Progetto Erasmus diventa Erasmus+: 4 milioni di studenti all’estero per studiare o lavorare

di Giulia Boffa
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Red – “Erasmus è più importante che mai in tempi di ristrettezze economiche e di elevata disoccupazione giovanile: le competenze e l’esperienza internazionale acquisite da questi studenti accrescono la loro occupabilità e li rendono più mobili sul mercato del lavoro”.

Red – “Erasmus è più importante che mai in tempi di ristrettezze economiche e di elevata disoccupazione giovanile: le competenze e l’esperienza internazionale acquisite da questi studenti accrescono la loro occupabilità e li rendono più mobili sul mercato del lavoro”. Androulla Vassiliou, commissario per l’istruzione, commenta le cifre sui 25 anni del programma comunitario di studio oltre i confini nazionali, e presenta il profilo che Erasmus assumerà dal 2014, quando muterà il nome in “Erasmus+”.

L’obiettivo è offrire entro il 2020 a quattro milioni di persone la possibilità di studiare, formarsi, insegnare o fare opera di volontariato all’estero. Per arrivare a questo obiettivo, i fondi a disposizione nel periodo 2014-20120 saranno 14,5 miliardi di euro, con un aumento del 40 per cento rispetto ai finanziamenti destinati attualmente ai programmi per la mobilità dell’istruzione e della formazione

 Nello scorso anno accademico i giovani Ue che hanno potuto approfondire la propria formazione in un altro Paese sono stati 250mila, portando a 3 milioni il totale dalla creazione di Erasmus, nel 1987. Oltre ai corsi universitari (in genere della durata di 6 mesi, percependo un assegno di 252 euro mensili, che possono essere accresciuti da fondi regionali o statali), Erasmus finanzia tirocini aziendali (50mila giovani lo scorso anno) e la formazione per i docenti (oltre 46mila).

La metà più ambita per l’Erasmus rimane la Spagna, seguita da Francia e Germania; gli spagnoli sono anche i più numerosi tra i giovani che si recano all’estero per studiare.Nell’ultimo anno, sono stati 250mila gli studenti che hanno colto l’occasione dello scambio universitario per andare a studiare in un Paese straniero. Gli italiani sono poco meno del 10 per cento, 23.400, con un aumento del 6% rispetto all’anno scolastico precedente. Bologna è la terza università per appeal, ovvero per numero di studenti ricevuti.

Più di 46.500 sono stati i membri del personale accademico e amministrativo che hanno ricevuto un sostegno da Erasmus per insegnare o ricevere una formazione all’estero. In media, grazie al progetto, si passano sei mesi all’estero presso un’università o un’istituzione di istruzione superiore. Rispetto al 2010/2011, anche in questo caso c’è stato un aumento del 7,5%.

Più corposo ancora l’aumento (+18%) di chi ha effettuato un tirocinio in azienda (quasi 50mila studenti). L’importo medio della borsa di studio è stato di 252 euro. La Spagna è la meta preferita, poi ci sono Francia e Germania. Questi tre Paesi sono anche quelli che inviano più studenti all’estero per studiare. Dopo Granada e l’ateneo Complutense di Madrid, però, come detto troviamo Bologna. Sei Paesi hanno visto peggiorare le statistiche: Bulgaria, Cipro, Estonia, Islanda, Liechtenstein e Romania.

Vassiliou aggiunge: “Guardando al futuro, il programma Erasmus+ consentirà a 4 milioni di persone di studiare, formarsi, insegnare o far opera di volontariato all’estero nei prossimi sette anni”, grazie agli stanziamenti che dovrebbero essere contenuti nel Quadro finanziario pluriennale dell’Ue.

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