Un progetto europeo Comenius per insegnare l’intelligenza emotiva

di Giulia Boffa
ipsef

Red – Nella Sala Auditorium San Domenico, martedì 15 gennaio 2013, alle ore 16,30 sarà presentato il progetto Comenius "European Assessment Protocol for Children’s SEL Skills" EAP_SEL, finanziato quest’anno dalla Comunità Europea nell’ambito del programma LLP.

Red – Nella Sala Auditorium San Domenico, martedì 15 gennaio 2013, alle ore 16,30 sarà presentato il progetto Comenius "European Assessment Protocol for Children’s SEL Skills" EAP_SEL, finanziato quest’anno dalla Comunità Europea nell’ambito del programma LLP.

 Il progetto “European Assessment Protocol for Children’s SEL Skills” (o EAP_SEL), in partenza ora e attivo per i 2 anni necessari alla ricerca, coinvolgerà 1.000 bambini delle prime classi di scuola primaria su tutto il territorio europeo, selezionati con specifici criteri. Metà dei ragazzi saranno educati con il metodo del SEL (socio-emotional learning, o educazione socio-emozionale) e l’altra metà, il “gruppo di controllo” no, così come vuole il metodo scientifico. Al termine del biennio, si valuteranno i risultati sia sui due gruppi di bambini, che sugli insegnanti. Infatti il metodo SEL (socio-emotional learning) così come concepito e ora sperimentato, riguarda sia i destinatari dell’educazione, che gli educatori. L’emozione, la cosiddetta ‘intelligenza emotiva’, arriva in primo piano fra i banchi di scuola e lo fa a livello trasversale, non una ‘disciplina’ a sé stante, ma un metodo di insegnare a gestire le emozioni, trasversale a tutti i programmi curricolari.
 
Cinque i Paesi coinvolti: l’Italia appunto, con Perugia e l’ateneo perugino capofila (Dipartimeno di Scienze Umane e della Formazione) e l’Università di Udine; più Svizzera, Svezia, Croazia, Slovenia, con le maggiori realtà accademiche delle capitali. Coordinatrice europeo del progetto, da Perugia, Annalisa Morganti, ricercatore di Didattica Speciale presso l’Università di Perugia (Dipartimento Scienze Umane e Formazione) e docente di Pedagogia Speciale.
 
Obiettivo del progetto è diffondere linee di azione concrete per tutti gli insegnanti, compresi quelli di sostegno, per applicare percorsi di educazione sociale ed emotiva. Il clima emotivo in classe, tutto ciò che è emozione, relazione, gestione dei conflitti, diventa quindi una competenza da apprendere, con particolare riguardo ai bambini con bisogni speciali, laddove la disabilità crea spesso rifiuto ed emarginazione. L’intelligenza emotiva, insomma, si può imparare e anche insegnare: “prevenendo l’insorgere di comportamenti potenzialmente problematici” commenta il gruppo di lavoro perugino che fa capo alla Morganti, “sviluppando abilità cognitive, emotive e sociali; insegnando a riconoscere e gestire le emozioni, a prendere decisioni responsabili e a stabilire relazioni positive”.
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