Professione docente? Roba da donne. Gli stipendi bassi non attirano gli uomini e gli stereotipi di genere condizionano le scelte

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L’insegnamento è donna. Può sembrare un luogo comune ma la realtà è questa. La professione docente resta ad appannaggio delle donne. E questo senza dubbio è dovuto ad una consuetudine della società che non si sradica facilmente.

Fra le ultime conferme di tale “femminilizzazione” della professione docente c’è quella che arriva dal volume “Scuola, i numeri da cambiare”, edito da Giunti, in cui si prende a riferimento un’indagine OECD.

Si parte da un assunto: il lavoro dell’insegnante è donna un po’ in tutto il mondo. Si tratta infatti di un fenomeno particolarmente diffuso, anche se in Italia, guardando la tabella, appare più marcato rispetto a Paesi come Francia, Germania e USA.

Ma quale sarebbe il motivo di tale presenza massiccia delle donne tra le fila dell’insegnamento? Il basso livello retributivo della professione, generalmente è poco allettante ma allo stato di fatto risulta un compromesso accettabile soprattutto per quella componente di popolazione femminile che necessita di orari di lavoro meno estesi, in base a quanto si legge sul volume in questione.

Resiste dunque la tradizione culturale che vede le donne dedicarsi all’insegnamento, principalmente alla scuola dell’infanzia e primaria. Solo che le insegnanti, col tempo, stanno prendono piede anche alla scuola secondaria, specialmente al primo grado, che già, in base ai dati riportati dalla tabella soprastante riguarda il 77% dell’intero corpo docente.

A tal proposito si ricorda anche la rilevazione Eurostat dello scorso anno che vede 8 docenti su 10 essere proprio donne.

In Europa l’Italia è fra i Paesi con più insegnanti di sesso femminile. Arriva dopo soltanto Lettonia, Lituania, Bulgaria, Repubblica Ceca e Slovacca, Romania, Ungheria, Islanda e Slovenia.

Secondo l’OCSE, “gli stereotipi di genere persistenti contribuiscono alla percezione dell’insegnamento come professione al femminile. Le modalità di lavoro flessibili per gli insegnanti sono attraenti per le madri lavoratrici, mentre le differenze di salario relativo tra uomini e donne rendono l’insegnamento finanziariamente meno attraente per gli uomini che per le donne”.

Dunque si tocca il tema spinoso secondo cui le basse retribuzioni destinate al personale docente siano meno attraenti per gli uomini, tornando al concetto di “accontentarsi” delle donne lavoratrici.

Migliorare il riconoscimento dell’importanza dell’insegnamento per la società, anche retribuendo adeguatamente gli insegnanti potrebbe attrarre e trattenere buoni insegnanti indipendentemente dal sesso”, dice l’OCSE.

Appare complicato pronosticare il futuro delle professione, se in effetti confermerà questa tendenza oppure no. Certamente gli stereotipi di genere non permettono di orientarsi nel mondo della professione docente con la sufficiente lucidità.

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