Profumo e Campanella: “porte della scuola devono essere sempre aperte, mondo del lavoro cambia”

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“La scuola di oggi, in Italia come nel resto del mondo, ricalca la struttura delle fabbriche di ieri. Gli insegnanti, come i capireparto con i loro sottoposti, richiedono conformismo da parte di studenti che assimilano nozioni in modo passivo”.

E’ la critica mossa in un editoriale sul Corriere della Sera da Edoardo Campanella e Francesco Profumo, nel riflettere sulle ripercussioni anche sulla scuola legate al l passaggio dal modello di uno a molti a quello in cui tutti sono in collegamento con tutti. Il settore dell’istruzione non è rimasto esente dal processo di destrutturazione.

“Le classi stesse, ordinate per file di banchi individuali – scrivono Campanella e Profumo – ricordano le industrie tessili inglesi di metà Ottocento, nelle quali le macchine da cucire erano posizionate su piccoli tavoli allineati, dietro ai quali sedevano diligentemente i tessitori”.

C’era un tempo la scuola fatta da un professore che insegnava agli studenti all’interno di un modello di “apprendimento passivo di nozioni” che avveniva in un certo “lungo un arco predeterminato di tempo”.

L’economia attuale, invece, ha comportato una accelerazione anche dell’obsolescenza della conoscenza, individuata da Campanella e Profumo in 5 anni.

Nella lunga disamina sulla evoluzione rapida della conoscenza, Campanella e Profumo ricordano alcuni dati del World Economic Forum, secondo i quali “il 65% degli studenti di prima elementare svolgerà, una volta terminato il loro percorso di studi, professioni che oggi non esistono ancora, in un mondo nel quale i confini tra reale e virtuale saranno sempre più labili”. Non a caso prendono come esempio il modello Singapore, dove imprenditori e governo “lavorano su orizzonti temporali di cinque anni all’interno della Skills Future Initiative”.

Secondo Campanella e Profumo, l’innovazione si rifletterà anche sulla creatività e le attività scientifiche individuate nell’acronimo di Stem dovranno aprirsi all’arte, ampliando l’acronimo a Steam.

Ed ecco che il modello verticale del “broadcast” deve lasciare il posto anche nell’istruzione al modello del “narrowcast”. “La collaborazione orizzontale tra compagni e verticale con i professori – scrivono nell’editoriale – deve sostituire almeno in parte competizione e gerarchie. I ruoli tra maestri e allievi dovranno essere sempre più ibridi. E si dovranno sperimentare nuovi metodi di insegnamento, che coinvolgano nuove tecnologie ma non solo”.

Tutto questo processo che appare legato soltanto al sistema di comunicazione fra professore e studente avrà ripercussioni anche sugli aspetti lavorativi. “E’ necessario dotare il sistema dell’istruzione di un elevato grado di flessibilità in entrata e in uscita – spiegano Campanella e Profumo – per favorire carriere agili e non lineari. Visto il rapido tasso di obsolescenza delle competenze anche più sofisticate, i percorsi di studio non dovranno più concentrarsi in un unico blocco temporale, ma dovranno seguire un percorso a zigzag: le porte della scuola in senso lato dovranno rimanere sempre aperte per riassorbire con facilità qualunque lavoratore lungo l’intero arco di una vita professionale. In questo senso, la flessibilità si tradurrà in destrutturazione del sistema”.

La conclusione dei due autori, dopo altre riflessioni approfondite sulla necessità di creare percorsi di costante aggiornamento con un riconoscimento al pari di quello accademico, è che nella scuola del futuro questo passaggio sarà “lungo e accidentato”.  Ma “Per non rassegnarsi alla disoccupazione tecnologica, dovremo essere tutti disposti a imparare, disimparare e re-imparare”.

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