Il profilo del nuovo docente secondo la Buona Scuola. Lettera

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"Vogliamo i docenti più bravi del mondo in classe!" È con queste parole che il governo, nella persona della ministra alla pubblica istruzione, annuncia il nuovo concorso, il primo dopo il varo della nuova riforma, quella chiamata La Buona Scuola- con un nome, diciamolo, che per assonanza, consonanza, semantica e gusto ricorda tante merendine preconfezionate, quelle che oggi, a dire il vero, i genitori più attenti evitano come la peste…
"Vogliamo i docenti più bravi del mondo in classe!" È con queste parole che il governo, nella persona della ministra alla pubblica istruzione, annuncia il nuovo concorso, il primo dopo il varo della nuova riforma, quella chiamata La Buona Scuola- con un nome, diciamolo, che per assonanza, consonanza, semantica e gusto ricorda tante merendine preconfezionate, quelle che oggi, a dire il vero, i genitori più attenti evitano come la peste…

Ma andiamo al nocciolo del discorso, qual è il profilo del docente nuovo, primo vessillo e banditore ufficiale della Scuola Buona?
 
Incrociando scrupolosamente le indicazioni nazionali, le avvertenze generali, le riforme delle scuola dal 1948 al 2016 (circa una a ministro), le alterne vicende della legge sull'autonomia, le indecifrabili e munifiche (per chi le organizza) scuole di specializzazione dai nomi impronunciabili e dalla sostanza immutabile (Siss, Tfa, Pas e varie sottocategorie), aggiornando e confondendo le classi di concorso ("italiano" o "matematica"potrebbero essere nomi ambigui, meglio usare tanti codici e ogni tanto cambiarli: la A050 diventa A012 però poi si fonde con la A043 e allora qua è la' appaiono anche insieme come A04, ma anche A012, a discrezione non si sa di chi) incrociando insomma tutte queste informazioni, dopo mesi di aggiornamenti e smentitite e ripensamenti, ecco il nuovo concorso e il profilo del nuovo docente, che dovrà avere: 
 
– una laurea nelle materie e negli esami indicati, diversi per ogni tipo di laurea, ovviamente, ma anche in base all'anno di laurea: perché ogni tre, quattro anni gli esami obbligatori per insegnare o sono cambiati o hanno cambiato nome, ma il concorso sarà uguale per tutti;
 
– una specializzazione in didattica, una di quelle sopramenzionate dai nomi impronunciabili, costose, tenute quando va bene da portaborse e assistenti non pagati (a chi vadano i soldi non si sa), dove si insegna a insegnare in modi nuovi (cooperative o collaborative learning, classi capovolte, classi digitali, classi inclusive, classi multiculturali) usando i metodi più vecchi e cattedratici; dove si ripetono le cose fatte all'università e nessuno fa menzione dei programmi di un futuro concorso (anche perché, a onore dei poveri portaborse, chi ne sapeva niente, allora!??);
 
– preferibilmente, un dottorato e tante pubblicazioni internazionali valide, in riviste di prestigio; certo chi ha questi titoli in teoria dovrebbe, o vorrebbe, lavorare all'università, ma la riforma di quest'ultima è ancora segretamente nascosta nel cassetto della ministra e, viste le premesse, insieme ai professori della scuola tremano già alla sola idea non solo i docenti universitari e i loro allievi precari da anni, ma anche le neomamme e i neopapà' in sala parto: perché se oggi la fuga dei cervelli avviene dopo la laurea, presto ne sentiremo parlare per l'asilo; 
 
– anni e anni di onorato servizio precario, sottopagato, senza diritti, senza valore ai fini della pensione o dei titoli di servizio; in classe si', a lavoro si', ma in sordina, quasi in incognito: che non si sappia che insegna qualcuno senza aver fatto un concorso, anche se la legge europea dice che tre anni di servizio equivalgono alla migliore abilitazione, perché fatta non solo sui libri, ma sul posto di lavoro, in mezzo a bambini bramosi di sapere, genitori in ansia, adolescenti confusi, colleghi nel panico o alla disperazione perché lavorano senza vedere lo stipendio per mesi, i propri vecchi prof (vecchi già allora) come colleghi;
 
