Promozioni nella Pubblica amministrazione: grazie a un cavillo, fino al 2025 si potrà diventare funzionario senza laurea

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La parola d’ordine per i dipendenti pubblici nel 2023 è “progressioni verticali”, un eufemismo che evoca la prospettiva di carriere semplificate.

L’estate di quest’anno ha visto un’innovazione significativa per il settore pubblico, grazie all’ultimo contratto sottoscritto tra sindacati e Aran. Come segnala Il Messaggero, una delle riforme principali è la creazione di nuove categorie professionali, rimpiazzando le tradizionali aree di inquadramento.

Il cambiamento più controverso? La possibilità, fino al 2025, di avanzare di livello anche in assenza del titolo di studio richiesto tradizionalmente. Ciò significa, ad esempio, che un assistente con un diploma e 10 anni di servizio può ambire al ruolo di funzionario. Tuttavia, ciò solleva interrogativi sulla valorizzazione della formazione accademica.

Consideriamo un caso emblematico: il Ministero dell’Economia. Il dicastero ha recentemente pubblicato un bando per ben 597 posti da funzionario, dove il punteggio si basa sull’esperienza professionale (40 punti), le competenze (35 punti) e i titoli di studio (25 punti). Sorprendentemente, la differenza di punteggio tra laurea e diploma è minima, sminuendo l’importanza della formazione avanzata.

Il caso solleva un dibattito cruciale sulla meritocrazia nell’amministrazione pubblica. Da un lato, aprono porte a dipendenti esperti ma privi del titolo accademico. D’altro canto, rischiano di svalutare il peso dell’istruzione superiore. Considerando che solo un dipendente pubblico su tre in Italia ha una laurea e l’età media supera i 50 anni, emerge una domanda fondamentale: sono queste progressioni il modo giusto di attrarre talenti freschi e innovativi nel settore pubblico?

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