e delle metodologie innovative (con tutto il rispetto per tali figure). COSTO: ZERO.

11)   Un esempio concreto di innovazione negli Istituti Professionali. In contrasto con le innovazioni teoriche del punto precedente, mi permetto di segnalare una specifica ma concreta questione. Secondo la normativa recente, se una concessionaria di automobili o un privato volesse donare alla scuola una vettura per utilizzo didattico (smontaggio componenti, diagnosi, attività pratiche), non esiste la possibilità di radiare la vettura e tenerla nei laboratori per uso esclusivamente didattico. Bisognerebbe infatti mantenere attivo un proprietario e pagare il bollo annuale; questo fatto rappresenta, per gli Istituti Professionali con indirizzo di Manutenzione veicoli a motore, un ostacolo talvolta impossibile da superare. Ci si trova talvolta nell’assurdo di privati che vorrebbero regalare un veicolo quasi nuovo per consentire agli studenti di smontarlo o farci esperienze pratiche e l’impossibilità burocratica di far entrare tale veicolo nel laboratorio (anche se questo è attrezzato come un’officina auto). E’ come se in un Istituto Alberghiero non si potesse far entrare la farina nelle sale cucina! COSTO: ZERO.

12)   Esame di stato: bocciare non fa male. Bisognerebbe combattere il sentimento che spesso nelle commissioni d’esame sfocia nella battuta “perché dovremmo bocciare ora noi? Per crearci problemi?”. Anche solo attraverso una campagna di informazione, bisognerebbe chiarire ai docenti impegnati negli esami di stato (secondaria II grado) che bocciare uno studente non è per forza una cosa negativa o un fatto che può comportare problemi. Ormai il sistema di verbali semi-automatizzato mediante commissione-web fa si che sia molto difficile commettere errori formali. E i docenti dovrebbero essere informati del fatto che sostanzialmente solo per tali errori si può aprire un ricorso. Nessuno metterà in discussione il voto assegnato ad un orale o un compito scritto se documentato con adeguate griglie di correzione e da un verbale formalmente corretto. Quindi: se alcuni studenti meritano di essere respinti, è giusto che ci sia la serenità nel farlo.

13)   Certificato cartaceo di servizio per musei gratuiti. I “competenti della politica e della scuola” che si sono succeduti nei precedenti anni hanno (finalmente) decretato che gli insegnanti possono entrare gratuitamente nei musei e luoghi di arte dello Stato. E’ necessario però una richiesta scritta e validata dall’amministrazione dell’Istituto stesso. Risultato: se 500’000 docenti facessero ogni anno tale richiesta si consumerebbero 500’000 fogli di carta e si impiegherebbero (stima) 100’000 ore di lavoro (stampare, compilare, consegnare in segreteria, firmare e timbrare, riconsegnare al docente richiedente). Visto che il sistema SIDI-Istanze-Online conosce tutto di tutti i docenti (TD e TI), perché non impiegare per poche ore un programmatore per implementare la generazione automatica (e validata) del modulo che, presentato ai musei, consente l’ingresso gratuito? 10 ore di lavoro di una persona risparmiano 100’000 ore di tanti altri. Forse ne vale la pena?

Seconda questione: sarebbe giusto consentire l’ingresso gratuito in tutti i musei in qualche modo partecipati dallo Stato, ma anche in quelli con partecipazione di Comuni e Regioni. I musei puramente Statali sono infatti molto pochi rispetto ai tanti presenti nel Paese.

14)   Potenziamento come attività facoltativa. Sappiamo che la figura del docente di potenziamento è nata anche (qualcuno dice soprattutto) per smaltire graduatorie altrimenti inesauribili. Capita spesso che docenti di potenziamento di una materia siano assegnati in Istituti dove quella materia non si insegna. Non avrebbe senso (e non sarebbe giusto) eliminare tali docenti ma sarebbe utile e giusto (per il docente e per l’Istituzione) rivederne le funzioni e gli Istituti di assegnazione, magari impiegandoli laddove si insegna la materia e anche con lo scopo di ridurre gli alunni per classe.

Sarebbe anche giusto introdurre la norma che, in caso di N cattedre di una materia ed N+1 docenti di tale materia (dove 1 è di potenziamento), il docente che svolge funzioni di potenziamento sia individuato da chi si propone per tale funzione, non dal Dirigente Scolastico. In caso di più candidature, la funzione verrebbe divisa tra i docenti richiedenti. Questo per evitare che il DS abbia il potere di estromettere un docente dall’insegnamento in classe, attribuendolo, per sua sola decisione, alle attività di potenziamento.

15)   Le cose vecchie non sono per forza superate o peggiori. Infine, con molto rispetto, suggerisco a chi ha potere di indirizzo presso il MIUR, di circondarsi non solo di studiosi dei metodi scolastici innovativi, di psicologia dell’apprendimento, di metodologie pedagogiche 3.0, 4.0, tablet scolastici, portali digitali, … Ci vuole anche qualcuno che abbia un contatto concreto con la realtà: molti studenti hanno una calligrafia pessima, non sanno scrivere in stampatello o corsivo, non riescono a seguire un semplice dettato, non sanno calcolare uno sconto, non sanno descrivere oralmente o per iscritto un semplice fenomeno, non sanno disegnare a mano un rombo, ecc. Bisogna guardare avanti ma forse bisogna anche ripartire da come era la scuola, e dalle basi che dava, fino a pochi decenni fa.

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