Se sei prof. ti tirano le pietre… Lettera

di redazione
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Antonio Deiara – Aveva ragione Antoine, cantante dei mitici Anni Sessanta che portò al successo il “tormentone” di Dante Luca “Gian” Pieretti: “Se sei bello, ti tirano le pietre; se sei brutto, ti tirano le pietre…”; e se sei prof., osserviamo oggi, ti tirano le pietre, i cestini, i pugni, i calci e persino i coltelli.

Il nuovo Ministro della Pubblica Istruzione, chiunque esso o essa sia, se avrà a cuore il futuro della Scuola della Repubblica Italiana, oltre a diminuire a 22 il numero massimo di alunni per classe, dovrà procedere con tre decreti urgenti: introdurre nello Statuto delle studentesse e degli studenti (DPR n. 249/98, modificato dal DPR n. 235/07) la sospensione immediata degli alunni dalle lezioni in “flagranza di reato” (insulti, lanci di oggetti, aggressioni fisiche, etc.); ridefinire il ruolo di “pubblico ufficiale” per docenti, dirigenti e personale Ata; modificare le sezioni dedicate alla valutazione della condotta degli alunni del Decreto Legislativo n. 62 del 13 aprile 2017.

L’esplosione di aggressioni verbali e fisiche nei confronti di insegnanti e presidi da parte di alunni e genitori, già a partire dalla Scuola Elementare, è divenuta ormai insostenibile. Il disprezzo espresso da tanta parte della classe politica contro la “casta dei professori privilegiati e fannulloni”, fino a issare sullo scranno del Ministero di Viale Trastevere una “maestra giardiniera”, ha fornito un lasciapassare degno della perfidia di Richelieu ai cafoni, maleducati e violenti che si nascondono tra tanti padri e madri coscienti del ruolo fondamentale dell’istruzione. Cinque lustri di martellante pseudocultura televisiva e social, al di là degli “orrori” sintattici e grammaticali, hanno convinto la platea degli ignoranti e degli incompetenti di essere in grado di tener testa a maestri e professori su qualsiasi argomento, caricando sullo smartphone un pagina di wikipedia. Il dilagare delle classi-pollaio si è rivelato il brodo di coltura del bullismo, dell’insuccesso e della dispersione scolastica. La Scuola della Repubblica Italiana è stata classificata come “spesa da tagliare” e non “investimento da incrementare”, al pari dei Paesi più evoluti dell’Unione Europea.

Si cambi spartito, immediatamente. Noi insegnanti della Repubblica Italiana, belli e brutti, non vogliamo più ricevere insulti, sputi e pietre.

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