– la capacità di imparare in un mese tutte le sigle (dai DSA ai Bes etc etc) in cui nei decenni sono state sintetizzate le normative e le discipline, i disegni di legge e le riforme concernenti disabilità, diversità linguistica o culturale, disagio minorile, devianza sociale, povertà di soldi o di stimoli, difficoltà sensoriali o psichiche, lutto per un familiare, dolore per la perdita del cane, ansia da prestazione per il compito di fisica o crisi nera per il furto del cellulare;
 
– la capacità di imparare in un paio di mesi tutto il programma didattico delle diverse discipline, e poco importa se i programmi non esistono più, tolti da una delle riforme di cui sopra;
 
– la capacità di scegliere il corso o il libro giusto tra tutti quel pubblicati in un'ora dall'uscita del bando del concorso e che hanno come sottotitolo: "studiare tutto di tutto in meno di un mese", "le sintesi più brevi le trovi qui", "tutto il programma in un pomeriggio", "tutto il programma in due ore, lo puoi ascoltare in cuffia durante il collegio docenti";
 
– la capacità di imparare in tempi rapidi le competenze per l'apprendimento per la vita, la capacità di insegnare individualmente in classi numerosissime e multilingui, la capacità di aggiornarsi e fare corsi a pagamento con una paga da miseria che si interrompe ogni estate senza certezza di ripresa, la capacità di spostarsi di continuo nella regione come un commesso viaggiatore, la capacità di ingraziarsi i presidi perché i prof non saranno più assunti in base a graduatorie di merito, ma a discrezione dei dirigenti;
 
– la capacità di fare lo slalom tra tutte la varie incompetenze: di chi forma gli insegnanti e non sa per cosa; di chi selezionerà gli insegnanti e spesso ha meno titoli di loro; di chi ha messo su tutto questo circo, spendendo soldi pubblici per fare una legge di cui nessun sentiva il bisogno e un concorso che assumerà insegnanti non solo tra coloro che già insegnano a scuola e sono già formati, abilitati e esperti, ma che in molti casi sono in numero minore dei posti messi a bando, con uno spreco di energie e soldi pubblici mai visto prima, un banchetto per chi fa corsi e libri, una sadica derisione per chi già ha i titoli e in effetti manda avanti la scuola da anni, da precario, senza diritti, senza storia.
 
In conclusione al nostro esame, emergono con prepotenza due sole ragioni a giustificazione di tutto ciò (soldi spesi invano, polvere negli occhi delle famiglie e fango in faccia ai docenti che già insegnano da anni): 
 
-la prima, rendere spiacevole e non appetibile un lavoro mai troppo ambito-ma almeno, un tempo, dignitoso- in modo che i migliori cervelli del paese non si sentano mai più attratti, o non possano più permettersi in futuro di mettersi al servizio della scuola, dei bambini, del futuro, del Paese e fuggano all'estero o si lancino alla rincorsa di una carriera brillante in qualche industria privata di shampoo, di pubblicità online o di merendine;
 
– la seconda, trovare finalmente una risposta definitiva e radicale all'annoso problema della fuga dei cervelli: questa riforma, così ben pensata, così promettente, con la carneficina del concorso bandito in un mese, le condizioni precarie, il basso stipendio, le scuole a pezzi possiamo essere certi che a breve distruggeranno la motivazione a insegnare e a imparare, eliminando una volta per tutte il problema della fuga dei cervelli all'origine, cioè non creandone più, distruggendo una delle poche cose buone (!) che avevamo davvero (altrimenti i nostri cervelli all'estero non li avrebbero voluti e ce li avrebbero rispediti al mittente). 
 
Le parole della ministra, nella sostanza  anche se non nella lettera, suonano in realtà: "vogliamo che i docenti migliori del mondo nella (vostre) classi non ci entrino mai", scoraggiati da un percorso vessatorio, umiliati nella paga, sconfortati dai bassi investimenti per la scuola pubblica, beffati da un concorso inutile che prenderà di ruolo meno dei docenti che servono alla scuola, selezionandoli tra quelli che già insegnano e già sono abilitati, spedendoli a caso in altre province e spendendo per questo gioco delle tre carte più soldi di quelli che potrebbero servire per prendere almeno una LIM, qualche computer e molta carta igienica per tutte le scuole di tutto il territorio nazionale.
 
Giovanna Seminara

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