Proposta trasformazione bonus premiale in borse di studio. Lettera

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Sono un’insegnante di scuola secondaria della provincia di Lecce, trasferita quest’anno al Liceo Artistico di Brindisi, dopo due anni di permanenza nell’Istituto Professionale – Servizi per l’Enogastronomia e l’Ospitalità Alberghiera di San Damiano d’Asti, in provincia di Asti.

Ho accolto la notizia del trasferimento con grandissimo entusiasmo: il desiderio, infatti, di essere vicina alla mia famiglia, alla mia terra, ai miei amici, al mio mare, ai miei ulivi, superava qualsiasi cosa; tuttavia, tornando qui nel Salento, mi sono accorta – ma questo lo immaginavo già – di aver lasciato un pezzettino del mio cuore lì in Piemonte e un altro pezzettino ancora in quelle aule di quella scuola immersa in una pace indescrivibile, in mezzo a delle colline bellissime, laddove si uniscono le Langhe, il Roero e il Monferrato, quelle aule in cui sono entrata come insegnante di ruolo, il tanto agognato ruolo.
Ero lontana sì da tutto e da tutti, ma lì avevo trovato il lavoro per cui avevo studiato tanto e nel quale avevo sempre fermamente creduto e credo ancora; per questo, al Piemonte, a San Damiano d’Asti, a questa scuola, ad alcuni dei miei colleghi e a tutti i miei alunni sarò sempre in qualche modo riconoscente: è con loro, infatti, che ho vissuto il ‘per la prima volta’, per la prima volta in classe come insegnante a tempo indeterminato.
Un bravissimo cantautore salentino – si chiama Mino De Santis – in una delle sue canzoni, ‘Lu fiju a Milanu’ (‘Il figlio a Milano’), nella quale racconta di come i genitori del Sud vivano la lontananza dal proprio figlio costretto ad emigrare al Nord in cerca di lavoro, quel Nord che indistintamente fa capo a Milano (non importa se poi nella realtà sia un altro posto, per noi del Sud chi va al Nord va sempre a Milano), nella parte finale fa dire loro: ‘Lu core e la capu se dane la manu, fanculu a Milanu o grazie a Milanu’ (‘Il cuore e la testa si danno la mano, alla malora Milano o grazie a Milano’). Infatti, se è pur vero che il lavoro ci costringe spesso a lasciare la nostra terra, il nostro Sud, e ad andare via, non si può non essere riconoscenti nei confronti di quelle terre, di quegli angoli del Nord, in cui ognuno di noi ha avuto la possibilità di realizzarsi, seppur a costi altissimi.
Per me è stato esattamente così: non potrò mai disprezzare questa terra che tanto mi ha dato e, non solo a livello lavorativo, ma anche e soprattutto a livello umano, perché non è assolutamente vero che al Nord le persone sono fredde e distanti. Io lì ho conosciuto delle persone fantastiche, che mi hanno fatto sentire a casa mia fin dal primo momento, eppure piemontesi da intere generazioni.
La fetta più grande di cuore, però, è rimasta in quelle che ora sono le classi terze, i miei ex alunni, che non ho fatto in tempo a salutare e di cui ho provato a prendermi cura fin dal primo giorno della prima superiore.
Così, quando ho avuto la notizia che il Preside della scuola mi aveva assegnato il bonus premiale per lo scorso anno scolastico, non ho esitato a pensare di restituire quei soldi alla scuola stessa, chiedendo di trasformarli, se possibile, in borse di studio da assegnare al termine dell’anno scolastico agli alunni più meritevoli delle classi terze, quelli che conseguiranno le medie più alte. Non si tratta di una cifra altissima che cambierebbe loro la vita, tuttavia sarebbe un piccolo regalo da parte mia, un modo per dire: ‘Non vi ho dimenticato, una parte di me è lì con voi, che non ho avuto neppure il tempo di salutare’ e, soprattutto, un incentivo a studiare, per poter far dire loro un giorno: ‘Siamo stati bravi e questo ci è stato riconosciuto con una borsa di studio’. Spero davvero che questo mio desiderio si possa concretizzare e realizzare, lo spero davvero tanto.
Sarebbe meraviglioso se ogni docente destinasse quei soldi ad altro nella scuola, a qualcosa in cui crede, a qualcosa che gli sta a cuore. Immaginate che bello sarebbe? Immaginate cosa succederebbe? Non pensate che forse proprio da queste piccole cose si potrebbe partire per creare un giorno, non lontano nel tempo, una grande, vera e, soprattutto, buona scuola?

Laura Minerva

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